Rabeprazolo Pfi: Scheda Tecnica e Prescrivibilità

Rabeprazolo Pfi

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

Rabeprazolo Pfi: ultimo aggiornamento pagina: 09/02/2018 (Fonte: A.I.FA.)

INDICE DELLA SCHEDA

Rabeprazolo Pfi: la confezione

01.0 Denominazione del medicinale

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RABEPRAZOLO PFIZER 10 – 20 MG

02.0 Composizione qualitativa e quantitativa

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10 mg:

Ciascuna compressa gastroresistente contiene 10 mg di rabeprazolo sodico, equivalente a 9,42 mg di rabeprazolo.

20 mg:

Ciascuna compressa gastroresistente contiene 20 mg di rabeprazolo sodico, equivalente a 18,85 mg di rabeprazolo.

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

03.0 Forma farmaceutica

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Compressa gastroresistente.

10 mg:

Compresse rotonde (diametro 5,72 mm), bianche, biconvesse, con rivestimento enterico.

20 mg:

Compresse rotonde (diametro 7,17 mm), gialle, biconvesse, con rivestimento enterico.

04.0 INFORMAZIONI CLINICHE

04.1 Indicazioni terapeutiche

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Le compresse di rabeprazolo sono indicate per il trattamento di:

• ulcera duodenale attiva

• ulcera gastrica benigna attiva

• malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) sintomatica erosiva o ulcerativa

• terapia a lungo termine della malattia da reflusso gastroesofageo (terapia di mantenimento della MRGE)

• trattamento sintomatico della malattia da reflusso gastroesofageo da moderata a molto grave (MRGE sintomatica)

• sindrome di Zollinger-Ellison

• in associazione con appropriati regimi terapeutici antibatterici per l’eradicazione dell’infezione da Helicobacter pylori in pazienti con ulcera peptica. Vedere paragrafo 4.2.

04.2 Posologia e modo di somministrazione

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Adulti/anziani:

Ulcera duodenale attiva ed ulcera gastrica benigna attiva: La dose orale raccomandata sia nell’ulcera duodenale attiva che nell’ulcera gastrica benigna attiva è di 20 mg da assumere una volta al giomo al mattino.

Nella maggior parte dei pazienti con ulcera duodenale attiva la guarigione avviene entro quattro settimane. Tuttavia alcuni pazienti possono richiedere, per raggiungere la guarigione, altre quattro settimane di terapia. La maggior parte dei pazienti con ulcera gastrica benigna attiva guarisce entro sei settimane. Anche in questo caso, tuttavia, in alcuni pazienti possono essere necessarie per la guarigione altre sei settimane di terapia.

Malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) erosiva o ulcerativa: La dose orale raccomandata per questa patologia è di 20 mg da assumere una volta al giomo per quattro-otto settimane.

Terapia a lungo termine della malattia da reflusso gastroesofageo (terapia di mantenimento della MRGE): Per la terapia a lungo termine, si può somministrare una dose di mantenimento di Rabeprazolo Pfizer da 20 mg o 10 mg una volta al giomo, a seconda della risposta del paziente.

Trattamento dei sintomi della malattia da reflusso gastroesofageo da moderata a molto grave (MRGE sintomatica): 10 mg una volta al giomo in pazienti senza esofagite. Se non si ottiene il controllo dei sintomi entro quattro settimane, il paziente deve essere sottoposto ad ulteriori accertamenti. Una volta risolta la sintomatologia, il successivo controllo dei sintomi può essere ottenuto adottando un regime di assunzione al bisogno di 10 mg una volta al giomo quando necessario.

Sindrome di Zollinger-Ellison: La dose iniziale raccomandata negli adulti è di 60 mg una volta al giomo. La dose può essere titolata fino a raggiungere 120 mg/die, in base alle necessità del singolo paziente.

Possono essere somministrate dosi singole giornaliere fino a 100 mg/die. La dose da 120 mg può essere frazionata in 60 mg due volte al giomo. Il trattamento deve proseguire sino a quando clinicamente indicato.

Eradicazione dell’infezione da H. pylori: I pazienti con infezione da H. pylori devono essere trattati con terapia eradicante. Si raccomanda la seguente combinazione della durata di 7 giorni:

Rabeprazolo Pfizer 20 mg due volte al giomo + claritromicina 500 mg due volte al giomo e amoxicillina 1 g due volte al giomo.

Per le indicazioni che richiedono il trattamento una volta al giomo, le compresse di Rabeprazolo Pfizer devono essere ingerite al mattino, prima di mangiare; questo regime faciliterà il rispetto del trattamento, sebbene né il momento di assunzione nell’arco della giornata né l’assunzione di cibo, hanno mostrato alcun effetto sull’attività del rabeprazolo sodico.

I pazienti devono essere avvisati di non masticare o frantumare le compresse di Rabeprazolo Pfizer ma di inghiottirle intere.

Insufficienza epatica e renale: Non è necessario alcun aggiustamento del dosaggio nei pazienti con insufficienza renale o epatica.

Vedere paragrafo 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni di impiego per l’uso di rabeprazolo nel trattamento di pazienti con grave insufficienza epatica.

Bambini

L’uso di Rabeprazolo Pfizer nei bambini non è raccomandato, in quanto manca l’esperienza sull’uso in questo gruppo di pazienti.

04.3 Controindicazioni

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Rabeprazolo Pfizer è controindicato in pazienti con ipersensibilità nota al rabeprazolo sodico, ai benzimidazoli sostituiti o a qualsiasi eccipiente presente nelle compresse elencato al paragrafo 6.1.

Rabeprazolo Pfizer è controindicato nelle donne in gravidanza e durante l’allattamento.

04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso

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La risposta sintomatica alla terapia con rabeprazolo sodico non esclude la presenza di patologie maligne a livello gastrico o esofageo; tale possibilità deve, quindi, essere esclusa prima di iniziare il trattamento con Rabeprazolo Pfizer.

I pazienti in terapia a lungo termine (in particolare quelli trattati per più di un anno) devono essere tenuti sotto regolare osservazione.

Non può essere escluso il rischio di reazioni di ipersensibilità crociata con benzimidazoli sostituiti.

I pazienti devono essere avvisati di non masticare o frantumare le compresse di Rabeprazolo Pfizer ma di inghiottirle intere.

L’uso di Rabeprazolo Pfizer nei bambini non è raccomandato, in quanto manca l’esperienza sull’uso in questo gruppo di pazienti.

Ci sono state segnalazioni post-marketing di discrasia ematica (trombocitopenia e neutropenia). Nella maggior parte dei casi in cui non si è potuta identificare una diversa eziologia, gli eventi erano senza complicazioni e si sono risolti con l’interruzione del trattamento con rabeprazolo.

Alterazioni degli enzimi epatici sono state osservate in studi clinici e sono state segnalate dopo l’autorizzazione all’immissione in commercio. Nella maggior parte dei casi in cui non si è potuta identificare una diversa eziologia, gli eventi erano senza complicazioni e si sono risolti con l’interruzione del trattamento con rabeprazolo.

Uno studio in pazienti con insufficienza epatica da lieve a moderata non ha evidenziato significativi problemi di sicurezza correlabili all’uso del farmaco rispetto ai pazienti del gruppo di controllo, analoghi per età e sesso. Comunque, dal momento che non vi sono dati clinici sull’uso di rabeprazolo nel trattamento di pazienti con grave disfunzione epatica, il medico è invitato a prestare attenzione nel somministrare rabeprazolo per la prima volta a tali pazienti.

Non è raccomandata la co-somministrazione di atazanavir con rabeprazolo (vedere paragrafo 4.5).

Il trattamento con inibitori di pompa protonica, incluso rabeprazolo, probabilmente aumenta il rischio di infezioni gastrointestinali come Salmonella, Campylobacter e Clostridium difficile (vedere paragrafo 5.1).

Ipomagnesiemia

È stata segnalata grave ipomagnesiemia in pazienti trattati con inibitori di pompa protonica come rabeprazolo per almeno tre mesi e, nella maggior parte dei casi, per un anno. Manifestazioni gravi di ipomagnesiemia come affaticamento, tetania, delirio, convulsioni, capogiri e aritmia ventricolare possono verificarsi, ma possono iniziare insidiosamente ed essere trascurate. Nei pazienti più colpiti, l’ipomagnesiemia è migliorata dopo la somministrazione di magnesio e la sospensione dell’inibitore di pompa protonica. Per i pazienti per i quali si prevede un trattamento prolungato o che assumono inibitori di pompa protonica con digossina o farmaci che possono causare ipomagnesiemia (ad esempio diuretici), gli operatori sanitari devono prendere in considerazione la misurazione dei livelli di magnesio prima dell’inizio del trattamento con inibitori di pompa protonica e periodicamente durante il trattamento.

Gli inibitori di pompa protonica, soprattutto se usati in dosi elevate e per lunghi periodi (> 1 anno), possono aumentare modestamente il rischio di frattura dell’anca, del polso e della colonna vertebrale, soprattutto negli anziani o in presenza di altri fattori di rischio riconosciuti. Studi osservazionali suggeriscono che gli inibitori di pompa protonica possono aumentare il rischio generale di frattura del 10-40%. Alcuni di questi aumenti possono essere dovuti ad altri fattori di rischio. I pazienti a rischio di osteoporosi devono ricevere assistenza secondo le attuali linee guida cliniche e devono avere un adeguato apporto di vitamina D e calcio.

04.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

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Il rabeprazolo sodico produce un’intensa e prolungata inibizione della secrezione acida dello stomaco. Può avvenire un’interazione con i composti il cui assorbimento è pH-dipendente. La somministrazione concomitante di rabeprazolo sodico con ketoconazolo o itraconazolo può determinare una riduzione significativa dei livelli plasmatici degli antimicotici. Alcuni pazienti, quindi, possono avere la necessità di essere monitorati per determinare se è necessario un aggiustamento posologico quando ketoconazolo o itraconazolo sono assunti contemporaneamente al rabeprazolo.

Negli studi clinici, gli antiacidi sono stati usati in concomitanza con la somministrazione di rabeprazolo e, in uno studio specifico di interazione farmaco-farmaco, non è stata osservata alcuna interazione con farmaci antiacidi liquidi.

La co-somministrazione di atazanavir 300 mg/ritonavir 100 mg con omeprazolo (40 mg una volta al giomo) o atazanavir 400 mg con lansoprazolo (60 mg una volta al giomo) a volontari sani ha portato ad una sostanziale riduzione dell’esposizione ad atazanavir. L’assorbimento di atazanavir è pH-dipendente. Sebbene non studiati, risultati simili sono attesi con altri inibitori di pompa protonica. Pertanto gli inibitori di pompa protonica, incluso rabeprazolo, non devono essere co-somministrati con atazanavir (vedere paragrafo 4.4).

04.6 Gravidanza e allattamento

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Gravidanza:

Non vi sono dati sulla sicurezza del rabeprazolo nella donna in gravidanza. Studi sulla riproduzione condotti su ratti e conigli non hanno rivelato alcuna evidenza di riduzione della fertilità o danni al feto dovuti al rabeprazolo sodico, anche se nei ratti si riscontra un modesto passaggio feto-placentare. Rabeprazolo è controindicato in gravidanza.

Allattamento:

Non è noto se il rabeprazolo sodico è escreto nel latte materno umano. Non sono stati condotti studi nelle donne in allattamento. Il rabeprazolo sodico viene comunque escreto nelle secrezioni mammarie del ratto. Il rabeprazolo non deve quindi essere usato durante l’allattamento.

04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

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Sulla base delle proprietà farmacodinamiche e del profilo degli eventi avversi, è improbabile che rabeprazolo possa causare una riduzione della capacità di guidare o una compromissione della capacità di usare macchinari. Se, comunque, ci fosse una riduzione dello stato di allerta dovuta a sonnolenza, si raccomanda di non guidare e di evitare l’uso di macchinari complessi.

04.8 Effetti indesiderati

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Durante gli studi clinici controllati con rabeprazolo, le più comuni reazioni avverse al farmaco riportate sono state cefalea, diarrea, dolori addominali, astenia, flatulenza, eruzione cutanea e bocca secca. La maggioranza degli eventi avversi riscontrati nel corso degli studi clinici è stata di lieve o moderata intensità e di natura transitoria.

I seguenti eventi avversi sono stati riferiti in seguito a studi clinici o all’esperienza post-marketing.

La frequenza è definita come: comune (≥1/100, <1/10), non comune (≥1/1.000, <1/100), raro (≥1/10.000, <1/1000) e molto raro (<1/10.000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Classificazione per sistemi e organi Comune Non comune Raro Molto raro Frequenza non nota
Infezioni ed infestazioniInfezioni
Patologie del sistema emolinfopoieticoNeutropenia, leucopenia, trombocitopenia, leucocitosi
Disturbi del sistema immunitarioIpersensibilità1,2
Disturbi del metabolismo e della nutrizioneAnoressiaIponatriemia, ipomagnesiemia (vedere paragrafo 4.4)
Disturbi psichiatriciInsonniaNervosismoDepressioneConfusione
Patologie del sistema nervosoMal di testa, capogiriSonnolenza
Patologie dell’occhioDisturbi visivi
Patologie vascolariEdema periferico
Patologie respiratorie, toraciche e mediastinicheTosse, faringite, riniteBronchite, sinusite
Patologie gastrointestinaliDiarrea, vomito, nausea, dolore addominale, costipazione, flatulenzaDispepsia, secchezza delle fauci, eruttazioniGastriti, stomatiti, disturbi del gusto
Patologie epatobiliariEpatiti, ittero, encefalopatia epatica³
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneoEruzione cutanea, eritema²Prurito, sudorazione, reazioni bollose²Eritema multiforme, necrolisi epidermica tossica (NET), sindrome di Stevens- Johnson (SJS)
Patologie del sistema muscoloscheletrico, del tessuto connettivo e delle ossaDolore non specifico, mal di schienaMialgia, crampi alle gambe, artralgia, frattura dell’anca, del polso e della colonna vertebrale (vedere paragrafo 4.4)
Patologie renali ed urinarieInfezioni del tratto urinarioNefriti interstiziali
Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammellaGinecomastia
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazioneAstenia, sindrome simil-influenzaleDolore al torace, brividi, febbre
Esami diagnosticiAumento degli enzimi epatici³Aumento di peso

¹ Incluso gonfiore facciale, ipotensione e dispnea.

² Eritema, reazioni bollose e reazioni di ipersensibilità si sono generalmente risolti dopo l’interruzione del trattamento.

³ Sono stati riferiti rari casi di encefalopatia epatica in pazienti con pre-esistente cirrosi. Nel trattamento di pazienti con disfunzioni epatiche gravi, il medico deve prestare cautela quando il trattamento con rabeprazolo è somministrato per la prima volta in questo tipo di pazienti (vedere paragrafo 4.4).

04.9 Sovradosaggio

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L’esperienza dopo sovradosaggio intenzionale o accidentale è fino ad oggi limitata. L’esposizione massima stabilita non ha superato i 60 mg due volte al giomo, o 160 mg una volta al giomo. Gli effetti sono generalmente minimi, caratteristici del profilo di eventi avversi noti e reversibili senza alcun ulteriore intervento medico. Non è conosciuto alcun antidoto specifico. Il rabeprazolo sodico si lega in larga misura alle proteine e non è pertanto eliminabile con la dialisi. Come in ogni caso di sovradosaggio, il trattamento è di tipo sintomatico e devono essere adottate misure di supporto generale.

05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

05.1 Proprietà farmacodinamiche

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Categoria farmacoterapeutica: tratto alimentare e metabolismo, farmaci per il trattamento dell’ulcera peptica e malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE), inibitori di pompa protonica.

Codice ATC: A02B C04.

Meccanismo d’azione: Il rabeprazolo sodico appartiene alla classe dei composti antisecretori, benzimidazoli sostituiti, che non possiedono attività anticolinergica o proprietà antagoniste sui recettori istaminici H2, ma sopprimono la secrezione acida dello stomaco per inibizione specifica dell’enzima H/K-ATPasi (la pompa acida o protonica). L’effetto è dose-dipendente e porta all’inibizione della secrezione acida, sia basale che stimolata, indipendentemente dalla stimolazione.

Gli studi nell’animale indicano che, dopo la somministrazione, il rabeprazolo sodico scompare rapidamente sia dal plasma che dalla mucosa gastrica. Essendo una base debole, il rabeprazolo viene rapidamente assorbito a tutti i livelli di dosaggio e viene concentrato nell’ambiente acido delle cellule parietali. Il rabeprazolo viene convertito nella forma sulfenamidica attiva mediante protonazione e reagisce successivamente con le molecole di cisteina disponibili sulla pompa protonica.

Attività antisecretoria: Dopo somministrazione orale di una dose di 20 mg di rabeprazolo sodico la comparsa dell’effetto antisecretorio si osserva entro 1 ora, mentre il massimo dell’effetto è evidente entro due-quattro ore. L’inibizione della secrezione acida basale e stimolata dal cibo, 23 ore dopo la prima dose di rabeprazolo sodico, è pari al 69% ed all’82%, rispettivamente, e l’inibizione si protrae fino a 48 ore. L’effetto inibitorio del rabeprazolo sodico sulla secrezione acida aumenta leggermente con somministrazioni giornaliere ripetute, raggiungendo lo steady-state dell’inibizione dopo tre giorni.

Quando il medicinale viene interrotto, l’attività secretoria si normalizza entro 2-3 giorni.

La diminuita acidità gastrica dovuta a qualsiasi causa, compresi gli inibitori di pompa protonica come rabeprazolo, aumenta la conta di batteri normalmente presenti nel tratto gastrointestinale. Il trattamento con inibitori di pompa protonica può aumentare il rischio di infezioni gastrointestinali come quelle da Salmonella, Campylobacter e Clostridium difficile.

Effetti sulla gastrina sierica: Negli studi clinici i pazienti sono stati trattati con rabeprazolo sodico 10 mg o 20 mg una volta al giomo per una durata fino a 43 mesi. I livelli di gastrina sierica sono aumentati durante le prime 2-8 settimane, riflettendo gli effetti inibitori sulla secrezione acida e sono rimasti poi stabili per la durata del trattamento. Alla sospensione della terapia i valori della gastrina sono poi tornati ai livelli di pre-trattamento, normalmente entro 1-2 settimane.

I campioni derivanti da biopsia gastrica umana, prelevati dall’antro e dal fundo dello stomaco di oltre 500 pazienti trattati con rabeprazolo o con un farmaco di confronto fino a 8 settimane, non ha messo in evidenza alterazioni nell’istologia delle cellule ECL, nella gravità delle gastriti, nell’incidenza delle gastriti atrofiche e della metaplasia intestinale o nella distribuzione dell’ infezione da H. pylori. In oltre 250 pazienti monitorati per 36 mesi di terapia continua, non sono è stata osservata alcuna variazione significativa nei parametri controllati al basale.

Altri effetti: Finora non sono stati rilevati effetti sistemici del rabeprazolo sodico sul SNC e sui sistemi cardiovascolare e respiratorio. Il rabeprazolo sodico, somministrato alla dose orale di 20 mg per 2 settimane, non ha causato alcun effetto sulla funzionaltà tiroidea, sul metabolismo dei carboidrati, sui livelli in circolo di ormone paratiroideo, cortisolo, estrogeni, testosterone, prolattina, colecistochinina, secretina, glucagone, ormone follicolo-stimolante (FSH), ormone luteinizzante (LH), renina, aldosterone o ormone somatotropo.

Studi in soggetti sani hanno dimostrato che rabeprazolo sodico non ha interazioni clinicamente significative con amoxicillina. Il rabeprazolo non influenza negativamente le concentrazioni plasmatiche di amoxicillina e claritromicina, durante la somministrazione concomitante per l’eradicazione dell’infezione da H. pylori del tratto gastrointestinale superiore.

05.2 Proprietà farmacocinetiche

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Assorbimento: Il rabeprazolo è una formulazione in compresse con rivestimento enterico (gastro-resistente) a base di rabeprazolo sodico. Questa formulazione è necessaria perchè il rabeprazolo è acido-labile.

L’assorbimento del rabeprazolo inizia quindi solo dopo che la compressa ha superato lo stomaco.

L’assorbimento è rapido, con il picco dei livelli plasmatici di rabeprazolo che viene raggiunto dopo circa 3,5 ore l’assunzione di una dose da 20 mg. Il picco di concentrazioni plasmatiche (Cmax) di rabeprazolo ed i valori di AUC sono lineari nel range di dosi da 10 mg a 40 mg. La biodisponibilità assoluta di una dose orale di 20 mg (paragonata con la somministrazione endovenosa) è pari al 52% circa dovuto in larga parte al metabolismo pre-sistemico. Inoltre la biodisponibilità non sembra aumentare con somministrazioni ripetute. Nei soggetti sani l’emivita plasmatica è di circa 1 ora (range tra 0,7 e 1,5 ore) e la clearance corporea totale è stimata essere di 283 ± 98 ml/min. Non è emersa alcuna interazione clinicamente rilevante con il cibo. Nè il cibo nè il momento della giornata in cui si somministra il trattamento influenzano l’assorbimento del rabeprazolo sodico.

Distribuzione: Il rabeprazolo si lega per il 97% circa alle proteine plasmatiche umane.

Metabolismo ed escrezione: Il rabeprazolo sodico, come altri farmaci della classe degli inibitori di pompa protonica (IPP), viene metabolizzato attraverso il citocromo P450 (CYP450), il sistema che metabolizza il medicinale a livello epatico. Studi in vitro con microsomi epatici umani hanno evidenziato che il rabeprazolo sodico viene metabolizzato dagli isoenzimi del CYP450 (CYP2C19 e CYP3A4). In questi studi, alle concentrazioni plasmatiche previste nell’uomo, il rabeprazolo non ha effetti inducenti nè inibitori su CYP3A4; sebbene gli studi in vitro possano non essere sempre predittivi della situazione in vivo, queste evidenze indicano che non sono previste interazioni tra rabeprazolo e ciclosporina. Nell’uomo il tioetere (M1) e l’acido carbossilico (M6) sono i maggiori metaboliti plasmatici con il sulfone (M2), il desmetiltioetere (M4) e il coniugato con l’acido mercapturico (M5) che sono metaboliti minori presenti a livelli più bassi. Solo il metabolita desmetil (M3) ha una lieve attività antisecretoria, ma non è presente nel plasma.

Dopo una dose orale singola di rabeprazolo sodico da 20 mg marcato con 14C, non viene escreto nelle urine farmaco immodificato. Circa il 90% della dose viene eliminata nelle urine principalmente sotto forma di due metaboliti: un prodotto di coniugazione con l’acido mercapturico (M5) ed un acido carbossilico (M6), più due metaboliti non identificati. La parte rimanente della dose viene recuperata nelle feci.

Sesso: Non vi sono differenze significative tra i sessi nei parametri farmacocinetici, quando rapportati alla massa corporea ed all’altezza, in seguito a somministrazione di una dose singola di rabeprazolo da 20 mg.

Disfunzione renale: Nei pazienti con insufficienza renale cronica allo stadio terminale che richiede emodialisi di mantenimento (clearance della creatinina ≤ 5 ml/min/1,73 m²), la disponibilità del rabeprazolo è stata molto simile a quella dei volontari sani. I valori di AUC e di Cmax in questi pazienti erano circa il 35% più bassi di quelli dei corrispondenti parametri nei volontari sani. Il tempo di emivita medio del rabeprazolo era di 0,82 ore nel volontario sano, 0,95 ore nei pazienti durante l’emodialisi e 3,6 ore dopo la dialisi. La clearance del farmaco nei pazienti con disfunzione renale richiedente emodialisi di mantenimento era circa due volte quella dei volontari sani.

Disfunzione epatica: Dopo somministrazione di una dose singola di 20 mg di rabeprazolo, in pazienti con compromissione epatica cronica da lieve a moderata, si è evidenziato, rispetto a quanto osservato nei volontari sani, un raddoppio della AUC e un incremento di 2 o 3 volte del tempo di emivita del rabeprazolo. Comunque, dopo una dose giornaliera di 20 mg ripetuta per 7 giorni, il valore di AUC è aumentato di sole 1,5 volte ed il valore di Cmax di sole 1,2 volte. L’emivita del rabeprazolo nei pazienti con alterata funzionalità epatica era di 12,3 ore mentre nei volontari sani era di 2,1 ore. La risposta farmacodinamica (controllo del pH gastrico) nei due gruppi era clinicamente comparabile.

Anziani: L’eliminazione del rabeprazolo si è mostrata lievemente ridotta negli anziani. Dopo 7 giorni di somministrazione quotidiana di rabeprazolo sodico 20 mg, i valori di AUC sono quasi raddoppiati, i valori di Cmax sono aumentati del 60% circa e il t½ aumenta del 30% circa rispetto a quanto riscontrato in giovani volontari sani. Non vi sono tuttavia evidenze di accumulo di rabeprazolo.

Polimorfismo del CYP2C19: Dopo somministrazione di una dose giornaliera da 20 mg di rabeprazolo per 7 giorni, i metabolizzatori lenti del CYP2C19 presentavano valori di AUC e di t½ pari a circa 1,9 e 1,6 volte quelli riscontrati per i metabolizzatori rapidi, mentre la Cmax aumentava solo del 40%.

05.3 Dati preclinici di sicurezza

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Sono stati osservati effetti non clinici solo con esposizioni sufficientemente elevate rispetto all’esposizione massima prevista per l’uomo da rendere trascurabili i timori per la sicurezza del prodotto nell’uomo rispetto ai dati nell’animale.

Gli studi di mutagenesi hanno dato risultati non univoci. I test su linee cellulari di linfoma di topo sono stati positivi ma il test del micronucleo in vivo ed i test di riparazione del DNA in vivo ed in vitro sono stati negativi. Gli studi di carcinogenesi non hanno evidenziato particolari rischi per l’uomo.

INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

06.1 Eccipienti

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Nucleo della compressa:

Mannitolo

Ossido di magnesio pesante

Idrossipropilcellulosa

Crospovidone

Idrossipropilcellulosa a basso grado di sostituzione

Magnesio stearato

Rivestimento:

Etilcellulosa

Ossido di magnesio leggero

Rivestimento gastroenterico:

Ipromellosa ftalato

Monogliceridi diacetilati

Talco

Titanio diossido (E171)

Ossido di ferro giallo (E172) – solo per 20 mg

06.2 Incompatibilità

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Non pertinente.

06.3 Periodo di validità

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18 mesi

Per il flacone in HDPE aperto il periodo di validità è: 3 mesi

06.4 Speciali precauzioni per la conservazione

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Conservare a temperatura inferiore a 25° C.

Conservare nella confezione originale per proteggere il medicinale dall’umidità.

06.5 Natura e contenuto della confezione

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Confezioni in blister di Poliammide/Alluminio/PVC/Foglio di alluminio da 14, 28, 30, 56 e 98 compresse.

Flacone HDPE con chiusura in polipropilene a prova di manomissione contenente sacchetto(i) di gel di silice essiccante: 30 e 90 compresse gastroresistenti.

E’ possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.

06.6 Istruzioni per l’uso e la manipolazione

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Non pertinente.

07.0 Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

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Pfizer Italia S.r.l.

Via Isonzo, 71

04100 Latina

Italia

08.0 Numeri delle autorizzazioni all’immissione in commercio

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AIC n. 041086012/M – "10 mg compresse gastroresistenti" 14 compresse in blister PA/AL/PVC/AL

AIC n. 041086024/M – "10 mg compresse gastroresistenti " 28 compresse in blister PA/AL/PVC/AL

AIC n. 041086036/M – "10 mg compresse gastroresistenti " 30 compresse in blister PA/AL/PVC/AL

AIC n. 041086048/M – "10 mg compresse gastroresistenti " 56 compresse in blister PA/AL/PVC/AL

AIC n. 041086051/M – "10 mg compresse gastroresistenti " 98 compresse in blister PA/AL/PVC/AL

AIC n. 041086063/M – "10 mg compresse gastroresistenti " 30 compresse in flacone HDPE

AIC n. 041086075/M – "10 mg compresse gastroresistenti " 90 compresse in flacone HDPE

AIC n. 041086087/M – "20 mg compresse gastroresistenti " 14 compresse in blister PA/AL/PVC/AL

AIC n. 041086099/M – "20 mg compresse gastroresistenti " 28 compresse in blister PA/AL/PVC/AL

AIC n. 041086101/M – "20 mg compresse gastroresistenti " 30 compresse in blister PA/AL/PVC/AL

AIC n. 041086113/M – "20 mg compresse gastroresistenti " 56 compresse in blister PA/AL/PVC/AL

AIC n. 041086125/M – "20 mg compresse gastroresistenti " 98 compresse in blister PA/AL/PVC/AL

AIC n. 041086137/M – "20 mg compresse gastroresistenti " 30 compresse in flacone HDPE

AIC n. 041086149/M – "20 mg compresse gastroresistenti " 90 compresse in flacone HDPE

09.0 Data della prima autorizzazione/Rinnovo dell’autorizzazione

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Data di prima autorizzazione: 08/11/2012

10.0 Data di revisione del testo

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11/2012

FARMACI EQUIVALENTI (stesso principio attivo)

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