Olazax Disperzi 15 Mg Compresse Orodispersibili –

Olazax Disperzi 15 Mg Compresse Orodispersibili

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

Olazax Disperzi 15 Mg Compresse Orodispersibili: ultimo aggiornamento pagina: 25/06/2018 (Fonte: A.I.FA.)

INDICE DELLA SCHEDA

Olazax Disperzi 15 Mg Compresse Orodispersibili: la confezione

01.0 Denominazione del medicinale

Indice

Olazax Disperzi 15 mg compresse orodispersibili

02.0 Composizione qualitativa e quantitativa

Indice

Ogni compressa orodispersibile contiene 15 mg di olanzapina.

Eccipienti: Ogni compressa orodispersibile contiene 0,69 mg di aspartame Per
l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

03.0 Forma farmaceutica

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Compressa orodispersibile

Compresse orodispersibile gialle, di forma circolare, con bordi smussati e
con impressi la sigla "OL" su un lato e il numero "5" sull’altro lato.

04.0 INFORMAZIONI CLINICHE

04.1 Indicazioni terapeutiche

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Adulti

Olanzapina è indicata per il trattamento della schizofrenia.
Nei pazienti che hanno dimostrato risposta positiva al trattamento
iniziale, il proseguimento della terapia con olanzapina consente di
mantenere il miglioramento clinico.

Olanzapina è indicata per il trattamento dell’episodio di mania da
moderato a grave.

Nei pazienti in cui l’episodio maniacale ha risposto al trattamento con
olanzapina, l’olanzapina è indicata per la prevenzione dei nuovi episodi
di malattia in pazienti con disturbo bipolare (vedere paragrafo 5.1).

04.2 Posologia e modo di somministrazione

Indice

Adulti

Schizofrenia: Il dosaggio iniziale raccomandato di olanzapina è 10
mg/die.

Episodio di mania: Il dosaggio iniziale è 15 mg da somministrare in
un’unica dose giornaliera in monoterapia o 10 mg/die in terapia
combinata (vedere paragrafo 5.1).

Prevenzione di nuovi episodi di malattia nel disturbo bipolare: Il
dosaggio iniziale raccomandato è 10 mg/die.

Nei pazienti che stanno ricevendo olanzapina per il trattamento
dell’episodio maniacale, continuare la terapia allo stesso dosaggio per
la prevenzione di nuovi episodi di malattia.

Se si verifica un nuovo episodio depressivo, maniacale, o misto, il
trattamento con olanzapina deve essere continuato (ottimizzando la dose
in base alle necessità), con una terapia supplementare per trattare i
disturbi dell’umore, come clinicamente indicato.

Durante il trattamento della schizofrenia, dell’episodio di mania e
della prevenzione di nuovi episodi di malattia nel disturbo bipolare, in
base alla condizione clinica del paziente il dosaggio giornaliero può
successivamente essere aggiustato entro un intervallo di 5-20 mg.

L’incremento a una dose superiore al dosaggio inizialmente raccomandato
è consigliato solo dopo un adeguato periodo di osservazione clinica e
deve generalmente attuarsi ad intervalli di tempo non inferiori alle 24
ore.

Olanzapina può essere somministrata indipendentemente dall’assunzione
dei pasti poiché l’assorbimento non è influenzato dal cibo.

Quando si interrompe la somministrazione di olanzapina si deve prendere
in considerazione una riduzione graduale della dose.

Olanzapina Glenmark compresse orodispersibili deve essere assunta per
bocca ove si scioglie rapidamente nella saliva e può essere inghiottita
facilmente. In alternativa, immediatamente prima dell’assunzione, può
essere disciolta in un bicchiere pieno di acqua o di altre bevande
idonee (succo d’arancia, succo di mela, latte o caffè).

Bambini e adolescenti

L’uso di olanzapina non è raccomandato nei bambini e negli adolescenti al di
sotto dei 18 anni di età a causa della mancanza di dati di sicurezza e di
efficacia.

Negli studi a breve termine su pazienti adolescenti è stata riportata un’entità
maggiore di aumento di peso, di alterazioni dei lipidi e della prolattina
rispetto agli studi su pazienti adulti (vedere paragrafi 4.4, 4.8, 5.1 e 5.2).

Anziani

Generalmente, non è richiesto un dosaggio iniziale più basso (5 mg/die), anche
se una riduzione della dose dovrebbe essere presa in considerazione nei pazienti
di età pari o superiore ai 65 anni quando le situazioni cliniche lo consigliano
(vedere anche paragrafo 4.4).

Insufficienza renale e/o epatica

In questi pazienti si deve prendere in considerazione un dosaggio iniziale più
basso (5 mg). In caso di insufficienza epatica di grado moderato (cirrosi di
classe A o B secondo la classificazione di Child-Pugh), il dosaggio iniziale è
di 5 mg ed ogni incremento di dose deve essere effettuato con cautela.

Variazioni posologiche legate al sesso del paziente

Di solito, non è necessario apportare variazioni alla dose iniziale ed
all’intervallo di dosaggio per pazienti di sesso femminile rispetto a quelli di
sesso maschile.

Fumatori

Di solito, non è necessario apportare variazioni alla dose iniziale ed
all’intervallo di dosaggio nei fumatori rispetto ai non fumatori.

Quando sono presenti più fattori in grado di rallentare il metabolismo (pazienti
di sesso femminile, anziani, non fumatori), si deve considerare la possibilità
di diminuire la dose iniziale. L’aumento di dosaggio, quando necessario, deve
essere effettuato con cautela in questi pazienti.

Olanzapina Glenmark compresse deve essere utilizzata nei casi in cui siano
ritenuti necessari degli aumenti di dosaggio pari a 2,5 mg (vedere paragrafi 4.5
e 5.2).

Olanzapina 2,5 compresse deve essere utilizzata nei casi in cui siano ritenuti
necessari degli aumenti di dosaggio pari a 2,5 mg.

04.3 Controindicazioni

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Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli
eccipienti. Pazienti a rischio noto di glaucoma ad angolo chiuso.

04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso

Indice

Durante il trattamento antipsicotico, il miglioramento della condizione
clinica del paziente può richiedere da diversi giorni ad alcune settimane. In
questo periodo i pazienti devono essere strettamente controllati.

Psicosi e/o disturbi comportamentali correlati a demenza

Olanzapina non è autorizzata per il trattamento delle psicosi e/o disturbi
comportamentali correlati a demenza e non è raccomandata per questo particolare
gruppo di pazienti a causa di un aumento della mortalità e del rischio di eventi
avversi cerebrovascolari (EACV).

In studi clinici controllati con placebo (di durata di 6-12 settimane) su
pazienti anziani (età media 78 anni) con sintomatologia psicotica e/o disturbi
comportamentali correlati alla demenza, c’è stato un aumento dell’incidenza di
decessi due volte superiore tra i pazienti in trattamento con olanzapina
rispetto ai pazienti trattati con placebo (rispettivamente 3,5 % vs. 1,5 %). La
più alta incidenza di decessi non è risultata associata alla dose di olanzapina
(dose giornaliera media di 4,4 mg) o alla durata del trattamento.

I fattori di rischio che possono predisporre questa popolazione di pazienti ad
un aumento di mortalità comprendono l’età superiore ai 65 anni, la disfagia, la
sedazione, la malnutrizione e la disidratazione, le malattie polmonari (ad es.
polmonite anche ab ingestis) o l’uso concomitante di benzodiazepine. Comunque,
l’incidenza di decessi è stata più alta nei pazienti trattati con olanzapina
rispetto ai pazienti trattati con placebo indipendentemente da questi fattori di
rischio.

Negli stessi studi clinici, sono stati riportati eventi avversi cerebrovascolari
(EACV, ad es. ictus, attacco ischemico transitorio (TIA)), alcuni dei quali
fatali. Nei pazienti trattati con olanzapina rispetto ai pazienti trattati con
placebo è stato riscontrato un aumento 3 volte superiore di EACV
(rispettivamente 1,3 % e 0,4 %). Tutti i pazienti trattati con olanzapina e
placebo che hanno presentato EACV avevano fattori di rischio preesistenti. L’età
superiore ai 75 anni e la demenza vascolare/mista sono stati identificati come
fattori di rischio per la comparsa di EACV in corso di trattamento con
olanzapina. L’efficacia di olanzapina non è stata stabilita in questi studi.

Malattia di Parkinson

Nei pazienti con malattia di Parkinson non è raccomandato l’uso di
olanzapina nel trattamento della psicosi indotta da agonisti della
dopamina.

Durante gli studi clinici, il peggioramento della sintomatologia
parkinsoniana e le allucinazioni sono state riferite più comunemente e più
frequentemente con olanzapina che con placebo (vedere paragrafo 4.8),
inoltre l’olanzapina non è stata più efficace del placebo nel trattamento
dei sintomi psicotici. In questi studi, era richiesto che in fase inziale
i pazienti fossero mantenuti stabili con la più bassa dose efficace di
medicinali anti-Parkinson (agonisti della dopamina) e che questo
trattamento anti-Parkinson rimanesse lo stesso per medicinali e dosaggi
impiegati per tutta la durata dello studio. Olanzapina era somministrata
inizialmente a dosi di 2,5 mg/die con un aumento graduale della dose fino
ad un massimo di 15 mg/die in base al giudizio del medico.

Sindrome Maligna da Neurolettici (SMN)
La SMN è una condizione potenzialmente a rischio di vita associata al
trattamento antipsicotico.

Rari casi riferiti come SMN sono stati segnalati anche con l’impiego di
olanzapina.

Le manifestazioni cliniche della SMN sono iperpiressia, rigidità muscolare,
alterazione dello stato mentale e instabilità del sistema nervoso autonomo
(irregolarità del polso o della pressione sanguigna, tachicardia, diaforesi ed
aritmia cardiaca).

Ulteriori manifestazioni possono comprendere un aumento della
creatinfosfochinasi, mioglobinuria (rabdomiolisi) ed insufficienza renale acuta.

Se un paziente presenta segni e sintomi indicativi di una SMN, o presenta una
inspiegabile febbre elevata senza altre manifestazioni cliniche della SMN, tutti
i medicinali antipsicotici, olanzapina inclusa, devono essere interrotti.

Iperglicemia e diabete

Raramente sono stati riportati iperglicemia e/o sviluppo o esacerbazione di un
diabete occasionalmente associato a chetoacidosi o coma, includendo qualche caso
fatale (vedere paragrafo 4.8). Sono stati descritti alcuni casi in cui un
precedente aumento della massa corporea poteva costituire un fattore
predisponente. E’ suggerito un monitoraggio clinico appropriato in accordo con
le linee guida utilizzate per gli antipsicotici. I pazienti trattati con un
qualsiasi antipsicotico, compresa olanzapina, devono essere controllati per
verificare l’insorgenza di segni e sintomi di iperglicemia (come polidipsia,
poliuria, polifagia e debolezza) ed i pazienti con diabete mellito e con fattori
di rischio per il diabete mellito devono essere monitorati regolarmente per
verificare il peggioramento del controllo glicemico. Il peso deve essere
regolarmente monitorato.

Alterazioni dei lipidi

Durante studi clinici controllati con placebo nei pazienti trattati con
olanzapina sono state osservate alterazioni indesiderate dei lipidi (vedere
paragrafo 4.8). Le alterazioni dei lipidi devono essere trattate in maniera
clinicamente appropriata, particolarmente nei pazienti dislipidemici e nei
pazienti con fattori di rischio per lo sviluppo di malattie causate dai lipidi.
I pazienti trattati con un qualsiasi antipsicotico, compresa olanzapina, devono
essere monitorati regolarmente per i valori lipidici in accordo con le linee
guida utilizzate per gli antipsicotici.

Attività anticolinergica Anche se olanzapina ha dimostrato attività
anticolinergica in vitro, l’esperienza durante studi clinici ha rivelato una
bassa incidenza di effetti ad essa correlati. Tuttavia, in considerazione della
scarsa esperienza clinica con olanzapina in pazienti con malattie concomitanti,
si consiglia cautela nella prescrizione a pazienti con ipertrofia prostatica,
ileo paralitico e patologie correlate.

Funzione epatica

Frequentemente sono stati osservati aumenti transitori ed asintomatici delle
transaminasi epatiche, alanina transferasi (ALT) ed aspartato transferasi (AST),
specie nelle fasi iniziali del trattamento. Si consiglia cautela in pazienti con
ALT e/o AST elevate, in pazienti con segni e sintomi di insufficienza epatica,
in pazienti con preesistenti situazioni associate ad una limitata riserva
funzionale epatica, così come nei casi di trattamento concomitante con
medicinali potenzialmente epatotossici. In presenza di valori elevati di ALT e/o
AST durante la terapia con olanzapina, devono essere effettuati controlli
periodici e deve essere tenuta presente la possibilità di una riduzione del
dosaggio. Nei casi in cui sia stata emessa diagnosi di epatite (intesa come
danno epatocellulare, colestatico, o di entrambi), il trattamento con olanzapina
deve essere sospeso.

Neutropenia

Si consiglia cautela nei pazienti con leucopenia e/o neutropenia di qualsiasi
origine, nei pazienti che assumono medicinali notoriamente in grado di causare
neutropenia, nei pazienti con anamnesi di mielotossicità/mielodepressione su
base iatrogena, nei pazienti con mielodepressione dovuta ad una malattia
concomitante, a radioterapia od a chemioterapia ed infine nei pazienti con
situazioni di ipereosinofilia o con malattia mieloproliferativa.

La neutropenia è stata riportata frequentemente quando olanzapina e valproato
sono somministrati contemporaneamente (vedere paragrafo 4.8).

Interruzione del trattamento

Quando olanzapina è interrotta bruscamente sono stati riportati molto raramente
(< 0,01 %) sintomi acuti come sudorazione, insonnia, tremore, ansia, nausea o
vomito.

Intervallo QT

Negli studi clinici, in pazienti trattati con olanzapina i prolungamenti
clinicamente significativi dell’intervallo QT corretto (intervallo QT corretto
secondo Fridericia – QTcF – ≥ 500 millisecondi (msec) in qualsiasi momento dopo
la misurazione del valore basale in pazienti con valore basale di QTcF < 500
msec) sono risultati infrequenti (0,1 %-1 %), senza differenze importanti negli
eventi cardiaci associati rispetto ai controlli con placebo. Comunque, come per
altri antipsicotici, si consiglia cautela quando olanzapina viene prescritta
insieme con medicinali notoriamente in grado di determinare un prolungamento
dell’intervallo QT corretto, specie nel soggetto anziano, nei pazienti con
sindrome congenita del QT lungo, insufficienza cardiaca congestizia, ipertrofia
cardiaca, ipopotassiemia o ipomagnesemia.

Tromboembolismo

Molto raramente (< 0,01 %) è stata riportata una associazione temporale del
trattamento con olanzapina e il tromboembolismo venoso.

Non è stata stabilita una relazione causale tra il verificarsi del
tromboembolismo venoso ed il trattamento con olanzapina. Comunque, dal momento
che pazienti con schizofrenia si presentano spesso con fattori di rischio
acquisiti per il tromboembolismo venoso (VTE), devono essere identificati tutti
i fattori di rischio possibili del VTE come ad esempio l’immobilizzazione dei
pazienti e adottate misure preventive.

Attività generale del Sistema Nervoso Centrale (SNC)

A causa degli effetti primari di olanzapina sul SNC, si raccomanda cautela
quando il medicinale viene assunto contemporaneamente ad alcool e ad altri
medicinali ad azione centrale. Poiché olanzapina dimostra di possedere in vitro
un’attività dopamino-antagonista, questo medicinale può antagonizzare gli
effetti di agonisti dopaminergici diretti e indiretti.

Convulsioni

Olanzapina deve essere usata con cautela in pazienti con anamnesi di convulsioni
o che sono soggetti a fattori che possono abbassare la soglia epilettica.

In questi pazienti, trattati con olanzapina, la comparsa di crisi epilettiche è
stata riscontrata raramente. Nella maggioranza di questi casi, le crisi
epilettiche o i fattori di rischio per la comparsa di epilessia erano descritti
nell’anamnesi.

Discinesia tardiva

Negli studi di confronto della durata di un anno o meno, il trattamento con
olanzapina ha determinato un’incidenza inferiore, statisticamente significativa,
di discinesie tardive indotte dal trattamento. Comunque, il rischio di
discinesia tardiva aumenta con il trattamento a lungo termine; pertanto se i
segni o i sintomi della discinesia tardiva si manifestano in un paziente in
trattamento con olanzapina, si deve prendere in considerazione una riduzione del
dosaggio o la sospensione del medicinale. Tali manifestazioni sintomatologiche
possono temporaneamente peggiorare o addirittura insorgere dopo la sospensione
del trattamento.

Ipotensione posturale

In studi clinici con olanzapina effettuati su pazienti anziani è stata talvolta
osservata ipotensione posturale. Come per altri antipsicotici, si raccomanda di
controllare periodicamente la pressione sanguigna in pazienti di oltre 65 anni
di età.

Uso in bambini e adolescenti al di sotto di 18 anni di età

L’uso di olanzapina non è indicato nel trattamento di bambini e adolescenti.
Studi effettuati su pazienti di età compresa tra 13 e 17 anni hanno mostrato la
comparsa di varie reazioni avverse, incluso aumento di peso, alterazioni dei
parametri metabolici ed aumenti dei livelli di prolattina. I risultati nel lungo
termine associati con questi eventi non sono stati studiati e restano
sconosciuti (vedere paragrafi 4.8 e 5.1).

Fenilalanina

Le compresse orodispersibile di Olanzapina Glenmark contengono aspartame che è
una fonte di fenilalanina. Possono essere dannose per le persone che soffrono di
fenilchetonuria.

04.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

Indice

Studi di interazione sono stati effettuati solo negli adulti.

Potenziali interazioni che riguardano olanzapina
Dal momento che olanzapina è metabolizzato dal CYP1A2, le sostanze che possono
specificatamente indurre o inibire questo isoenzima possono influenzare la
farmacocinetica di olanzapina.

Induzione del CYP1A2
Il metabolismo di olanzapina può essere accelerato dal fumo e dalla
carbamazepina, che possono portare ad una riduzione delle concentrazioni di
olanzapina.

E’ stato osservato solo un incremento da lieve a moderato nella clearance di
olanzapina.

Le conseguenze sul piano clinico sono verosimilmente limitate, ma si raccomanda
un monitoraggio clinico e se necessario può essere preso in considerazione un
aumento del dosaggio di olanzapina (vedere paragrafo 4.2).

Inibizione del CYP1A2
E’ stato dimostrato che la fluvoxamina, uno specifico inibitore dell’attività
del CYP1A2, inibisce significativamente il metabolismo di olanzapina.

Dopo somministrazione di fluvoxamina l’incremento medio della Cmax di olanzapina
è stato del 54 % nelle donne non fumatrici e del 77 % nei maschi fumatori,
mentre l’incremento medio dell’AUC di olanzapina è stato, rispettivamente, del
52 % nelle donne non fumatrici e del 108 % nei maschi fumatori. Nei pazienti che
stanno usando fluvoxamina o un qualsiasi altro inibitore del CYP1A2, così come
ciprofloxacina, il trattamento con olanzapina dovrebbe iniziare a dosi più
basse. Se si inizia un trattamento con un inibitore del CYP1A2, deve essere
valutata una riduzione del dosaggio di olanzapina.

Diminuita biodisponibilità
Il carbone attivo riduce la biodisponibilità di olanzapina per via orale del
50-60 % e deve essere preso almeno 2 ore prima o dopo olanzapina.

La fluoxetina (un inibitore del CYP2D6), dosi singole di un antiacido
(alluminio, magnesio) o di cimetidina non influenzano significativamente la
farmacocinetica di olanzapina.

Potenziale capacità di olanzapina di influire su altri medicinali
Olanzapina può opporsi agli effetti dei dopamino agonisti diretti e indiretti.

Olanzapina non inibisce in vitro i principali isoenzimi del CYP450 (ad esempio
1A2, 2D6, 2C9, 2C19, 3A4). Pertanto non c’è da aspettarsi nessuna particolare
interazione come verificato dagli studi in vivo in cui non fu trovata alcuna
inibizione del metabolismo delle seguenti sostanze attive: antidepressivo
triciclico (rappresentante per lo più la via CYP2D6), warfarin (CYP2C9),
teofillina (CYP1A2) o diazepam (CYP3A4 e 2C19).

Olanzapina non ha mostrato interazione farmacologica quando somministrata
contemporaneamente a litio o a biperidene.

Il monitoraggio terapeutico dei livelli plasmatici di valproato non ha indicato
che sia richiesto un aggiustamento della dose di valproato dopo la contemporanea
somministrazione di olanzapina.

Attività generale del SNC
Si deve usare cautela nei pazienti che consumano alcool o ricevono medicinali
che possono causare depressione del SNC.

In pazienti con malattia di Parkinson e demenza l’uso contemporaneo di
olanzapina con medicinali anti-Parkinson non è raccomandato (vedere paragrafo
4.4).

Intervallo QT
Si deve usare cautela se olanzapina viene somministrata contemporaneamente con
medicinali noti per determinare un aumento dell’intervallo QT (vedere paragrafo
4.4).

04.6 Gravidanza e allattamento

Indice

Non esistono studi adeguati e ben controllati su donne in stato di
gravidanza. Le pazienti devono essere avvertite sulla necessità di informare
il proprio medico in caso di gravidanza in atto o programmata in corso di
trattamento con olanzapina. Tuttavia, poiché l’esperienza nell’uomo è
limitata, olanzapina deve essere usata in gravidanza solo se il potenziale
beneficio giustifica un potenziale rischio per il feto.

Molto raramente sono state effettuate segnalazioni spontanee di tremore,
ipertonia, letargia e sonnolenza nei nati da madri che avevano assunto
olanzapina durante il terzo trimestre di gravidanza.

In uno studio effettuato su donne sane durante il periodo di allattamento al
seno, olanzapina è stata eliminata nel latte materno. Allo steady state
l’esposizione media del lattante (in mg/kg) è stata valutata essere l’1,8 %
della dose materna di olanzapina (in mg/kg). Le pazienti devono essere
avvertite di non allattare al seno mentre sono in terapia con olanzapina.

04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

Indice

NonNon sono stati effettuati studi sulla capacità di guidare veicoli e
sull’uso di macchinari. Dal momento che olanzapina può provocare sonnolenza e
capogiro, i pazienti devono essere informati che occorre cautela nel fare uso di
macchinari, inclusi i veicoli a motore.

04.8 Effetti indesiderati

Indice

Adulti

Nel corso degli studi clinici le reazioni avverse, associate con l’uso di
olanzapina, più frequentemente riportate (osservate in misura ≥ 1°% dei
pazienti) sono state sonnolenza, aumento di peso, eosinofilia, aumentati
livelli di prolattina, colesterolo, glucosio e trigliceridi (vedere paragrafo
4.4), glicosuria, aumento dell’appetito, capogiro, acatisia, parkinsonismo
(vedere paragrafo 4.4), discinesia, ipotensione ortostatica, effetti
anticolinergici, aumenti transitori ed asintomatici delle transaminasi
epatiche (vedere paragrafo 4.4), eruzione cutanea, astenia, affaticamento ed
edema.

La seguente tabella elenca le reazioni avverse e gli esami di laboratorio
osservate a seguito di segnalazioni spontanee e durante gli studi clnici. Per
ciascun gruppo di frequenza, le reazioni avverse sono riportate in ordine
descrescente di gravità. I parametri di frequenza elencati sono definiti nella
seguente maniera: molto comune (≥ 10 %), comune (≥ 1 % e < 10 %), non comune
(≥ 0,1 % e < 1 %), raro (≥ 0,01 % e <0,1 %), molto raro (< 0,01 %), non nota
(la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Molto comuneComuneNon ComuneNon Nota
Patologie del sistema emolinfopoietico
EosinofiliaLeucopenia NeutropeniaTrombocitopenia
Disturbi del sistema immunitario
Reazione allergica
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
Aumento di pesolAumentati livelli di colesterolo2,3
Aumentati livelli di glucosio4
Aumentati livelli di trigliceridi2,5
Glicosuria Aumento dell’appetito
SviSviluppo o esacerbazione del diabete occasionalmente associato con
chetoacidosi o coma, includendo qualche caso fatale (vedere paragrafo 4.4)
Ipotermia
Patologie del sistema nervoso
SonnolenzaCapogiro
Acatisia6
Parkinsonismo6
Discinesia6
CriCrisi epilettiche in cui nella maggior parte dei casi venivano riportati
una storia di crisi epilettiche o la presenza di fattori di rischio per la
comparsa di crisi epilettiche Sindrome maligna da neurolettici (vedere paragrafo
4.4) Distonia (inclusa la crisi oculogira) Discinesia tardiva Sintomi da
sospensione7
Patologie cardiache
Bradicardia
Prolungamento dell’intervallo QTc (vedere paragrafo 4.4)
Tachicardia/fibrillazione venventricolare, morte improvvisa (vedere
paragrafo 4.4)
Molto comuneComuneNon comuneNon nota
Patologie vascolari
Ipotensione ortostaticaTromboembolismo (comprendente l’embolia polmonare e la trombosi venosa
profonda)
Patologie gastrointestinali
Lievi, transitori effetti anticolinergici comprendenti la stipsi e la
secchezza della bocca
Pancreatite
Patologie epatobiliari
Aumenti transitori ed asintomatici delle transaminasi epatiche (ALT, AST),
specie nelle fasi iniziali del trattamento (vedere paragrafo 4.4)
Epatite (intesa come danno epatocellulare, colestatico, o di entrambi)
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Eruzione cutaneaReazione di fotosensibilità Alopecia
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto
connettivo
Rabdomiolisi
Patologie renali e urinarie
Difficoltà ad iniziare la minzione
Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella
Priapismo
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di
somministrazione
Astenia
Affaticamento
Edema
Esami diagnostici
Aumentati livelli di prolattinemia8Aumento della creatinfosfochinasi
Aumento della bilirubina totale
Aumento della fosfatasi alcalina

1 Aumento di peso clinicamente significativo è stato osservato in tutte le
categorie di Body Mass Index (BMI) presenti al basale. Dopo un trattamento a
breve termine (durata media di 47 giorni), un aumento del peso corporeo ≥ 7 %
rispetto al basale è stato molto comune (22,2 %), un aumento del peso corporeo ≥
15 % rispetto al basale è stato comune (4,2 %) e un aumento del peso corporeo ≥
25 % rispetto al basale è stato non comune (0,8 %). Con l’esposizione a lungo
termine (almeno 48 settimane) i pazienti il cui peso corporeo era aumentato di
un valore ≥ 7 %, ≥ 15 % e ≥ 25% rispetto al basale sono stati molto comuni
(rispettivamente 64,4 %, 31,7 % e 12,3 %).

2 Incrementi medi nei valori lipidici a digiuno (colesterolo totale, colesterolo
LDL e trigliceridi) sono stati maggiori in quei pazienti che non mostravano
evidenze di alterazioni lipidiche al basale.

3 Osservato per valori normali a digiuno al basale (< 5,17 mmol/l) che
diventavano elevati (≥ 6,2 mmol/l). Sono stati molto comuni i cambiamenti nei
livelli di colesterolemia a digiuno da borderline al basale (≥ 5,17 -< 6,2
mmol/l) ad elevati (≥ 6,2 mmol/l).

4 Osservato per valori normali a digiuno al basale (< 5,56 mmol/l) che
diventavano elevati (≥ 7 mmol/l). Sono stati molto comuni i cambiamenti nei
livelli di glicemia a digiuno da borderline al basale (≥ 5,56 -< 7 mmol/l) ad
elevati (≥ 7 mmol/l).

5 Osservato per valori normali a digiuno al basale (< 1,69 mmol/l) che
diventavano elevati (≥ 2,26 mmol/l). Sono stati molto comuni i cambiamenti nei
livelli dei trigliceridi a digiuno da borderline al basale (≥ 1,69 -< 2,26
mmol/l) ad elevati (≥ 2,26 mmol/l).

6 In studi clinici, l’incidenza di parkinsonismo e distonia nei pazienti
trattati con olanzapina è stata numericamente più alta, ma non
significativamente diversa da un punto di vista statistico nei confronti del
placebo. I pazienti trattati con olanzapina hanno presentato un’incidenza più
bassa di parkinsonismo, acatisia e distonia rispetto ai pazienti trattati con
dosi frazionate di aloperidolo. In mancanza di dettagliate informazioni
anamnestiche relative alla presenza di disturbi del movimento acuti e tardivi di
natura extrapiramidale, al momento non è possibile concludere che olanzapina
determini una minore comparsa di discinesia tardiva e/o di altre sindromi
extrapiramidali ad insorgenza tardiva.

7 Quando olanzapina è stata interrotta bruscamente sono stati riportati sintomi
acuti come sudorazione, insonnia, tremore, ansia, nausea e vomito.

8 Manifestazioni cliniche associate (ad es. ginecomastia, galattorrea,
ingrossamento della ghiandola mammaria) sono state rare. Nella maggior parte dei
pazienti, i livelli sono tornati ai valori normali senza interrompere il
trattamento.

Esposizione a lungo termine (almeno 48 settimane)
La percentuale dei pazienti che avevano variazioni avverse clinicamente
significative nell’aumento di peso, di glucosio, di colesterolo totale/LDL/HDL o
di trigliceridi aumentava col tempo. Nei pazienti adulti che avevano completato
9-12 mesi di terapia, la percentuale di aumento della glicemia media si riduceva
dopo circa 6 mesi.

Informazioni aggiuntive su particolari categorie di popolazioni
In studi clinici su pazienti anziani con demenza, il trattamento con olanzapina
è stato associato con una più alta incidenza di decessi e di reazioni avverse
cerebrovascolari rispetto al placebo (vedere paragrafo 4.4). In questo gruppo di
pazienti reazioni avverse molto comuni associate con l’uso di olanzapina sono
state i disturbi della deambulazione e le cadute. Comunemente sono stati
osservati polmonite, aumento della temperatura corporea, letargia, eritema,
allucinazioni visive ed incontinenza urinaria.

In studi clinici su pazienti con psicosi iatrogena (agonisti della dopamina)
associata a malattia di Parkinson, il peggioramento della sintomatologia
parkinsoniana e le allucinazioni sono state riferite molto comunemente e con
maggior frequenza che con placebo.

In uno studio clinico in pazienti con mania bipolare, la terapia combinata di
valproato ed olanzapina ha determinato un’incidenza di neutropenia del 4,1 %;
gli elevati livelli plasmatici di valproato potrebbero essere un potenziale
fattore contribuente. Olanzapina somministrata con litio o valproato ha dato
luogo ad un’aumentata incidenza (≥ 10 %) di tremore, secchezza della bocca,
aumento dell’appetito ed aumento di peso. Frequentemente è stato riportato anche
disturbo del linguaggio. Durante il trattamento con olanzapina in associazione a
litio o valproato, in caso di trattamento acuto (fino a 6 settimane) si è
verificato un aumento ≥ 7 % del peso corporeo iniziale nel 17,4 % dei pazienti.
Nei pazienti con disturbo bipolare il trattamento a lungo termine con olanzapina
(fino a 12 mesi) per la prevenzione di nuovi episodi di malattia è stato
associato ad un aumento ≥ 7 % del peso corporeo iniziale nel 39,9 % dei
pazienti.

Bambini e adolescenti
Olanzapina non è indicato nel trattamento di bambini e adolescenti al di sotto
dei 18 anni di età. Sebbene non siano stati effettuati studi clinici progettati
per confrontare gli adolescenti con gli adulti, i dati ottenuti dagli studi su
soggetti adolescenti sono stati confrontati con quelli ottenuti da studi
sull’adulto.

La seguente tabella riassume le reazioni avverse riportate con maggiore
frequenza nei pazienti adolescenti (di età compresa tra 13 e 17 anni) rispetto
ai pazienti adulti o reazioni avverse riportate esclusivamente durante studi
clinici a breve termine su pazienti adolescenti. Un aumento di peso clinicamente
significativo (≥ 7 %) sembra verificarsi più comunemente nella popolazione
adolescente rispetto agli adulti per esposizioni simili. L’entità dell’aumento
di peso e la percentuale dei pazienti adolescenti che presentavano un aumento di
peso clinicamente significativo sono risultati maggiori nell’esposizione a lungo
termine (almeno 24 settimane) che in quella a breve termine.

Per ciascun gruppo di frequenza, le reazioni avverse sono riportate in ordine
descrescente di gravità. I parametri di frequenza elencati sono definiti nella
seguente maniera: molto comune (≥ 10 %), comune (≥ 1 % e < 10 %).

Disturbi del metabolismo e della nutrizione Molto comune: Aumento di peso9,
aumentati livelli di trigliceridi10, aumento dell’appetito. Comune: Aumentati
livelli di colesterolo11
Patologie del sistema nervoso Molto comune: Sedazione (che comprende:
ipersonnia, letargia, sonnolenza).
Patologie gastrointestinali Comune: Secchezza della bocca.
Patologie epatobiliari Molto comune: Aumenti delle transaminasi epatiche
(ALT/AST; vedere paragrafo 4.4).
Esami diagnostici Molto comune: Riduzione della bilirubina totale, aumento
delle GGT, aumentati livelli di prolattinemia12. .

9 Dopo un trattamento a breve termine (durata media di 22 giorni), un aumento
del peso corporeo (kg) ≥ 7 % rispetto al basale è stato molto comune (40,6 %),
un aumento del peso corporeo ≥ 15 % rispetto al basale è stato comune (7,1 %) e
un aumento del peso corporeo ≥ 25 % rispetto al basale è stato comune (2,5 %).
Con un’esposizione a lungo termine (almeno 24 settimane), il peso corporeo
rispetto al basale era aumentato di un valore ≥ 7 % nell’89,4 % dei pazienti, di
un valore ≥ 15 % nel 55,3 % dei pazienti e di un valore ≥ 25 % nel 29,1 % dei
pazienti.

10 Osservato per valori normali a digiuno al basale (< 1,016 mmol/l) che
diventavano elevati (≥ 1,467 mmol/l) e variazioni nei livelli dei trigliceridi a
digiuno da borderline al basale (≥ 1,016 mmol/l – < 1,467 mmol/l) ad elevati (≥
1,467 mmol/l).

11 Variazioni nei livelli di colesterolo totale a digiuno dal normale al basale
(< 4,39 mmol/l) ad elevati (≥ 5,17 mmol/l) sono stati osservati comunemente.
Variazioni nei livelli di colesterolo totale a digiuno da borderline al basale
(≥ 4,39 mmol/l – < 5,17 mmol/l) ad elevati (≥ 5,17 mmol/l) sono stati molto
comuni.

12 Aumentati livelli di prolattinemia sono stati riportati nel 47,4 % dei
pazienti adolescenti

04.9 Sovradosaggio

Indice

Segni e sintomi

Sintomi molto frequenti da sovradosaggio (con incidenza > 10 %) comprendono
tachicardia, agitazione/aggressività, disartria, manifestazioni
extrapiramidali di vario tipo ed una riduzione del livello di coscienza
variabile dalla sedazione al coma.

Altre sequele del sovradosaggio clinicamente importanti comprendono delirio,
convulsione, coma, possibile sindrome maligna da neurolettici, depressione
respiratoria, aspirazione, ipertensione od ipotensione, aritmie cardiache (< 2
% dei casi di sovradosaggio) ed arresto cardiorespiratorio.

Esiti fatali sono stati riportati per sovradosaggi acuti così bassi come con
450 mg, ma è stata riportata anche sopravvivenza dopo sovradosaggio acuto con
circa 2 g di olanzapina orale.

Trattamento del sovradosaggio

Non esiste un antidoto specifico per olanzapina.

Non è consigliata l’induzione del vomito.

Può essere indicato seguire le procedure standard per il trattamento del
sovradosaggio (ad esempio lavaggio gastrico, somministrazione di carbone
attivo). La contemporanea somministrazione di carbone attivo riduce la
biodisponibilità orale di olanzapina del 50-60 %.

In base al quadro clinico deve essere effettuato un trattamento sintomatico ed
un monitoraggio delle funzioni vitali, comprendenti il trattamento
dell’ipotensione e del collasso circolatorio ed il mantenimento della funzione
respiratoria.

Non usare adrenalina, dopamina, od altri agenti simpaticomimetici con attività
beta-agonista poiché la stimolazione dei recettori beta può determinare un
peggioramento dello stato ipotensivo.

E’ necessario monitorare l’attività cardiovascolare per riconoscere eventuali
aritmie. Il monitoraggio ed un’accurata sorveglianza medica devono continuare
fino alla guarigione del paziente.

05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

05.1 Proprietà farmacodinamiche

Indice
/h3>

Categoria farmacoterapeutica: diazepine, ossazepine e tiazepine. Codice
ATC: N05A H03.

Olanzapina è un agente antipsicotico, antimaniacale e stabilizzante dell’umore
dotato di un ampio profilo farmacologico su numerosi sistemi recettoriali.

In studi pre-clinici olanzapina ha dimostrato di possedere uno spettro di
affinità (Ki < 100 nM) per i recettori della serotonina 5-HT2A/2C, 5-HT3,
5-HT6; della dopamina D1, D2, D3, D4, D5; per i recettori colinergici di tipo
muscarinico (m1-m5); per quelli adrenergici α1 ed istaminici H1.

Studi comportamentali negli animali con olanzapina hanno indicato un
antagonismo serotoninergico, dopaminergico e colinergico, che conferma il
profilo di affinità recettoriale sopra descritto. Olanzapina ha dimostrato sia
in vitro che in vivo una maggiore affinità per i recettori serotoninergici
5-HT2 rispetto a quelli dopaminergici D2.

Studi elettrofisiologici hanno dimostrato che olanzapina riduce selettivamente
l’attività dei neuroni dopaminergici mesolimbici (A10), mentre ha scarso
effetto sui circuiti striatali (neuroni A9) coinvolti nella funzione motoria.
Olanzapina ha ridotto la risposta nel comportamento di evitamento condizionato
(test predittivo dell’attività antipsicotica) a dosaggi inferiori a quelli
capaci di indurre catalessia (test predittivo di effetti collaterali di tipo
motorio). Diversamente da altri agenti antipsicotici, olanzapina aumenta la
risposta in un test "ansiolitico".

In uno studio PET (tomografia ad emissioni di positroni) condotto su volontari
sani con dosi singole per via orale (10 mg), olanzapina ha dimostrato un grado
di affinità per i recettori 5HT2A superiore a quello dei recettori
dopaminergici D2. Inoltre, uno studio con Tomografia Computerizzata ad
Emissione di Fotone Singolo (SPECT) in pazienti schizofrenici ha dimostrato
che i pazienti che rispondono ad olanzapina mostrano un blocco dei recettori
striatali D2 di minor grado rispetto ai pazienti che rispondono ad alcuni
altri antipsicotici ed al risperidone, e paragonabile a quello dei pazienti
che rispondono alla clozapina.

In studi clinici controllati, 2 verso placebo e 2 verso un comparatore attivo
condotti su oltre 2.900 pazienti schizofrenici che presentavano sintomatologia
sia positiva che negativa, olanzapina si è dimostrata statisticamente
superiore nel migliorare sia i sintomi positivi che quelli negativi.

In uno studio comparativo internazionale, in doppio cieco, sulla schizofrenia,
sulle manifestazioni schizoaffettive e disturbi correlati, che comprendeva
1.481 pazienti con associati sintomi depressivi di diversa gravità (con
punteggio medio di 16,6 rilevato all’inizio dello studio secondo la scala di
valutazione per la depressione di Montgomery-Asberg), un’analisi prospettica
secondaria della variazione del punteggio dell’umore tra l’inizio e la fine
dello studio ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo (p =
0,001) ottenuto con olanzapina (-6,0) rispetto a quello osservato con
aloperidolo (-3,1).

In pazienti con mania od episodio misto di disturbo bipolare, olanzapina ha
dimostrato un’efficacia superiore sia al placebo che al valproato nel ridurre
i sintomi della mania per oltre 3 settimane. Olanzapina ha dimostrato anche
risultati di efficacia comparabili ad aloperidolo in termini di rapporto dei
pazienti che hanno conseguito una remissione sintomatica della mania e della
depressione dopo 6 e 12 settimane. In uno studio di terapia combinata su
pazienti trattati con litio o valproato per un minimo di 2 settimane,
l’aggiunta di 10 mg di olanzapina (terapia combinata con litio o valproato) è
stata superiore nel determinare una riduzione dei sintomi della mania dopo 6
settimane rispetto alla monoterapia con litio o valproato.

In uno studio di 12 mesi sulla prevenzione di nuovi episodi di malattia in
pazienti con episodio maniacale che avevano conseguito la remissione con
olanzapina e che poi erano stati randomizzati ad olanzapina o placebo,
olanzapina ha dimostrato una superiorità statisticamente significativa
rispetto al placebo all’endpoint primario utile per la valutazione di nuovi
episodi bipolari. Olanzapina ha dimostrato inoltre un vantaggio
statisticamente significativo rispetto al placebo in termini di insorgenza sia
di nuovo episodio maniacale che di nuovo episodio depressivo.

In un secondo studio di 12 mesi sulla prevenzione di nuovi episodi di malattia
in pazienti con episodio maniacale che avevano conseguito la remissione con
una terapia combinata di olanzapina e litio e che erano stati successivamente
randomizzati ad olanzapina o litio in monoterapia, olanzapina è risultata
statisticamente non inferiore al litio all’endpoint primario utile per la
valutazione di nuovi episodi bipolari (olanzapina 30,0 %, litio 38,3 %; p =
0,055).

In uno studio di 18 mesi in pazienti con episodio maniacale o misto
stabilizzati con una terapia combinata di olanzapina e uno stabilizzatore
dell’umore (litio o valproato), la terapia a lungo termine con associazione di
olanzapina e litio o valproato non è risultata superiore in modo
statisticamente significativo alla monoterapia con litio o valproato nel
ritardare l’insorgenza di nuovi episodi bipolari, definiti sulla base di
criteri diagnostici.

Popolazione pediatrica

L’esperienza negli adolescenti (di età compresa tra 13 e 17 anni) è limitata ai
dati di efficacia a breve termine nella schizofrenia (6 settimane) e nella mania
associata a disturbo bipolare tipo I (3 settimane), che hanno coinvolto meno di
200 adolescenti. Olanzapina è stata usata con dosaggio flessibile, partendo con
2,5 mg/die ed aumentando fino a 20 mg/die. Durante il trattamento con
olanzapina, gli adolescenti erano aumentati di peso significativamante di più
rispetto agli adulti. L’entità delle variazioni nei livelli di colesterolo
totale a digiuno, colesterolo LDL, trigliceridi e dei livelli di prolattina era
stata maggiore negli adolescenti rispetto agli adulti. Non ci sono dati sul
mantenimento dell’effetto e sono limitati i dati sulla sicurezza nel lungo
termine (vedere paragrafi 4.4 e 4.8).

05.2 Proprietà farmacocinetiche

Indice
/h3>

Olanzapina è ben assorbita dopo somministrazione orale, raggiungendo
concentrazioni di picco plasmatico entro 5-8 ore. L’assorbimento non è
influenzato dall’assunzione di cibo. La biodisponibilità assoluta conseguente
alla somministrazione endovenosa non è stata determinata.

Olanzapina viene metabolizzata nel fegato principalmente attraverso processi
di coniugazione e di ossidazione. Il principale metabolita circolante è il
10-N-glicuronide, che non supera la barriera ematoencefalica. I citocromi
P450-CYP1A2 e P450-CYP2D6 contribuiscono alla formazione dei metaboliti
Ndemetilato e 2-idrossimetilato, entrambi i quali dimostrano minore attività
farmacologica in vivo, rispetto all’olanzapina, negli studi su animali.
L’attività farmacologica predominante viene esercitata dalla molecola di
olanzapina non metabolizzata.

Dopo somministrazione orale, l’emivita media di eliminazione di olanzapina in
volontari sani varia in funzione dell’età e del sesso.

L’emivita media nei volontari sani anziani (> 65 anni) risulta aumentata (51,8
ore rispetto a 33,8 ore) e la clearance ridotta (17,5 verso 18,2 l/ora)
rispetto ai soggetti non anziani. L’intervallo di variabilità dei parametri
cinetici negli anziani è simile a quello riscontrabile nei non anziani. In 44
pazienti schizofrenici di età superiore a 65 anni, dosaggi giornalieri da 5 a
20 mg non hanno causato nessun particolare profilo di reazioni avverse.

L’emivita media nelle femmine risulta in una certa misura prolungata rispetto
ai maschi (36,7 verso 32,3 ore) e la clearance risulta ridotta (18,9 verso
27,3 l/ora). Ciò nonostante olanzapina (5-20 mg) ha dimostrato lo stesso
profilo di sicurezza in pazienti di sesso femminile (n = 467) e di sesso
maschile (n = 869).

In pazienti con funzionalità renale ridotta (clearance della creatinina < 10
ml/min), non si é riscontrata una differenza significativa nell’emivita media
(37,7 verso 32,4 ore) e nella clearance (21,2 verso 25,0 l/ora) rispetto ai
soggetti sani. Comunque, uno studio sull’equilibrio di massa ha dimostrato che
circa il 57 % dell’olanzapina radiomarcata viene escreta con le urine,
principalmente in forma metabolizzata.

In soggetti fumatori con lieve alterazione epatica, l’emivita media risulta
aumentata (39,3 ore) e la clearance del farmaco ridotta (18,0 l/ora),
similmente a quanto riscontrabile in soggetti sani non fumatori
(rispettivamente 48,8 ore e 14,1 l/ora).

In soggetti non fumatori, rispetto a soggetti fumatori (maschi e femmine),
l’emivita media risulta aumentata (38,6 verso 30,4 ore) e la clearance ridotta
(18,6 verso 27,7 l/ora).

La clearance plasmatica di olanzapina risulta essere più bassa negli anziani
rispetto ai giovani, nei soggetti di sesso femminile rispetto a quelli di
sesso maschile e nei non-fumatori rispetto ai fumatori. Tuttavia, l’influenza
di fattori quali l’età, il sesso o il fumo sulla clearance e sull’emivita
plasmatica di olanzapina è minima in confronto all’intervallo di variabilità
riscontrabile nella popolazione.

In uno studio su soggetti caucasici, giapponesi e cinesi, non sono state
riscontrate differenze nei parametri farmacocinetici tra le tre popolazioni.

A concentrazioni sieriche variabili da 7 a 1.000 ng/ml olanzapina si lega per
il 93 % alle proteine plasmatiche, principalmente all’albumina e all’α1
glicoproteina acida.

Popolazione pediatrica

Adolescenti (di età compresa tra 13 e 17 anni): il profilo farmacocinetico di
olanzapina è simile negli adolescenti e negli adulti. Negli studi clinici, il
periodo di esposizione medio di olanzapina è stato approssimativamente del 27 %
più alto negli adolescenti. Differenze demografiche tra gli adolescenti e gli
adulti includono un peso corporeo medio più basso ed un numero inferiore di
adolescenti erano fumatori. Tali fattori probabilmente contribuiscono a un più
alto periodo di esposizione medio osservato negli adolescenti.

05.3 Dati preclinici di sicurezza

Indice

Tossicità acuta (per dose singola)
Nei roditori, i segni di tossicità dopo somministrazione orale sono stati
quelli tipici di sostanze ad elevata attività neurolettica: ipoattività, coma,
tremori, convulsioni cloniche, salivazione, riduzione dell’incremento
ponderale. La dose letale media osservata nei topi e nei ratti è stata,
rispettivamente, di circa 210 mg/kg e 175 mg/kg. Nei cani, dosi singole per
via orale fino a 100 mg/kg non sono risultate letali; sono state osservate
manifestazioni cliniche quali sedazione, atassia, tremori, aumento della
frequenza cardiaca, respirazione difficoltosa, miosi ed anoressia. Nelle
scimmie, dosi singole per via orale fino a 100 mg/kg hanno dato luogo a
prostrazione e, con dosaggi più alti, ad uno stato di semi-incoscienza.

Tossicità per dosi ripetute
In studi durati fino a 3 mesi nei topi e fino ad 1 anno nei ratti e nei cani,
gli effetti principali riscontrati sono stati la depressione del sistema nervoso
centrale, manifestazioni di tipo anticolinergico e disturbi ematologici a
livello periferico. Nei confronti degli effetti depressivi sul sistema nervoso
centrale si é sviluppata tolleranza. Alle alte dosi, i parametri di crescita
sono risultati diminuiti. Effetti reversibili, relativi ad un aumento della
prolattina nei ratti, hanno comportato una diminuzione di peso dell’utero e
delle ovaie ed alterazioni morfologiche dell’epitelio vaginale e della ghiandola
mammaria.

Tossicità ematologica:
Sono stati riscontrati effetti sui parametri ematologici in ciascuna delle
specie animali suddette, ivi compresa la riduzione dei leucociti circolanti
risultata essere dose-correlata ed aspecifica rispettivamente nei topi e nei
ratti; comunque, non è stato ritrovato nessun segno di tossicità midollare.
Neutropenia, trombocitopenia ed anemia reversibili si sono sviluppati in alcuni
cani trattati con 8-10 mg/kg al giomo (L’area sotto la curva – AUC – è da 12 a
15 volte più grande di quella osservata in un uomo trattato con 12 mg). Nei cani
citopenici, non sono stati osservati effetti avversi a carico degli elementi
staminali e proliferativi del midollo osseo.

Tossicità sulla riproduzione

Olanzapina non presenta effetti teratogeni.
La sedazione interferisce con le capacità di accoppiamento dei ratti maschi.

I cicli di estro sono risultati alterati con dosi pari a 1,1 mg/kg (3 volte la
dose massima nell’uomo) ed i parametri della riproduzione sono risultati
influenzati in ratti cui erano stati somministrati 3 mg/kg (9 volte la dose
massima nell’uomo). La prole di ratti trattati con olanzapina, ha presentato
ritardo nello sviluppo fetale ed una transitoria riduzione dei livelli di
attività.

Mutagenesi
Olanzapina non risulta essere mutagena né capace di favorire la divisione
cellulare in una serie completa di tests standard, ivi compresi i tests di
mutagenesi effettuati sia sui batteri sia sui tessuti di mammifero in vivo ed in
vitro.

Carcinogenesi
In base ai risultati di studi effettuati su topi e ratti, è stato concluso che
olanzapina non possiede attività cancerogena.

INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

06.1 Eccipienti

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Mannitolo E 421
Cellulosa microcristallina
Aspartame E 951
Crospovidone
Magnesio stearato

06.2 Incompatibilità

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Non pertinente.

06.3 Periodo di validità

Indice
/h3>

21 mesi

06.4 Speciali precauzioni per la conservazione

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Conservare a temperature inferiori ai 30°C

06.5 Natura e contenuto della confezione

Indice

Blister in alluminio/alluminio in astucci da 28 compresse ciascuno. È
possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate

06.6 Istruzioni per l’uso e la manipolazione

Indice

Nessuna istruzione particolare

07.0 Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

Indice
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Glenmark Pharmaceuticals s.r.o.
City Tower, Hvězdova 1716/2b, 140 78 Praha 4
Repubblica Ceca

08.0 Numeri delle autorizzazioni all’immissione in commercio

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09.0 Data della prima autorizzazione/Rinnovo dell’autorizzazione

Indice

10.0 Data di revisione del testo

Indice
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