Irbesartan/Idroclorotiazide Teva 150 Mg/12,5 Mg –

Irbesartan/Idroclorotiazide Teva 150 Mg/12,5 Mg

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

Irbesartan/Idroclorotiazide Teva 150 Mg/12,5 Mg: ultimo aggiornamento pagina: 25/06/2018 (Fonte: A.I.FA.)

INDICE DELLA SCHEDA

Irbesartan/Idroclorotiazide Teva 150 Mg/12,5 Mg: la confezione

01.0 Denominazione del medicinale

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Irbesartan/Idroclorotiazide Teva 150 mg/12,5 mg compresse rivestite
con film

02.0 Composizione qualitativa e quantitativa

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Ogni compressa rivestita con film contiene 150 mg di irbesartan e
12,5 mg di idroclorotiazide.

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

03.0 Forma farmaceutica

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Compressa rivestita con film.

Compressa di colore da rosa chiaro a rosa, rivestita con film, a forma
di capsula.
Un lato della compressa è inciso con il numero"93". L’altro lato della
compressa è inciso con il numero "7238".

04.0 INFORMAZIONI CLINICHE

04.1 Indicazioni terapeutiche

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Trattamento dell’ipertensione arteriosa essenziale.

La terapia di associazione a dosaggio fisso è indicata nei pazienti
adulti la cui pressione arteriosa non sia adeguatamente controllata
dall’irbesartan o dall’idroclorotiazide da soli (vedere paragrafo 5.1).

04.2 Posologia e modo di somministrazione

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Irbesartan/Idroclorotiazide Teva può essere preso una volta al
giomo, indipendentemente dall’assunzione di cibo. Un progressivo
aggiustamento del dosaggio con i singoli componenti (es. irbesartan e
idroclorotiazide) può essere raccomandato.

Se clinicamente appropriato può essere preso in considerazione un
passaggio diretto dalla monoterapia all’associazione fissa:

  • Irbesartan/Idroclorotiazide Teva 150 mg/12,5 mg può essere somministrato
    nei pazienti la cui pressione arteriosa non sia adeguatamente controllata
    dall’idroclorotiazide o dall’irbesartan 150 mg, da soli;
  • Irbesartan/Idroclorotiazide Teva 300 mg/12,5 mg può essere somministrato
    nei pazienti non adeguatamente controllati dall’irbesartan 300 mg o da
    Irbesartan/Idroclorotiazide Teva 150 mg/12,5 mg;
  • Irbesartan/Idroclorotiazide Teva 300 mg/25 mg può essere somministrato
    nei pazienti non adeguatamente controllati da Irbesartan/Idroclorotiazide
    Teva 300 mg/12,5 mg.

Dosaggi maggiori di 300 mg di irbesartan/25 mg di idroclorotiazide una volta
al giomo non sono raccomandati.

Quando necessario Irbesartan/Idroclorotiazide Teva può essere somministrato con
altri medicinali antipertensivi (vedere paragrafo 4.5).

Insufficienza renale:
per la presenza di idroclorotiazide Irbesartan/Idroclorotiazide Teva non è
raccomandato in pazienti con insufficienza renale grave (clearance della
creatinina < 30 ml/min). In questi pazienti i diuretici dell’ansa sono
preferibili ai tiazidici. Non sono necessari aggiustamenti posologici in quei
pazienti con disfunzione renale la cui clearance della creatinina sia ≥ 30
ml/min (vedere paragrafi 4.3 e 4.4).

Insufficienza epatica:
Irbesartan/Idroclorotiazide Teva non è indicato nei soggetti con una
insufficienza epatica grave. I tiazidici devono essere usati con cautela nei
pazienti con disfunzione epatica. Non è necessario alcun aggiustamento del
dosaggio di Irbesartan/Idroclorotiazide Teva nei pazienti con lieve o moderata
disfunzione epatica (vedere paragrafo 4.3).

Pazienti anziani:
nei pazienti anziani non è necessario alcun aggiustamento del dosaggio di
Irbesartan/Idroclorotiazide Teva .

Pazienti pediatrici:
a causa della mancanza di dati sulla sicurezza e sull’efficacia, l’uso di
Irbesartan/Idroclorotiazide Teva non è raccomandato nei bambini e negli
adolescenti.

04.3 Controindicazioni

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  • Ipersensibilità ai principi attivi, ad uno qualsiasi degli eccipienti
    (vedere paragrafo 6.1) o verso altre sostanze derivate della sulfonamide
    (l’idroclorotiazide è un derivato della sulfonamide)
  • Secondo e terzo trimestre di gravidanza (vedere paragrafi 4.4 e 4.6)
  • Ipopotassiemia refrattaria, ipercalcemia
  • Insufficienza epatica grave, cirrosi biliare e colestasi

04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso

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Ipotensione – Pazienti ipovolemici:
in pazienti ipertesi senza altri fattori di rischio per l’ipotensione
l’associazione di irbesartan e idroclorotiazide è stata raramente associata ad
ipotensione sintomatica. Questa può manifestarsi nei pazienti ipovolemici o
con iposodiemia a causa di una intensa terapia diuretica, dieta iposodica,
diarrea o vomito. In tali casi la condizione di base deve essere corretta
prima di iniziare la terapia con Irbesartan/Idroclorotiazide Teva.

Stenosi dell’arteria renale – Ipertensione renovascolare:
esiste un incremento del rischio di ipotensione grave e di insufficienza renale
in soggetti portatori di stenosi bilaterale dell’arteria renale, o stenosi
dell’arteria renale con mono-rene funzionante, e trattati con inibitori
dell’enzima di conversione dell’angiotensina o antagonisti dei recettori
dell’angiotensina-II. Sebbene ciò non sia documentato nella terapia con
Irbesartan/Idroclorotiazide Teva, un effetto simile è prevedibile.

Insufficienza renale e trapianto renale:
quando Irbesartan/Idroclorotiazide Teva viene usato in pazienti con disfunzione
renale è raccomandato un controllo periodico dei livelli sierici di potassio,
creatinina e acido urico. Non ci sono dati clinici relativi alla
somministrazione di Irbesartan/Idroclorotiazide Teva a pazienti con trapianto
renale recente. Irbesartan/Idroclorotiazide Teva non deve essere usato in
pazienti con insufficienza renale grave (clearance della creatinina < 30 ml/min)
(vedere paragrafo 4.3). In pazienti con disfunzione renale si può riscontrare
iperazotemia indotta dai tiazidici. Non sono richiesti aggiustamenti del
dosaggio nei pazienti con disfunzione renale la cui clearance della creatinina
sia ≥ 30 ml/min. Tuttavia nei pazienti con insufficienza renale lieve-moderata
(clearance della creatinina ≥ 30 ml/min, ma < 60 ml/min) l’associazione a
dosaggio fisso deve essere somministrata con cautela.

Insufficienza epatica:
una speciale attenzione è richiesta quando i tiazidici vengono somministrati ai
pazienti con insufficienza epatica o malattie epatiche progressive, dato che
lievi alterazioni del bilancio idro-elettrolitico possono determinare coma
epatico. Non ci sono esperienze cliniche con Irbesartan/Idroclorotiazide Teva
nei pazienti con insufficienza epatica.

Stenosi della valvola aortica e mitralica, cardiomiopatia ipertrofica
ostruttiva:

come per altri vasodilatatori è richiesta una speciale attenzione nei pazienti
affetti da stenosi aortica o mitralica, o cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva.

Aldosteronismo primario:
i pazienti con aldosteronismo primario in genere non rispondono a medicinali
antipertensivi che agiscono attraverso l’inibizione del sistema
renina-angiotensina. Quindi, l’uso di Irbesartan/Idroclorotiazide Teva non è
raccomandato.

Effetti metabolici ed endocrini:
l’uso dei tiazidici può interferire con la tolleranza al glucosio. In pazienti
diabetici può rendersi necessario un adattamento delle dosi di insulina o dei
farmaci ipoglicemizzanti orali. Durante la terapia con i tiazidici un diabete
mellito latente può rendersi manifesto. Incrementi nei livelli di colesterolo e
trigliceridi sono stati associati con l’uso dei diuretici tiazidici; comunque,
alla dose di 12,5 mg presente nell’associazione di irbesartan e
idroclorotiazide, nessun effetto o effetti minimi sono stati segnalati. In
alcuni pazienti in terapia con i tiazidici si possono verificare casi di
iperuricemia o crisi di gotta.

Squilibrio elettrolitico:
come per tutti i pazienti in terapia diuretica, è raccomandato un controllo
periodico, ad intervalli adeguati, degli elettroliti sierici. I tiazidici,
compresa l’idroclorotiazide, possono indurre uno squilibrio idro-elettrolitico
(ipopotassiemia, iposodiemia e alcalosi ipocloremica). Sintomi di allarme per
uno squilibrio idroelettrolitico sono: secchezza delle fauci, senso di sete,
debolezza, letargia, sonnolenza, agitazione, dolore muscolare o crampi,
affaticamento muscolare, ipotensione, oliguria, tachicardia, e disturbi
gastrointestinali quale nausea o vomito. Sebbene si possa verificare
ipopotassiemia nei pazienti in terapia con i diuretici tiazidici, questa può
essere ridotta dalla terapia concomitante con irbesartan. Il rischio di
ipopotassiemia è massimo nei pazienti con cirrosi epatica, in pazienti
SPosti ad intensa diuresi, in pazienti che ricevano un insufficiente apporto
orale di elettroliti e in pazienti in concomitante terapia con corticosteroidi o
ACTH. Di contro, per la presenza di irbesartan in Irbesartan/Idroclorotiazide
Teva, può manifestarsi iperpotassiemia, specialmente in presenza di disfunzione
renale e/o scompenso cardiaco, e diabete mellito. Si raccomanda un adeguato
controllo del potassio sierico nei pazienti a rischio. I diuretici risparmiatori
di potassio, i supplementi di potassio o i sostituti salini contenenti potassio
dovranno essere somministrati con cautela in concomitanza con
Irbesartan/Idroclorotiazide Teva (vedere paragrafo 4.5). Non vi è evidenza che
irbesartan riduca o prevenga l’iposodiemia indotta da diuretici. L’ipocloremia
che si può verificare è generalmente di lieve entità e non richiede alcun
trattamento. I tiazidici possono ridurre l’eliminazione urinaria di calcio e
possono causare un aumento intermittente e lieve nei livelli di calcio sierico
in assenza di disordini accertati del metabolismo del calcio. Una spiccata
ipercalcemia può rivelare un iperparatiroidismo non manifesto. La terapia con i
tiazidici deve essere interrotta prima di effettuare esami della funzione
paratiroidea. È stato dimostrato che i tiazidici aumentano l’escrezione urinaria
di magnesio, causando ipomagnesemia.

Litio:
la combinazione di litio con Irbesartan/Idroclorotiazide Teva non è raccomandata
(vedere paragrafo 4.5).

Esame antidoping:
l’idroclorotiazide contenuta in questo medicinale può dare risultati positivi
all’esame antidoping.

Avvertenze generali:
in pazienti in cui il tono vasale e la funzionalità renale dipendono
prevalentemente dall’attività del sistema renina-angiotensina-aldosterone (es.
pazienti con scompenso cardiaco congestizio grave o con patologie renali,
inclusa la stenosi dell’arteria renale), il trattamento con inibitori
dell’enzima di conversione dell’angiotensina o antagonisti dei recettori
dell’angiotensina-II, che interessano tale sistema, è stato associato alla
comparsa di ipotensione acuta, azotemia, oliguria o raramente insufficienza
renale acuta. Come per qualsiasi antipertensivo, un eccessivo calo della
pressione arteriosa in pazienti con cardiopatia ischemica o malattia
cardiovascolare ischemica, può determinare infarto miocardico o ictus. Reazioni
di ipersensibilità all’idroclorotiazide si possono manifestare in pazienti con o
senza precedente storia di allergie o asma bronchiale; tuttavia, nei primi, tali
reazioni sono più probabili. Con l’uso dei diuretici tiazidici è stata descritta
insorgenza e/o peggioramento del lupus erythematosus sistemico.

Con l’uso di diuretici tiazidici sono stati riportati casi di reazioni da
fotosensibilizzazione (vedere paragrafo 4.8). Se durante il trattamento si
verifica una reazione da fotosensibilizzazione, si raccomanda di interrompere la
terapia. Se si ritiene necessario riprendere il trattamento, si raccomanda di
proteggere le aree esposte ai raggi solari o a quelli UVA artificiali.

Gravidanza:
la terapia con antagonisti del recettore dell’angiotensina II (AIIRA) non deve
essere iniziata durante la gravidanza. Per le pazienti che stanno pianificando
una gravidanza si deve ricorrere ad un trattamento antipertensivo alternativo,
con comprovato profilo di sicurezza per l’uso in gravidanza a meno che non sia
considerato essenziale il proseguimento della terapia con un AIIRA. Quando viene
diagnosticata una gravidanza, il trattamento con AIIRA deve essere interrotto
immediatamente e, se appropriato, deve essere iniziata una terapia alternativa
(vedere paragrafi 4.3 e 4.6).

04.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

Indice

Altri antipertensivi:
l’effetto antipertensivo di Irbesartan/Idroclorotiazide Teva può aumentare con
l’uso concomitante di altri antipertensivi. Irbesartan ed idroclorotiazide (a
dosaggi fino a 300 mg di irbesartan/25 mg di idroclorotiazide) sono stati
somministrati con sicurezza con altri antipertensivi, compresi
calcio-antagonisti e beta-bloccanti adrenergici. Un trattamento precedente con
alte dosi di diuretici può determinare ipovolemia e, se questa non viene
corretta prima, può comportare il rischio di ipotensione all’inizio della
terapia con irbesartan con o senza diuretici tiazidici (vedere paragrafo 4.4).

Litio:
è stato riscontrato un aumento reversibile delle concentrazioni sieriche e della
tossicità del litio quando questo sia somministrato in concomitanza con
inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina. Simili effetti sono
stati finora riportati molto raramente con irbesartan. Inoltre, la clearance
renale del litio è ridotta dai tiazidici con aumento del rischio di tossicità da
litio con l’associazione di irbesartan e idroclorotiazide. Perciò, la
combinazione di litio Irbesartan/Idroclorotiazide Teva non è raccomandata
(vedere paragrafo 4.4). In caso di reale necessità della combinazione si
raccomanda un attento monitoraggio dei livelli sierici di litio.

Medicinali che influenzano i livelli di potassio:
la deplezione di potassio determinata da idroclorotiazide è attenuata
dall’effetto di risparmio del potassio indotto da irbesartan. Tuttavia, questo
effetto dell’idroclorotiazide sul potassio sierico sarebbe potenziato da altri
medicinali che inducono una perdita di potassio e ipopotassiemia (altri
potassiuretici, lassativi, amfotericina, carbenoxolone, penicillina G sodica).
Di contro, in base all’esperienza con altri medicinali che riducono l’attività
del sistema renina-angiotensina, l’uso concomitante dei diuretici risparmiatori
di potassio, dei supplementi di potassio, dei sostituti salini che contengono
potassio o di altri medicinali in grado di aumentare i livelli sierici di
potassio (es. eparina sodica) può causare incrementi della potassiemia. Si
raccomanda un controllo adeguato del potassio sierico nei pazienti a rischio
(vedere paragrafo 4.4).

Medicinali influenzati da alterazioni della potassiemia:
quando Irbesartan/Idroclorotiazide Teva è somministrato in associazione con
altri medicinali potenzialmente pericolosi in caso di alterazioni del potassio
sierico (es. glicosidi digitalici, antiaritmici), si raccomanda un monitoraggio
periodico della potassiemia.

Medicinali antinfiammatori non-steroidei:
quando gli antagonisti dell’angiotensina II sono somministrati
contemporaneamente a farmaci antinfiammatori non steroidei (cioè inibitori
selettivi COX-2, acido acetilsalicilico (> 3 g/die) e farmaci antinfiammatori
non steroidei non selettivi), si può verificare attenuazione dell’effetto
antipertensivo. Come con gli ACE-Inibitori, l’uso simultaneo di antagonisti
dell’angiotensina-II e di farmaci antinfiammatori non steroidei può portare ad
un maggiore rischio di peggioramento della funzione renale, inclusa possibile
insufficienza renale acuta, e ad un aumento del potassio sierico particolarmente
in pazienti con preesistente modesta funzione renale. La combinazione deve
essere somministrata con cautela, specialmente negli anziani. I pazienti devono
essere adeguatamente idratati e dopo l’inizio della terapia combinata si deve
considerare il monitoraggio della funzione renale, da effettuare periodicamente
in seguito.

Ulteriori informazioni sulle interazioni di irbesartan:
negli studi clinici, la farmacocinetica dell’irbesartan non è stata influenzata
dall’idroclorotiazide Irbesartan è principalmente metabolizzato da CYP2C9 e per
una quota minore attraverso la glucuronizzazione. Non sono state osservate
interazioni farmacocinetiche o farmacodinamiche significative in seguito a
somministrazioni concomitanti di irbesartan con warfarin, un medicinale
metabolizzato del CYP2C9. Gli effetti degli induttori CYP2C9, come la
rifampicina, sulla farmacocinetica dell’irbesartan non sono stati valutati. La
farmacocinetica della digossina non è stata alterata dalla somministrazione
concomitante di irbesartan.

Ulteriori informazioni sulle interazioni di idroclorotiazide:
quando somministrati in concomitanza, i seguenti farmaci possono interagire con
i diuretici tiazidici:

Alcool:
si può verificare il potenziamento dell’ipotensione ortostatica;

Medicinali antidiabetici (antidiabetici orali e insulina):
può essere richiesto un aggiustamento posologico dell’antidiabetico (vedere
paragrafo 4.4);

Colestiramina e colestipol:
l’assorbimento di idroclorotiazide è alterato in presenza delle resine a scambio
anionico;

Corticosteroidi, ACTH:
può essere aumentata la deplezione degli elettroliti, in particolare del
potassio;

Glicosidi digitalici:
l’ipopotassiemia e l’ipomagnesiemia indotta dai tiazidici favoriscono la
comparsa di aritmie cardiache da digitale (vedere paragrafo 4.4);

Farmaci antinfiammatori non steroidei:
in alcuni pazienti la somministrazione di un farmaco antinfiammatorio non
steroideo può ridurre gli effetti diuretici, sodiuretici e antipertensivi dei
diuretici tiazidici;

Amine pressorie (es. noradrenalina):
l’effetto delle amine pressorie può essere diminuito, ma non tanto da
precluderne l’uso;

Miorilassanti muscolo-scheletrici non depolarizzanti (es. tubocurarina):
l’effetto dei rilassanti muscolo-scheletrici non depolarizzanti può essere
potenziato dall’idroclorotiazide;

Medicinali antigottosi:
potrà essere necessario un aggiustamento posologico dei medicinali antigottosi
visto che l’idroclorotiazide può aumentare i livelli sierici di acido urico. Un
aumento nel dosaggio di probenecid o sulfinpirazone può essere necessario. La
somministrazione contemporanea di diuretici tiazidici può aumentare l’incidenza
di reazioni di ipersensibilità all’allopurinolo;

Sali di calcio:
i diuretici tiazidici possono aumentare i livelli sierici di calcio a causa
della ridotta escrezione. Se è necessario somministrare supplementi di calcio o
medicinali risparmiatori di calcio (es. terapia con vitamina D), la calcemia
deve essere controllata ed il dosaggio di calcio modificato di conseguenza;

Altre interazioni:
i tiazidici possono aumentare l’effetto iperglicemico dei beta-bloccanti e del
diazossido. I farmaci anticolinergici (es. atropina, beperiden), possono
aumentare la biodisponibilità dei diuretici di tipo tiazidico attraverso una
diminuzione della motilità gastrointestinale e della velocità di svuotamento
gastrico. I tiazidici possono aumentare il rischio di effetti indesiderati da
amantidina. I tiazidici possono ridurre l’escrezione renale di medicinali
citotossici (es. ciclofosfamide, metotressato) e potenziare il loro effetto
mielodepressivo.

04.6 Gravidanza e allattamento

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Gravidanza:
L’ uso degli antagonisti del recettore dell’angiotensina II (AIIRA), non è
raccomandato durante il primo trimestre di gravidanza (vedere paragrafo 4.4).
L’ uso degli AIIRA è controindicato durante il secondo ed il terzo trimestre
di gravidanza (vedere paragrafi 4.3 e 4.4).

L’evidenza epidemiologica sul rischio di teratogenicità a seguito
dell’esposizione ad ACE inibitori durante il primo trimestre di gravidanza non
ha dato risultati conclusivi; tuttavia non può essere escluso un lieve aumento
del rischio. Sebbene non siano disponibili dati epidemiologici controllati sul
rischio con antagonisti del recettore dell’angiotensina II (AIIRA), un simile
rischio può esistere anche per questa classe di medicinali. Per le pazienti che
stanno pianificando una gravidanza si deve ricorrere ad un trattamento
antipertensivo alternativo, con comprovato profilo di sicurezza per l’ uso in
gravidanza, a meno che non sia considerato essenziale il proseguimento della
terapia con un AIIRA. Quando viene diagnosticata una gravidanza, il trattamento
con AIIRA deve essere immediatamente interrotto e, se appropriato, si deve
essere iniziare una terapia alternativa.

E’ noto che nella donna l’esposizione ad AIIRA durante il secondo ed il terzo
trimestre induce tossicità fetale (ridotta funzionalità renale, oligoidramnios,
ritardo nell’ossificazione del cranio) e tossicità neonatale (insufficienza
renale, ipotensione, iperkaliemia) (vedere anche paragrafo 5.3). Se dovesse
verificarsi un’esposizione ad un AIIRA dal secondo trimestre di gravidanza, si
raccomanda un controllo ecografico della funzionalità renale e del cranio.

I neonati le cui madri abbiano assunto AIIRA devono essere attentamente seguiti
per quanto riguarda l’ipotensione (vedere paragrafi 4.3 e 4.4).

I tiazidici attraversano la barriera placentare e si ritrovano nel cordone
ombelicale potendo determinare una diminuzione della perfusione placentare,
alterazioni a carico degli elettroliti del feto ed altre possibili reazioni
osservate negli adulti. È stato documentato come l’uso da parte della madre di
tiazidici abbia causato casi di trombocitopenia neonatale o ittero fetale o
neonatale. Dato che Irbesartan/Idroclorotiazide Teva contiene idroclorotiazide,
non se ne raccomanda l’uso durante il primo trimestre di gravidanza. Dovrebbe
essere considerato il passaggio ad un appropriato trattamento alternativo prima
di pianificare una gravidanza.

Allattamento:
Poiché non sono disponibili dati riguardanti l’uso di
Irbesartan/Idroclorotiazide Teva durante l’allattamento,
Irbesartan/Idroclorotiazide Teva non è raccomandato e sono da preferire
trattamenti alternativi con comprovato profilo di sicurezza per l’uso durante
l’allattamento, specialmente in caso di allattamento di neonati e prematuri.

04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

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Non sono stati effettuati studi sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso
di macchinari. In relazione alle sue proprietà farmacodinamiche è improbabile
che Irbesartan/Idroclorotiazide Teva influenzi tali capacità. In caso di guida
di veicoli o uso di macchinari, è da tener presente che occasionalmente
vertigini o stanchezza possono verificarsi durante il trattamento
dell’ipertensione.

04.8 Effetti indesiderati

Indice

Associazione irbesartan/idroclorotiazide:

Nella Tabella 1 sono riportate le reazioni avverse da segnalazioni spontanee
ed osservate negli studi clinici controllati verso placebo in cui 898 pazienti
ipertesi hanno ricevuto varie dosi (intervallo: da 37,5 mg/6,25 mg fino a 300
mg/25 mg di irbesartan/idroclorotiazide).

La frequenza delle reazioni avverse descritte di seguito è definita attraverso
la seguente convenzione: molto comune (≥ 1/10); comune (da ≥ 1/100 a < 1/10);
non comune (da ≥ 1/1.000 a < 1/100); raro (da ≥ 1/10.000 a < 1/1.000); molto
raro (< 1/10.000). All’interno di ciascuna classe di frequenza, gli effetti
indesiderati sono riportati in ordine decrescente di gravità.

Tabella 1: Reazioni avverse da studi clinici controllati verso placebo e
segnalazioni *

Classificazione per sistemi e per organiFrequenzaEffetti indesiderati
Esami diagnosticiComuneIperazotemia, aumento della creatinina e della creatinchinasi
Non comuneDiminuzione dei livelli sierici di potassio e di sodio
Patologie cardiacheNon comuneSincope, ipotensione, tachicardia, edema
Patologie del sistema nervosoComuneCapogiro
Non comuneCapogiro ortostatico
Non notaCefalea
Patologie dell’orecchio e del labirintoNon notaTinnito
Patologie respiratorie, toraciche e mediastinicheNon notaTosse
Patologie gastrointestinaliComuneNausea/vomito
Non comuneDiarrea
Non notaDispepsia, disgeusia
Patologie renali e urinarieComuneDisturbi della minzione
Non notaAlterazione della funzione renale, inclusi casi isolati di insufficienza
renale in pazienti a rischio (vedere paragrafo 4.4)
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivoNon comuneGonfiore delle estremità
Non notaArtralgia, mialgia
Disturbi del metabolismo e della nutrizioneNon notaIperpotassiemia
Patologie vascolariNon comuneFlushing
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di sommininstrazioneComuneAffaticamento
Disturbi del sistema immunitarioNon notaCasi di reazioni d’ipersensibilità come angioedema, rash, orticaria
Patologie epatobiliariNon notaEpatite, disfunzione epatica
Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammellaNon comuneDisfunzioni sessuali, cambiamenti nella libido

* La frequenza delle reazioni avverse riportate da segnalazioni spontanee è
indicata come "non nota"

Informazioni aggiuntive sui singoli componenti: in aggiunta alle reazioni
avverse descritte sopra per la combinazione, altre reazioni avverse riportate
precedentemente con uno dei componenti possono essere potenziali reazioni
avverse con Irbesartan/Idroclorotiazide Teva. Nelle Tabelle 2 e 3 che seguono,
sono elencate le reazioni avverse riportate con i singoli componenti di
Irbesartan/Idroclorotiazide Teva.

Tabella 2: Reazioni avverse riportate con l’uso di irbesartan in monoterapia
Tabella 3: Reazioni avverse (indipendentemente dalla relazione col medicinale)
riportate con l’uso di idroclorotiazide in monoterapia

Classificazione per sistemi e per organiFrequenzaEffetti indesiderati
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di sommininstrazioneNon comuneDolore toracico

Tabella 3: Reazioni avverse (indipendentemente dalla relazione col medicinale) riportate con l’uso di idroclorotiazide in monoterapia

Classificazione per sistemi e per organiFrequenzaEffetti indesiderati
Esami diagnosticiNon notaDisturbi dell’equilibrio elettrolitico (inclusa ipopotassiemia e
iposodiemia, vedere paragrafo 4.4), iperuricemia, glicosuria, iperglicemia,
aumento del colesterolo e dei trigliceridi
Patologie cardiacheNon notaAritmie cardiache
Patologie del sistema emolinfopoieticoNon notaAnemia aplastica, mielodepressione, neutropenia/agranulocitosi, anemia
emolitica, leucopenia, trombocitopenia
Patologie del sistema nervosoNon notaCapogiro, parestesie, sensazione di testa leggera, agitazione
Patologie dell’occhioNon notaVisione offuscata transitoria, xantopsia
Patologie respiratorie, toraciche e mediastinicheNon notaDifficoltà respiratoria (inclusa polmonite ed edema polmonare)
Patologie gastrointestinaliNon notaPancreatite, anoressia, diarrea, costipazione, irritazione gastrica,
scialoadenite, perdita dell’appetito
Patologie renali e urinarieNon notaNefrite interstiziale, disfunzione renale
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo:Non notaReazioni anafilattiche, necrolisi epidermica tossica, angioite necrotizzante
(vasculiti, vasculiti cutanee), reazioni cutanee simil-lupus eritematoso,
riattivazione del lupus eritematoso cutaneo, reazioni di fotosensibilità, rash,
orticaria
Patologie del sistema muscoloschelestrico e del tessuto connettivoNon notaDebolezza, spasmi muscolari
Patologie vascolariNon notaIpotensione posturale
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazioneNon notaFebbre
Patologie epatobiliariNon notaIttero (ittero colestatico intraepatico)
Disturbi psichiatriciNon notaDepressione, disturbi del sonno

Gli eventi avversi dose dipendenti dell’idroclorotiazide (soprattutto
disordini elettrolitici) possono aumentare con l’incremento graduale del suo
dosaggio.

04.9 Sovradosaggio

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Non sono disponibili informazioni specifiche sul trattamento del
sovradosaggio da irbesartan e idroclorotiazide in associazione. Il paziente
deve essere attentamente monitorato, il trattamento dovrà essere sintomatico e
di supporto e dipenderà dal tempo trascorso dall’ingestione e dalla gravità
dei sintomi. Le misure suggerite includono induzione del vomito e/o lavanda
gastrica. Nel trattamento del sovradosaggio può essere utilizzato il carbone
attivo. Gli elettroliti sierici e la creatinina devono essere frequentemente
controllati. Se sopraggiunge ipotensione il paziente deve essere posto supino
e prontamente reintegrato con sali e liquidi.

Le principali manifestazioni da sovradosaggio di irbesartan sono ipotensione
e tachicardia; potrebbe verificarsi anche bradicardia.

Il sovradosaggio da idroclorotiazide è associato a deplezione elettrolitica
(ipopotassiemia, ipocloremia, iposodiemia) e disidratazione conseguente a
diuresi eccessiva. I principali segni e sintomi da sovradosaggio sono nausea e
sonnolenza. L’ipopotassiemia può determinare spasmi muscolari e/o accentuare
aritmie cardiache associate all’uso concomitante di glicosidi digitalici o di
alcuni medicinali anti-aritmici.

Irbesartan non è dializzabile. La quantità di idroclorotiazide rimossa per
emodialisi non è nota.

05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

05.1 Proprietà farmacodinamiche

Indice
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Categoria farmacoterapeutica: antagonisti dell’angiotensina-II,
associazioni
Codice ATC: C09D A04.

Irbesartan/Idroclorotiazide Teva è un’associazione di un antagonista dei
recettori dell’angiotensina-II, l’irbesartan e un diuretico tiazidico,
l’idroclorotiazide. L’associazione di questi principi attivi determina un
effetto antipertensivo additivo, riducendo la pressione arteriosa in misura
maggiore dei singoli componenti.

L’irbesartan è un antagonista, potente e selettivo, dei recettori
dell’angiotensina-II (sottotipo AT1), attivo per somministrazione orale. Il
farmaco si ritiene che blocchi tutti gli effetti dell’angiotensina-II mediati
dai recettori AT1, e ciò indipendentemente dall’origine o dalla via di sintesi
dell’angiotensina-I. L’antagonismo selettivo per i recettori
dell’angiotensina-II (AT1) provoca un aumento dei livelli plasmatici di renina e
angiotensina-II ed una riduzione nella concentrazione plasmatica
dell’aldosterone. In pazienti non a rischio di squilibrio elettrolitico (vedere
paragrafi 4.4 e 4.5) la potassiemia non viene invece sostanzialmente modificata
da irbesartan in monoterapia, ai dosaggi raccomandati. L’irbesartan non inibisce
l’ACE (chininasi-II), un enzima che genera angiotensina-II e degrada la
bradichinina con produzione di metaboliti inattivi. L’irbesartan non richiede
un’attivazione metabolica per esercitare la propria attività farmacologica.

L’idroclorotiazide è un diuretico tiazidico. Il meccanismo tramite il quale i
diuretici tiazidici esplicano i loro effetti antipertensivi non è completamente
noto. I tiazidici agiscono sui meccanismi tubulari renali del riassorbimento
degli elettroliti, aumentando in modo diretto l’escrezione di sodio e cloruro in
quantità sostanzialmente equivalenti. L’azione diuretica di idroclorotiazide
riduce il volume plasmatico, aumenta l’attività della renina plasmatica, e
aumenta la secrezione di aldosterone, con il conseguente aumento di perdita di
potassio e bicarbonato urinari e diminuzione del potassio sierico.
Presumibilmente bloccando il sistema renina-angiotensina-aldosterone, la
somministrazione concomitante di irbesartan tende a correggere la perdita di
potassio associata a questi diuretici. Con idroclorotiazide, la diuresi ha
inizio entro 2 ore, il picco si presenta circa alla quarta ora, e l’effetto dura
6-12 ore circa.

All’interno del range terapeutico, l’associazione di idroclorotiazide e
irbesartan determina una riduzione additiva dose-dipendente della pressione
arteriosa. L’aggiunta di 12,5 mg di idroclorotiazide a 300 mg di irbesartan in
monosomministrazione giornaliera in pazienti non adeguatamente controllati con
irbesartan 300 mg in monoterapia ha determinato una ulteriore riduzione di 6,1
mmHg della pressione arteriosa diastolica rispetto al placebo (24 ore dopo la
somministrazione). L’associazione di irbesartan 300 mg e idroclorotiazide 12,5
mg determina una riduzione complessiva della pressione arteriosa
sistolica/diastolica, rispetto al placebo, fino a 13,6/11,5 mmHg.

Dati clinici limitati (7 su 22 pazienti) suggeriscono che i pazienti non
controllati con la combinazione 300 mg/12,5 mg possono rispondere quando
trattati con la combinazione 300 mg/25 mg. In questi pazienti è stato osservato
un effetto ipotensivo superiore sia sulla pressione arteriosa sistolica (PAS)
che sulla pressione arteriosa diastolica (PAD) (rispettivamente 13,3 e 8,3
mmHg).

In pazienti con ipertensione lieve-moderata la monosomministrazione
giornaliera di 150 mg irbesartan e 12,5 mg di idroclorotiazide ha prodotto una
riduzione media di 12,9/6,9 mmHg nella pressione arteriosa sistolica/diastolica
rispetto al placebo (24 ore dopo la somministrazione). Il picco antipertensivo
viene raggiunto dopo 3-6 ore. Il monitoraggio continuo nelle 24 ore della
pressione arteriosa evidenzia che l’associazione 150 mg di irbesartan e 12,5 mg
di idroclorotiazide in monosomministrazione giornaliera produce una simile
riduzione nei valori pressori nelle 24 ore, con una media di riduzione
sistolica/diastolica, rispetto al placebo, nelle 24 ore di 15,8/10,0 mmHg.
Misurato con monitoraggio continuo nelle 24 ore l’effetto valle/picco di
irbesartan/idroclorotiazide 150 mg/12,5 mg è stato del 100 %. Misurato col
bracciale durante visita ambulatoriale l’effetto valle/picco è stato del 68 % e
del 76 % per irbesartan/idroclorotiazide 150 mg/12,5 mg e
irbesartan/idroclorotiazide 300 mg/12,5 mg, rispettivamente. Questi effetti sono
stati osservati durante le 24 ore senza eccessivo abbassamento della pressione
arteriosa al picco e sono coerenti con gli abbassamenti sicuri ed efficaci
ottenuti con somministrazione unica giornaliera.

In pazienti non sufficientemente controllati con 25 mg di idroclorotiazide in
monoterapia, l’aggiunta di irbesartan ha prodotto una ulteriore riduzione media
nei valori sistolici/diastolici, rispetto al placebo, di 11,1/7,2 mmHg.

L’effetto antipertensivo di irbesartan in associazione con idroclorotiazide
si manifesta dopo la prima dose ed è evidente entro 1-2 settimane, con un
massimo dell’effetto ottenibile entro 6-8 settimane. Negli studi a lungo
termine, l’effetto di irbesartan e idroclorotiazide risulta costante per più di
un anno. Sebbene non specificatamente studiato con irbesartan/idroclorotiazide,
l’ipertensione rebound non è stata osservata né con irbesartan né con
idroclorotiazide.

L’effetto della combinazione di irbesartan ed idroclorotiazide sulla
morbilità e la mortalità non è stato studiato. Studi epidemiologici hanno
mostrato che il trattamento a lungo termine con idroclorotiazide riduce il
rischio di mortalità e morbilità cardiovascolare.

L’efficacia di irbesartan/idroclorotiazide non è influenzata dall’età o dal
sesso. Come avviene con altri medicinali che agiscono sul sistema
renina-angiotensina, pazienti neri ipertesi rispondono notevolmente meno ad
irbesartan in monoterapia. Quando irbesartan viene somministrato insieme a basse
dosi di idroclorotiazide (es. 12,5 mg/die), la risposta antipertensiva nei
pazienti neri si approssima a quella dei pazienti non neri.

L’efficacia e la sicurezza di irbesartan/idroclorotiazide come terapia
iniziale per l’ipertensione grave (definita come SeDBP ≥ 110 mmHg) è stata
valutata in uno studio multicentrico, randomizzato, doppio-cieco, con controllo
attivo, di 8 settimane e a bracci paralleli. Un totale di 697 pazienti sono
stati randomizzati in un rapporto 2 a 1 a ricevere o irbesartan/idroclorotiazide
150 mg/12,5 mg o irbesartan 150 mg che veniva titolato sistematicamente (prima
di trovare la risposta alla dose minima) e dopo una settimana di
irbesartan/idroclorotiazide 300 mg/25 mg o irbesartan 300 mg, rispettivamente.

Lo studio ha reclutato 58 % pazienti di sesso maschile. L’età media dei
pazienti era di 52,5 anni, il 13 % era ≥ 65 anni di età e solo il 2 % era ≥ 75
anni di età. Il dodici percento (12 %) dei pazienti era diabetico, il 34 % era
dislipidemico e la patologia cardiovascolare più frequente era l’angina pectoris
stabile presente nel 3,5 % dei soggetti studiati.

L’obiettivo primario di questo studio era confrontare la percentuale di
pazienti in cui la SeDBP raggiungeva il controllo (SeDBP < 90 mmHg) dopo 5
settimane di trattamento. Nel quarantasette percento (47,2 %) dei pazienti in
terapia combinata si raggiungeva una SeDBP < 90 mmHg rispetto al 33,2 % dei
pazienti del gruppo irbesartan (p = 0,0005). La pressione media di base era
approssimativamente di 172/113 mmHg in ciascun gruppo di trattamento e si
verificava una riduzione dell’ SeSBP/SeDBP a 5 settimane di 30,8/24,0 mmHg e
21,1/19,3 mmHg rispettivamente per il gruppo irbesartan/idroclorotiazide e
irbesartan in monoterapia (p < 0,0001).

La qualità e l’incidenza degli effetti avversi registrata per i pazienti
trattati con la terapia combinata era simile al profilo degli eventi avversi per
i pazienti in monoterpia. Durante le 8 settimane di trattamento, non sono stati
riportati casi di sincope in entrambi i gruppi trattati. Si sono verificati 0,6
% e 0 % di casi di ipotensione e 2,8 % e 3,1 % casi di capogiro come eventi
avversi riportati nel gruppo di pazienti in terapia combinata e in monoterapia,
rispettivamente.

05.2 Proprietà farmacocinetiche

Indice
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La somministrazione concomitante di idroclorotiazide e irbesartan non ha
alcuna influenza sulla farmacocinetica di entrambi.

Irbesartan e idroclorotiazide sono attivi per via orale come tali e non
richiedono biotrasformazione per essere attivi. Dopo somministrazione orale di
irbesartan/idroclorotiazide, la biodisponibilità orale assoluta è del 60-80 %
per l’irbesartan e 50-80 % per l’idroclorotiazide. Il cibo non influenza la
biodisponibilità di irbesartan/idroclorotiazide. La concentrazione plasmatica
massima viene raggiunta dopo 1,5-2 ore dalla somministrazione orale per
l’irbesartan e 1-2,5 ore per l’idroclorotiazide.

Il legame proteico è approssimativamente pari al 96 % con una quota di legame
alle cellule ematiche del tutto trascurabile. Il volume di distribuzione
dell’irbesartan è di 53-93 litri. Il legame proteico per l’idroclorotiazide è
del 68 %, con volume di distribuzione apparente di 0,83-1,14 l/kg.

Irbesartan, nell’intervallo di dosaggio da 10-600 mg, mostra una
farmacocinetica lineare e proporzionale al dosaggio. È stato osservato un
incremento meno che proporzionale nell’assorbimento orale alle dosi superiori ai
600 mg; il meccanismo con cui ciò si determina risulta sconosciuto. La clearance
corporea totale e quella renale sono rispettivamente di 157-176 e 3,0-3,5
ml/min. L’emivita di eliminazione terminale di irbesartan è di 11-15 ore. Le
concentrazioni plasmatiche allo steady-state sono raggiunte entro 3 giorni
dall’inizio delle monosomministrazioni giornaliere. Un ridotto accumulo di
irbesartan (< 20 %) viene osservato nel plasma dopo ripetute
monosomministrazioni giornaliere. In uno studio, sono state osservate
concentrazioni plasmatiche leggermente superiori nelle pazienti ipertese. In
ogni caso, non sono emerse differenze nell’emivita né nell’accumulo di
irbesartan. Non sono necessari aggiustamenti del dosaggio nelle pazienti. I
valori di AUC e Cmax dell’irbesartan sono risultati leggermente superiori anche
in pazienti anziani (≥ 65 anni) rispetto ai soggetti giovani (18-40 anni).
Comunque l’emivita finale non è risultata significativamente modificata. Non
sono necessari, nei pazienti anziani, aggiustamenti del dosaggio. L’emivita
plasmatica media di idroclorotiazide varia tra 5-15 ore.

Dopo somministrazione orale o endovenosa di irbesartan marcato con 14C, una
quota pari a 80-85 % della radioattività plasmatica rilevata è attribuibile a
irbesartan immodificato. Irbesartan viene metabolizzato per via epatica mediante
ossidazione e glucurono-coniugazione. Il principale metabolita circolante
(approssimativamente 6 %) è l’irbesartan glucuronide. Studi in vitro indicano
che irbesartan viene principalmente ossidato tramite il citocromo P450-enzima
CYP2C9; l’isoenzima CYP3A4 ha un effetto trascurabile. L’irbesartan e i suoi
metaboliti vengono eliminati sia per via biliare sia renale. Dopo
somministrazione orale o endovenosa di irbesartan 14C, il 20 % circa della
radioattività può essere rinvenuto nelle urine, mentre il rimanente è rilevabile
nelle feci. Meno del 2 % della dose assunta viene escreta nelle urine come
irbesartan immodificato. L’idroclorotiazide non viene metabolizzata ma viene
eliminata rapidamente per via renale. Almeno il 61 % della dose orale viene
eliminata immodificata nelle 24 ore. L’idroclorotiazide attraversa la placenta,
ma non è in grado di attraversare la barriera emato-encefalica, ed è escreta nel
latte materno.

Insufficienza renale:
in soggetti con insufficienza renale o in pazienti
emodializzati, i parametri di farmacocinetica di irbesartan non risultano
significativamente modificati. Irbesartan non viene rimosso durante il processo
di emodialisi. Viene riportato che nei pazienti con clearance della creatinina <
20 ml/min, l’emivita di eliminazione dell’idroclorotiazide aumenta a 21 ore.

Insufficienza epatica:
in soggetti con cirrosi di grado lieve-moderato, i
parametri di farmacocinetica di irbesartan non risultano significativamente
modificati. Non sono stati condotti studi su pazienti con insufficienza epatica
grave.

05.3 Dati preclinici di sicurezza

Indice

Irbesartan/idroclorotiazide: la potenziale tossicità dell’associazione
irbesartan e idroclorotiazide dopo somministrazione orale è stata valutata in
ratti e macachi in studi fino a 6 mesi. Non ci sono state osservazioni
tossicologiche di rilevanza per l’uso terapeutico umano. Le seguenti
modificazioni, osservate in ratti e macachi trattati con l’associazione
irbesartan/idroclorotiazide a 10/10 e a 90/90 mg/kg/die sono state anche
osservate con uno dei due medicinali in monoterapia e/o erano secondarie a
diminuzioni della pressione arteriosa (non sono state osservate interazioni
tossicologiche significative):

  • modificazioni renali, caratterizzate da lievi aumenti dell’uricemia e
    della creatininemia, e da iperplasia/ipertrofia dell’apparato
    juxtaglomerulare, che sono una conseguenza diretta dell’interazione di
    irbesartan col sistema renina-angiotensina;
  • lievi diminuzioni dei parametri eritrocitari (eritrociti, emoglobina,
    ematocrito);
  • discolorazioni gastriche, ulcere e necrosi focali della mucosa gastrica
    sono state osservate in pochi ratti in uno studio di tossicità a 6 mesi con
    irbesartan somministrato alla dose di 90 mg/kg/die, idroclorotiazide 90
    mg/kg/die e irbesartan/idroclorotiazide 10/10 mg/kg/die. Queste lesioni non
    sono state osservate nei macachi;
  • diminuzioni della potassiemia dovute all’idroclorotiazide e parzialmente
    prevenute quando questa era somministrata insieme con irbesartan.

La maggior parte degli
effetti sopra riportati sembra sia dovuta all’attività farmacologica di irbesartan (blocco dell’inibizione del rilascio di renina indotto
dall’angiotensina-II, con stimolazione delle cellule produttrici di renina) e si
verifica anche con gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina.
Queste osservazioni sembrano non avere rilevanza sui dosaggi terapeutici di
irbesartan/idroclorotiazide impiegati nell’uomo.

Nessun effetto teratogeno è stato osservato in ratti trattati con
l’associazione di irbesartan e di idroclorotiazide alle dosi che producono
tossicità materna. Gli effetti dell’associazione irbesartan/idroclorotiazide
sulla fertilità non sono stati ancora valutati in studi sugli animali, dato che
non si hanno evidenze di effetti sulla fertilità negli animali o nell’uomo sia
con l’irbesartan sia con l’idroclorotiazide, se somministrati da soli. Tuttavia,
un altro antagonista dell’angiotensina-II ha influenzato i parametri di
fertilità quando somministrato da solo, in studi sugli animali. Queste evidenze
sono state osservate anche con basse dosi di questo antagonista
dell’angiotensina-II quando è stato somministrato insieme all’idroclorotiazide.

Non c’è evidenza di mutagenicità o clastogenicità con l’associazione
irbesartan/idroclorotiazide. Il potenziale carcinogenico di irbesartan e
idroclorotiazide in associazione non è stato valutato in studi sugli animali.

Irbesartan:
ai dosaggi utilizzati in clinica non si riscontrano segni di
tossicità sistemica o d’organo bersaglio. In studi di sicurezza non-clinica,
alte dosi di irbesartan (≥250 mg/kg/die nei ratti e ≥ 100 mg/kg/die nei macachi)
hanno causato una riduzione di alcuni parametri eritrocitari (eritrociti,
emoglobina, ematocrito). A dosi molto elevate (≥500 mg/kg/die) sono stati
indotti da irbesartan, nel ratto e nel macaco alterazioni degenerative nei reni
(come nefrite interstiziale, dilatazione tubulare, tubuli basofili, aumentate
concentrazioni plasmatiche di urea e creatinina). Tali effetti vengono
considerati secondari all’effetto ipotensivo del medicinale, che comporta una
diminuita perfusione renale. Inoltre, l’irbesartan ha indotto
iperplasia/ipertrofia delle cellule juxtaglomerulari (≥90 mg/kg/die nei ratti e
≥ 10 mg/kg/die nei macachi). Si considera che tutte queste alterazioni siano
state indotte dall’azione farmacologica di irbesartan. L’iperplasia/ipertrofia
delle cellule renali juxtaglomerulari non sembra avere rilevanza alle dosi
terapeutiche di irbesartan utilizzate nell’uomo. Non sono stati rilevati effetti
di mutagenicità, clastogenicità o carcinogenicità.

Gli studi con irbesartan condotti su animali evidenziano effetti tossici
transitori (dilatazione della pelvi renale, idrouretere e edema sottocutaneo)
nei feti di ratto, che regrediscono dopo la nascita. Nei conigli ai dosaggi in
grado di determinare tossicità materna, compresa la morte, sono stati
riscontrati aborto o precoce riassorbimento dell’embrione. Non sono stati
osservati effetti teratogeni né nel ratto né nel coniglio.

Idroclorotiazide:
sebbene evidenze non certe di genotossicità e
carcinogenicità siano state osservate in alcuni modelli sperimentali, la vasta
esperienza di impiego nell’uomo con idroclorotiazide non ha evidenziato una
correlazione tra il suo impiego e un aumento di neoplasie.

INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

06.1 Eccipienti

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Nucleo della compressa:
Povidone
Amido (di mais) pregelatinizzato
Polossamero 188
Cellulosa microcristallina
Croscarmellosa sodica
Silice colloidale anidra
Magnesio stearato

Rivestimento con film del dosaggio da 150 mg/12,5 mg
Ipromellosa
Titanio diossido
Polietilenglicole 6000 (Macrogol)
Polietilenglicole 400 (Macrogol)
Ferro ossido rosso
Ferro ossido giallo
Ferro ossido nero

06.2 Incompatibilità

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Non pertinente

06.3 Periodo di validità

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2 anni

06.4 Speciali precauzioni per la conservazione

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Blister bianchi opachi in PVC-PVdC – Alluminio: Non conservare a
temperatura superiore ai 30°C.
Blister in Alluminio – Alluminio: Questo
medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione.

06.5 Natura e contenuto della confezione

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Blister bianchi opachi in PVC-PVdC- Alluminio o blister Alluminio –
Alluminio: confezioni da 7, 14, 15, 20, 28, 30, 56, 60, 90, 98 e 100 compresse
rivestite con film e blister perforati per dose unitaria da 50xl compresse
rivestite con film.

E’ possibile che non tutte le confezioni vengano commercializzate.

06.6 Istruzioni per l’uso e la manipolazione

Indice

Il medicinale non utilizzato ed i rifiuti derivati da tale medicinale
devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.

07.0 Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

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Teva Pharma B.V.
Computerweg 10
3542 DR Utrecht
Paesi Bassi

08.0 Numeri delle autorizzazioni all’immissione in commercio

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09.0 Data della prima autorizzazione/Rinnovo dell’autorizzazione

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10.0 Data di revisione del testo

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