Besponsa: Scheda Tecnica e Prescrivibilità

Besponsa

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

Besponsa: ultimo aggiornamento pagina: 20/10/2018 (Fonte: A.I.FA.)

Indice della scheda

Besponsa: la confezione

01.0 Denominazione del medicinale

Pubblicità

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BESPONSA 1 mg polvere per concentrato per soluzione per infusione

02.0 Composizione qualitativa e quantitativa

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Ogni flaconcino contiene 1 mg di inotuzumab ozogamicin.

Dopo la ricostituzione (vedere paragrafo 6.6), 1 ml di soluzione contiene 0,25 mg di inotuzumab ozogamicin.

Inotuzumab ozogamicin è un anticorpo farmaco coniugato (ADC) composto da un anticorpo monoclonale IgG4 kappa anti-CD22 umanizzato ricombinante (prodotto nelle cellule ovariche di criceto cinese mediante tecnologia del DNA ricombinante) legato in modo covalente a N-acetil- gamma-caliceamicin dimetilidrazide.

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

03.0 Forma farmaceutica

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Polvere per concentrato per soluzione per infusione.

Tavoletta o polvere liofilizzata, di colore da bianco a biancastro.

04.0 INFORMAZIONI CLINICHE

04.1 Indicazioni terapeutiche

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BESPONSA è indicato in monoterapia per il trattamento di pazienti adulti con leucemia linfoblastica acuta (LLA) da precursori delle cellule B CD22-positivi, recidivante o refrattaria. I pazienti adulti con LLA da precursori delle cellule B, recidivante o refrattaria, positiva per il cromosoma Philadelphia (Ph+), devono aver fallito il trattamento con almeno un inibitore della tirosinchinasi (TKI) .

04.2 Posologia e modo di somministrazione

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BESPONSA deve essere somministrato sotto la supervisione di un medico esperto nell’utilizzo di medicinali antineoplastici e in un ambiente in cui siano prontamente disponibili le apparecchiature per la rianimazione.

Nel considerare l’uso di BESPONSA come trattamento della LLA a cellule B, recidivante o refrattaria, è richiesta la positività basale del CD22 > 0% usando un test validato e sensibile prima di iniziare il trattamento (vedere paragrafo 5.1).

Per i pazienti con linfoblasti circolanti, si raccomanda prima della dose iniziale la citoriduzione con una combinazione di idrossiurea, steroidi e/o vincristina per ottenere una conta dei blasti periferici

≤ 10.000/mm3.

Prima della somministrazione, si raccomanda la premedicazione con un corticosteroide, un antipiretico e un antistaminico (vedere paragrafo 4.4).

Per i pazienti con un elevato carico tumorale, prima della somministrazione si raccomandano premedicazione per ridurre i livelli di acido urico e idratazione (vedere paragrafo 4.4).

I pazienti devono essere tenuti sotto osservazione durante e per almeno 1 ora dopo la fine dell’infusione per monitorare sintomi di reazioni da infusione (vedere paragrafo 4.4).

Posologia

BESPONSA deve essere somministrato in cicli da 3 a 4 settimane.

Per i pazienti che procedono al trapianto di cellule staminali ematopoietiche (HSCT), la durata raccomandata del trattamento è di 2 cicli. Un terzo ciclo potrebbe essere considerato per i pazienti che non raggiungono una remissione completa (CR) o una remissione completa con recupero ematologico incompleto (CRi) e una negatività della malattia minima residua (MRD) dopo 2 cicli (vedere paragrafo 4.4). Per i pazienti che non procedono al HSCT, possono essere somministrati ulteriori cicli di trattamento, fino a un massimo di 6 cicli. I pazienti che non raggiungono una CR/CRi entro 3 cicli devono interrompere il trattamento.

La Tabella 1 mostra i regimi di dosaggio raccomandati.

Per il primo ciclo, la dose totale raccomandata di BESPONSA per tutti i pazienti è di 1,8 mg/m2 per ciclo, somministrata in 3 dosi separate nei Giorni 1 (0,8 mg/m2), 8 (0,5 mg/m2) e 15 (0,5 mg/m2). Il Ciclo 1 dura 3 settimane, ma può essere esteso a 4 settimane se il paziente raggiunge una CR o una CRi e/o per consentire il recupero dalla tossicità.

Per i cicli successivi, la dose totale raccomandata di BESPONSA è di 1,5 mg/m2 per ciclo, somministrata in 3 dosi separate nei Giorni 1 (0,5 mg/m2), 8 (0,5 mg/m2) e 15 (0,5 mg/m2), per i pazienti che raggiungono una CR/CRi oppure 1,8 mg/m2 per ciclo, somministrata in 3 dosi separate nei Giorni 1 (0,8 mg/m2), 8 (0,5 mg/m2) e 15 (0,5 mg/m2), per i pazienti che non raggiungono una CR/CRi. I cicli successivi durano 4 settimane.

Tabella 1. Regime di dosaggio per il Ciclo 1 e i cicli successivi in base alla risposta al trattamento

Giorno 1 Giorno 8a Giorno 15a
Regime di dosaggio per il Ciclo 1
Tutti i pazienti:
Dose (mg/m2) 0,8 0,5 0,5
Durata del ciclo 21 giornib
Regime di dosaggio per i cicli successivi in base alla risposta al trattamento
Pazienti che hanno raggiunto una CRc o CRid:
Dose (mg/m2) 0,5 0,5 0,5
Durata del ciclo 28 giornie
Pazienti che non hanno raggiunto una CRc o CRid:
Dose (mg/m2) 0,8 0,5 0,5
Durata del ciclo 28 giornie

Abbreviazioni: ANC = conta assoluta dei neutrofili; CR = remissione completa; CRi = remissione completa con recupero ematologico incompleto.

a +/- 2 giorni (far trascorrere almeno 6 giorni tra una dose e l’altra).

b Per i pazienti che raggiungono una CR/CRi e/o per consentire il recupero dalla tossicità, la durata del ciclo può essere estesa fino a 28 giorni (ovvero, 7 giorni di intervallo senza trattamento a partire dal Giorno 21).

c La CR è definita come < 5% di blasti nel midollo osseo e assenza di blasti leucemici nel sangue periferico, pieno recupero della conta del sangue periferico (piastrine ≥ 100 × 109/L e ANC ≥ 1 × 109/L) e risoluzione

di eventuale malattia extramidollare.

d La CRi è definita come < 5% di blasti nel midollo osseo e assenza di blasti leucemici nel sangue periferico, recupero parziale della conta del sangue periferico (piastrine < 100 × 109/L e/o ANC < 1 × 109/L) e risoluzione di eventuale malattia extramidollare.

e Intervallo di sospensione del trattamento di 7 giorni a partire dal Giorno 21.

Modifiche della dose

La modifica della dose di BESPONSA può essere necessaria in base alla sicurezza e alla tollerabilità dei singoli soggetti (vedere paragrafo 4.4). La gestione di alcune reazioni avverse da farmaco può richiedere sospensioni della somministrazione e/o riduzioni della dose oppure interruzione permanente di BESPONSA (vedere paragrafì 4.4 e 4.8). Se la dose viene ridotta a causa di tossicità correlata a BESPONSA, la dose non deve essere aumentata nuovamente.

La Tabella 2 e Tabella 3 mostrano le linee guida di modifica della dose per tossicità ematologiche e non-ematologiche, rispettivamente. Le dosi di BESPONSA all’interno di un ciclo di trattamento (ovvero Giorni 8 e/o 15) non devono essere interrotte a causa di neutropenia o trombocitopenia, ma le interruzioni del dosaggio all’interno di un ciclo sono raccomandate in caso di tossicità non- ematologiche.

Tabella 2. Modifiche della dose per tossicità ematologiche all’inizio di un ciclo di trattamento (Giorno 1)

Tossicità ematologica Tossicità e modifica/modifiche della dose
Livelli prima del trattamento con BESPONSA:
L’ANC era ≥ 1 × 109/L Se l’ANC diminuisce, sospendere il successivo ciclo di trattamento fino al recupero dell’ANC a ≥ 1 × 109/L.
La conta piastrinica era
≥ 50 × 109/La
Se la conta piastrinica diminuisce, sospendere il successivo ciclo di trattamento fino al recupero della conta piastrinica a
≥ 50 × 109/La.
L’ANC era < 1 × 109/L e/o la
conta piastrinica era
< 50 × 109/La
Se l’ANC e/o la conta piastrinica diminuisce, sospendere il successivo ciclo di trattamento fino a quando non si verifichi almeno una delle seguenti condizioni:

Recupero dell’ANC e della conta piastrinica almeno ai livelli basali del ciclo precedente, oppure

Recupero dell’ANC a ≥ 1 × 109/L e della conta piastrinica a ≥ 50 × 109/La, oppure

Malattia stabile o migliorata (sulla base della valutazione del midollo osseo più recente) e la riduzione di ANC e conta piastrinica è considerata correlata alla malattia di base (non considerata come tossicità correlata a BESPONSA).

Abbreviazione: ANC = conta assoluta dei neutrofili.

a La conta piastrinica utilizzata per la somministrazione deve essere indipendente dalla trasfusione di sangue.

Tabella 3. Modifiche della dose per tossicità non-ematologiche in qualsiasi momento durante il trattamento

Tossicità non-ematologica Modifica/modifiche della dose
VOD/SOS o altra tossicità epatica grave Interrompere definitivamente il trattamento (vedere paragrafo 4.4).
Bilirubina totale > 1,5 × ULN e AST/ALT > 2,5 × ULN Sospendere la somministrazione fino al recupero della bilirubina totale a ≤ 1,5 × ULN e di AST/ALT a ≤ 2,5 × ULN prima di ogni dose a meno che non sia dovuta a malattia di Gilbert o emolisi.
Interrompere definitivamente il trattamento se la bilirubina totale non torna a ≤ 1,5 × ULN o AST/ALT non torna a ≤ 2,5 × ULN (vedere paragrafo 4.4).
Reazione da infusione Sospendere l’infusione e iniziare un’appropriata gestione medica.
A seconda della gravità della reazione da infusione, considerare l’interruzione dell’infusione o la somministrazione di steroidi e antistaminici.
Per reazioni gravi o pericolose per la vita, interrompere definitivamente il trattamento (vedere paragrafo 4.4).
Tossicità non-ematologica di grado ≥ 2a (correlata a BESPONSA) Sospendere il trattamento fino al recupero al Grado 1 o ai livelli di grado pre-trattamento prima di ogni dose.

Abbreviazioni: ALT = alanina aminotransferasi; AST = aspartato aminotransferasi; ULN = limite superiore della norma; VOD/SOS = malattia veno-occlusiva/sindrome da ostruzione sinusoidale.

a Grado di gravità in base ai National Cancer Institute Common Terminology Criteria for Adverse Events (NCI CTCAE) versione 3.0.

La Tabella 4 mostra le linee guida sulla modifica della dose a seconda della durata delle sospensioni della somministrazione a causa della tossicità.

Tabella 4. Modifiche della dose a seconda della durata della sospensione della somministrazione a causa della tossicità

Durata della sospensione della somministrazione a causa della tossicità Modifica/modifiche della dose
< 7 giorni (all’interno di un ciclo) Sospendere la dose successiva (far trascorrere almeno 6 giorni tra una dose e l’altra).
≥ 7 giorni Omettere la dose successiva all’interno del ciclo.
≥ 14 giorni Una volta raggiunto un recupero adeguato, ridurre la dose totale del 25% per il ciclo successivo.
Se è necessaria un’ulteriore modifica della dose, ridurre il numero di dosi a 2 per ciclo per i cicli successivi.
Se una diminuzione del 25% della dose totale seguita da una diminuzione a 2 dosi per ciclo non è tollerata, interrompere definitivamente il trattamento.
> 28 giorni Prendere in considerazione l’interruzione permanente di BESPONSA.

Popolazioni speciali

Pazienti anziani

Non è necessario alcun aggiustamento della dose iniziale in base all’età (vedere paragrafo 5.2).

Compromissione epatica

Non è necessario alcun aggiustamento della dose iniziale nei pazienti con compromissione epatica definita da bilirubina totale ≤ 1,5 × limite superiore della norma (ULN) e aspartato aminotransferasi (AST)/alanina aminotransferasi (ALT) ≤ 2,5 × ULN (vedere paragrafo 5.2). Sono disponibili informazioni di sicurezza limitate in pazienti con bilirubina totale > 1,5 × ULN e

AST/ALT > 2,5 × ULN prima della somministrazione. Sospendere la somministrazione fino al recupero della bilirubina totale a ≤ 1,5 × ULN e AST/ALT a ≤ 2,5 × ULN prima di ogni dose a meno che non sia dovuta a sindrome di Gilbert o emolisi. Interrompere permanentemente il trattamento se la bilirubina totale non torna a ≤ 1,5 × ULN o AST/ALT non torna a ≤ 2,5 × ULN (vedere Tabella 3 e paragrafo 4.4).

Compromissione renale

Non è necessario alcun aggiustamento della dose iniziale nei pazienti con compromissione renale lieve, moderata o grave (clearance della creatinina [CLcr] 60-89 ml/min, 30-59 ml/min o

15-29 ml/min, rispettivamente) (vedere paragrafo 5.2). La sicurezza e l’efficacia di BESPONSA non sono state studiate nei pazienti con malattia renale in stadio terminale.

Popolazione pediatrica

La sicurezza e l’efficacia di BESPONSA nei bambini da 0 a < 18 anni di età non sono state stabilite. Non ci sono dati disponibili.

Modo di somministrazione

BESPONSA è per uso endovenoso. L’infusione deve essere somministrata in 1 ora. BESPONSA non deve essere somministrato come push o bolo endovenoso.

BESPONSA deve essere ricostituito e diluito prima della somministrazione. Per le istruzioni sulla ricostituzione e diluizione di BESPONSA prima della somministrazione, vedere paragrafo 6.6.

04.3 Controindicazioni

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Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.

Pazienti con malattia veno-occlusiva del fegato/sindrome da ostruzione sinusoidale (VOD/SOS) precedente confermata grave o in corso.

Pazienti con grave malattia epatica in corso (ad es., cirrosi, iperplasia rigenerativa nodulare, epatite attiva).

04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso

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Tracciabilità

Al fine di migliorare la tracciabilità dei medicinali biologici, il nome commerciale e il numero di lotto del prodotto somministrato devono essere riportati chiaramente nella cartella clinica del paziente.

Epatotossicità, inclusa malattia veno-occlusiva del fegato/sindrome da ostruzione sinusoidale (VOD/SOS)

Epatotossicità, inclusa VOD/SOS epatica grave, pericolosa per la vita e talvolta fatale sono state riportate nei pazienti con LLA recidivante o refrattaria che ricevono BESPONSA (vedere paragrafo 4.8). BESPONSA ha aumentato significativamente il rischio di VOD/SOS in misura maggiore rispetto a quello dei regimi chemioterapici standard in questa popolazione di pazienti. Questo rischio era più marcato nei pazienti sottoposti a HSCT successivo.

Nei seguenti sottogruppi, la frequenza riportata di VOD/SOS post-HSCT era ≥ 50%:

Pazienti che hanno ricevuto un regime di condizionamento HSCT contenente 2 agenti alchilanti;

Pazienti di età ≥ 65 anni; e

Pazienti con bilirubina sierica ≥ ULN prima dell’HSCT.

Deve essere evitato l’uso di regimi di condizionamento HSCT contenenti 2 agenti alchilanti. Il rapporto rischio/beneficio deve essere valutato attentamente prima di somministrare BESPONSA a pazienti in cui è probabilmente inevitabile l’uso futuro di regimi di condizionamento HSCT contenenti 2 agenti alchilanti.

In pazienti in cui la bilirubina sierica è ≥ ULN prima del HSCT, l’HSCT dopo il trattamento con BESPONSA può essere effettuato solo dopo attenta considerazione del rapporto rischio/beneficio. Se questi pazienti procedono con l’HSCT, la presenza di eventuali segni e sintomi di VOD/SOS deve essere monitorata attentamente (vedere paragrafo 4.2).

Altri fattori dei pazienti che sembrano essere associati a un aumento del rischio di VOD/SOS dopo il HSCT comprendono HSCT precedente, età ≥ 55 anni, storia di malattia epatica e/o epatite prima del trattamento, terapie di salvataggio in fase avanzata e un maggior numero di cicli di trattamento.

È necessaria un’attenta valutazione dei pazienti sottoposti a un HSCT precedente prima di somministrare BESPONSA. Nessun paziente con LLA recidivante o refrattaria trattato con BESPONSA nell’ambito degli studi clinici era stato sottoposto a HSCT nei 4 mesi precedenti.

I pazienti con una storia di malattia epatica devono essere valutati con attenzione (ad es., ecografia,

test dell’epatite virale) prima del trattamento con BESPONSA per escludere una malattia epatica grave in corso (vedere paragrafo 4.3).

Per i pazienti che procedono al HSCT, la durata raccomandata del trattamento è di 2 cicli, con un massimo di 3 cicli, per ridurre il rischio di VOD/SOS (vedere paragrafo 4.2).

Devono essere monitorati attentamente i segni e sintomi di VOD/SOS in tutti i pazienti, in particolare post-HSCT. I segni possono includere innalzamento della bilirubina totale, epatomegalia (che può essere dolorosa), rapido aumento di peso e ascite. Il solo monitoraggio della bilirubina totale potrebbe non identificare tutti i pazienti a rischio di VOD/SOS. In tutti i pazienti devono essere monitorati i test epatici, tra cui ALT, AST, bilirubina totale e fosfatasi alcalina, prima e dopo ogni dose di BESPONSA. Per i pazienti che sviluppano anomalie dei parametri della funzionalità epatica, i valori epatici e i segni e sintomi clinici di epatotossicità devono essere monitorati più frequentemente. Per i pazienti che procedono al HSCT, i parametri della funzionalità epatica devono essere monitorati

attentamente durante il primo mese post-HSCT, e poi meno frequentemente, secondo la pratica medica standard. L’aumento dei parametri della funzionalità epatica può richiedere sospensione della somministrazione, riduzione della dose oppure interruzione permanente di BESPONSA (vedere paragrafo 4.2).

In caso di VOD/SOS il trattamento deve essere interrotto definitivamente (vedere paragrafo 4.2). Se si verifica una VOD/SOS grave, il paziente deve essere curato secondo la pratica medica standard.

Mielosoppressione/citopenie

Nei pazienti che ricevono inotuzumab ozogamicin sono state riportate neutropenia, trombocitopenia, anemia, leucopenia, neutropenia febbrile, linfopenia e pancitopenia, alcune delle quali pericolose per la vita (vedere paragrafo 4.8).

In alcuni pazienti che ricevono inotuzumab ozogamicin sono state riportate complicazioni associate a neutropenia e trombocitopenia (comprese infezioni ed episodi di sanguinamento/emorragici, rispettivamente) (vedere paragrafo 4.8).

I valori dell’emocromo completo devono essere monitorati prima di ogni dose di BESPONSA e i segni e sintomi di infezione, sanguinamento/emorragia e altri effetti di mielosoppressione devono essere monitorati durante il trattamento. Se appropriato, devono essere somministrati anti-infettivi in profilassi e devono essere impiegati test di controllo durante e dopo il trattamento.

La gestione di infezioni gravi, sanguinamenti/emorragie e altri effetti di mielosoppressione, tra cui neutropenia grave o trombocitopenia, può richiedere la sospensione della somministrazione, la riduzione della dose o l’interruzione del trattamento (vedere paragrafo 4.2).

Reazioni da infusione

Nei pazienti che ricevono inotuzumab ozogamicin, sono state riportate reazioni da infusione (vedere paragrafo 4.8).

Prima della somministrazione, si raccomanda la premedicazione con un corticosteroide, un antipiretico e un antistaminico (vedere paragrafo 4.2).

I pazienti devono essere monitorati attentamente durante e per almeno 1 ora dopo la fine dell’infusione per la potenziale insorgenza di reazioni da infusione, tra cui sintomi quali ipotensione, vampate di calore o problemi respiratori. Se si verifica una reazione da infusione, l’infusione deve essere sospesa

e deve essere iniziata una adeguata terapia medica di supporto. A seconda della gravità della reazione da infusione, deve essere presa in considerazione l’interruzione dell’infusione o la somministrazione di steroidi e antistaminici (vedere paragrafo 4.2). Per reazioni gravi o pericolose per la vita, il trattamento deve essere interrotto definitivamente (vedere paragrafo 4.2).

Sindrome da lisi tumorale (TLS)

Nei pazienti che ricevono inotuzumab ozogamicin è stata riportata TLS, che può essere pericolosa per la vita o fatale (vedere paragrafo 4.8).

Prima della somministrazione a pazienti con un elevato carico tumorale, si raccomandano la premedicazione per ridurre i livelli di acido urico e l’idratazione (vedere paragrafo 4.2).

I pazienti devono essere monitorati per i segni e sintomi di TLS e trattati secondo la pratica medica standard.

Prolungamento dell’intervallo QT

Nei pazienti che ricevono inotuzumab ozogamicin è stato osservato un prolungamento dell’intervallo QT (vedere paragrafo 4.8 e 5.2).

BESPONSA deve essere somministrato con cautela nei pazienti che hanno una storia di, o la predisposizione al prolungamento dell’intervallo QT, che stanno assumendo medicinali noti per prolungare l’intervallo QT (vedere paragrafo 4.5) e nei pazienti con disturbi elettrolitici. ECG ed elettroliti devono essere controllati prima dell’inizio del trattamento e monitorati periodicamente durante il trattamento (vedere paragrafì 4.8 e 5.2).

Amilasi e lipasi aumentate

In pazienti che ricevono inotuzumab ozogamicin sono stati riportati aumenti di amilasi e lipasi (vedere paragrafo 4.8).

I pazienti devono essere monitorati per l’aumento di amilasi e lipasi. Deve essere valutata la presenza di una potenziale malattia epatobiliare e di conseguenza trattata secondo la pratica medica standard.

Immunizzazioni

La sicurezza dell’immunizzazione con vaccini virali vivi durante o dopo la terapia con BESPONSA non è stata studiata. La vaccinazione con vaccini virali vivi non è raccomandata per almeno 2 settimane prima dell’inizio del trattamento con BESPONSA, durante il trattamento e fino al recupero dei linfociti B dopo l’ultimo ciclo di trattamento.

04.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

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Non sono stati condotti studi clinici formali di interazione farmacologica (vedere paragrafo 5.2).

Sulla base dei dati in vitro, è improbabile che la co-somministrazione di inotuzumab ozogamicin con inibitori o induttori del citocromo P450 (CYP) o enzimi uridina difosfato-glucuronosiltransferasi (UGT) che metabolizzano il medicinale, modifichi l’esposizione a N-acetil-gamma-caliceamicin dimetilidrazide. Inoltre, è improbabile che inotuzumab ozogamicin e N-acetil-gamma-caliceamicin dimetilidrazide modifichino l’esposizione dei substrati di enzimi CYP ed è improbabile che

N-acetil-gamma-caliceamicin dimetilidrazide modifichi l’esposizione dei substrati di enzimi UGT o dei maggiori trasportatori di medicinali.

Nei pazienti che ricevono inotuzumab ozogamicin è stato osservato un prolungamento dell’intervallo QT (vedere paragrafo 4.4). Pertanto, l’uso concomitante di inotuzumab ozogamicin con medicinali noti per prolungare l’intervallo QT o indurre torsione di punta deve essere attentamente valutato.

L’intervallo QT deve essere monitorato in caso di associazione di tali medicinali (vedere paragrafì 4.4, 4.8 e 5.2).

04.6 Gravidanza e allattamento

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Donne in età fertile/Contraccezione in uomini e donne

Le donne in età fertile devono evitare la gravidanza durante il trattamento con BESPONSA.

Le donne in età fertile devono usare un metodo contraccettivo efficace durante il trattamento con BESPONSA e per almeno 8 mesi dopo l’ultima dose. Gli uomini con partner femminili in età fertile devono usare un metodo contraccettivo efficace durante il trattamento con BESPONSA e per almeno 5 mesi dopo l’ultima dose.

Gravidanza

I dati relativi all’uso di inotuzumab ozogamicin in donne in gravidanza non esistono. Sulla base dei risultati di sicurezza preclinici, inotuzumab ozogamicin può causare danno embrio-fetale quando somministrato a donne in gravidanza. Gli studi sugli animali hanno mostrato una tossicità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3).

BESPONSA non deve essere usato in gravidanza a meno che il potenziale beneficio per la madre non superi i potenziali rischi per il feto. Le donne in gravidanza, o le pazienti che iniziano una gravidanza durante il trattamento con inotuzumab ozogamicin, o i pazienti in trattamento di sesso maschile che sono partner di donne in gravidanza, devono essere informati dei possibili rischi per il feto.

Allattamento al seno

Non ci sono dati sulla presenza di inotuzumab ozogamicin o dei suoi metaboliti nel latte umano, riguardo gli effetti sul bambino allattato con latte materno o gli effetti sulla produzione di latte. A causa delle potenziali reazioni indesiderate nei bambini allattati con latte materno, le donne non devono allattare con latte materno durante il trattamento con BESPONSA e per almeno 2 mesi dopo l’ultima dose (vedere paragrafo 5.3).

Fertilità

Sulla base di risultati preclinici, la fertilità maschile e femminile può essere compromessa dal trattamento con inotuzumab ozogamicin (vedere paragrafo 5.3). Non sono disponibili informazioni relative alla fertilità nei pazienti. Gli uomini e le donne devono richiedere un’adeguata assistenza medica per la conservazione della fertilità prima del trattamento.

04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

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BESPONSA altera moderatamente la capacità di guidare veicoli e di usare macchinari. I pazienti potrebbero avvertire stanchezza durante il trattamento con BESPONSA (vedere paragrafo 4.8). Pertanto, si raccomanda cautela nella guida e nell’uso di macchinari.

04.8 Effetti indesiderati

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Riassunto del profilo di sicurezza

Le reazioni avverse più comuni (≥ 20%) sono state trombocitopenia (51%), neutropenia (49%), infezioni (48%), anemia (36%), leucopenia (35%), affaticamento (35%), emorragia (33%), piressia

(32%), nausea (31%), cefalea (28%), neutropenia febbrile (26%), transaminasi aumentate (26%),

dolore addominale (23%), gamma-glutamiltransferasi aumentata (21%) e iperbilirubinemia (21%).

Nei pazienti che hanno ricevuto BESPONSA, le reazioni avverse più comuni (≥ 2%) sono state infezione (23%), neutropenia febbrile (11%), emorragia (5%), dolore addominale (3%), piressia (3%),

VOD/SOS (2%) e affaticamento (2%). Tabella delle reazioni avverse

La Tabella 5 mostra le reazioni avverse segnalate in pazienti con LLA recidivante o refrattaria che hanno ricevuto BESPONSA.

Le reazioni avverse sono elencate secondo la classificazione per sistemi e organi e per categoria di frequenza, utilizzando la seguente convenzione: molto comune ( 1/10); comune (da  1/100

a < 1/10); non comune (da  1/1.000 a < 1/100); raro (da  1/10.000 a < 1/1.000); molto raro

(< 1/10.000); non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). All’interno di ciascuna categoria di frequenza, gli effetti indesiderati sono presentati in ordine decrescente di gravità.

Tabella 5. Reazioni avverse segnalate in pazienti con LLA da precursori delle cellule B recidivante o refrattaria che hanno ricevuto BESPONSA

Classificazione per sistemi e organi secondo MedDRA Molto comune Comune
Infezioni ed infestazioni Infezione (48%)a (comprende sepsi e batteriemia [16%], micosi [9%],
infezione delle vie aeree inferiori [12%], infezione delle vie aeree superiori [12%], infezione batterica [1%], infezione virale [8%], infezione gastrointestinale
[4%], infezione della cute [4%])
Patologie del sistema emolinfopoietico Neutropenia febbrile (26%)
Neutropenia (49%)
Trombocitopenia (51%)
Leucopenia (35%)
Pancitopeniab (2%)
Classificazione per sistemi e organi secondo MedDRA Molto comune Comune
Linfopenia (18%)
Anemia (36%)
Disturbi del sistema immunitario Ipersensibilità (1%)
Disturbi del metabolismo e della nutrizione Appetito ridotto (12%) Sindrome da lisi tumorale (2%)
Iperuricemia (4%)
Patologie del sistema nervoso Cefalea (28%)
Patologie vascolari Emorragiac (33%) (comprende emorragia del sistema nervoso centrale [1%], emorragia del
tratto gastrointestinale superiore [5%], emorragia del tratto gastrointestinale inferiore [4%],
epistassi [15%])
Patologie gastrointestinali Dolore addominale (23%)
Vomito (15%)
Diarrea (17%)
Nausea (31%)
Stomatite (13%)
Stipsi (17%)
Ascite (4%)
Distensione dell’addome (6%)
Patologie epatobiliari Iperbilirubinemia (21%)
Transaminasi aumentate (26%)
GGT aumentata (21%)
Malattia veno-occlusiva del fegato (sindrome da ostruzione sinusoidale) (3% [pre-HSCT]d)
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Piressia (32%)
Affaticamento (35%)
Brividi (11%)
Esami diagnostici Fosfatasi alcalina aumentata (13%) Prolungamento dell’intervallo QT in ECG (1%)
Amilasi aumentata (5%)
Lipasi aumentata (9%)
Traumatismo, avvelenamento e complicazioni da procedura Reazione da infusione (10%)

Le reazioni avverse hanno incluso episodi da tutte le cause emergenti dal trattamento che sono iniziati il giorno stesso o dopo il Ciclo 1 Giorno 1 ed entro 42 giorni dopo l’ultima dose di BESPONSA, ma prima dell’inizio di un nuovo trattamento antitumorale (compreso il HSCT).

I termini preferiti sono stati recuperati mediante l’applicazione del Dizionario Medico per le Attività Regolatorie (MedDRA) versione 18.1.

Abbreviazioni: LLA = leucemia linfoblastica acuta; ECG = elettrocardiogramma;

GGT = gamma-glutamiltransferasi; HSCT = trapianto di cellule staminali ematopoietiche.

a Infezione include anche altri tipi di infezione (11%). Nota: i pazienti potrebbero aver avuto > 1 tipo di infezione.

b Pancitopenia comprende i seguenti termini preferiti riportati: insufficienza midollare, aplasia midollare febbrile e pancitopenia.

c Emorragia comprende anche altri tipi di emorragia (16%). Nota: i pazienti potrebbero aver avuto > 1 tipo di emorragia.

d VOD comprende 1 ulteriore paziente con malattia veno-occlusiva del fegato che si è manifestata il Giorno 56 senza interferenza del HSCT. VOD/SOS è stata riportata anche in 17 pazienti dopo un successivo HSCT.

Descrizione di specifiche reazioni avverse

Epatotossicità, inclusa malattia veno-occlusiva del fegato/sindrome da ostruzione sinusoidale (VOD/SOS)

Nello studio clinico pivotal (N=164), VOD/SOS è stata riportata in 22 (13%) pazienti, inclusi 5 (3%) pazienti durante la terapia in studio o in follow-up senza interferenza del HSCT. Tra i 77 pazienti che sono stati sottoposti ad un successivo HSCT (6 dei quali hanno ricevuto una terapia di salvataggio aggiuntiva dopo il trattamento con BESPONSA prima di procedere al HSCT), VOD/SOS è stata riportata in 17 (22%) pazienti. Cinque dei 17 episodi di VOD/SOS emersi dopo il HSCT sono risultati fatali.

VOD/SOS è stata riportata fino a 56 giorni dopo l’ultima dose di inotuzumab ozogamicin senza interferenza del HSCT. Il tempo mediano dal HSCT all’insorgenza di VOD/SOS è stato di 15 giorni (intervallo: 3-57 giorni). Dei 5 pazienti che hanno manifestato VOD/SOS durante il trattamento con inotuzumab ozogamicin ma senza interferenza del HSCT, 2 pazienti avevano già ricevuto un HSCT prima del trattamento con BESPONSA.

Tra i pazienti che sono stati sottoposti a HSCT dopo il trattamento con BESPONSA, VOD/SOS è stata riportata in 5/11 (46%) pazienti sottoposti a un HSCT sia prima sia dopo il trattamento con BESPONSA e in 12/66 (18%) pazienti sottoposti solo al HSCT dopo il trattamento con BESPONSA.

Relativamente ad altri fattori di rischio, VOD/SOS è stata riportata in 6/11 (55%) pazienti sottoposti a un regime di condizionamento al HSCT contenente 2 agenti alchilanti e in 8/52 (15%) pazienti sottoposti a un regime di condizionamento contenente 1 agente alchilante, in 7/17 (41%) pazienti di

età ≥ 55 anni e in 10/60 (17%) pazienti di età < 55 anni, in 7/12 (58%) pazienti con bilirubina sierica ≥ ULN prima del HSCT e in 10/65 (15%) pazienti con bilirubina sierica < ULN prima del HSCT.

Nello studio pivotal (N=164), iperbilirubinemia e transaminasi aumentate sono state riportate in 35 (21%) e 43 (26%) pazienti, rispettivamente. Iperbilirubinemia di grado ≥ 3 e transaminasi

aumentate sono state riportate in 9 (6%) e 11 (7%) pazienti, rispettivamente. Il tempo mediano alla comparsa di iperbilirubinemia e transaminasi aumentate è stato di 73 giorni e 29 giorni, rispettivamente.

Per la gestione clinica dell’epatotossicità, comprese VOD/SOS, vedere paragrafo 4.4.

Mielosoppressione/citopenie

Nello studio pivotal (N=164), trombocitopenia e neutropenia sono state riportate in 83 (51%) e

81 (49%) pazienti, rispettivamente. Trombocitopenia e neutropenia di grado 3 sono state riportate in 23 (14%) e 33 (20%) pazienti, rispettivamente. Trombocitopenia e neutropenia di grado 4 sono state riportate in 46 (28%) e 45 (27%) pazienti, rispettivamente. La neutropenia febbrile, che può essere pericolosa per la vita, è stata riportata in 43 (26%) pazienti.

Per la gestione clinica di mielosoppressione/citopenie, vedere paragrafo 4.4.

Infezioni

Nello studio pivotal (N=164), infezioni, incluse infezioni gravi, alcune delle quali pericolose per la vita o fatali, sono state riportate in 79 (48%) pazienti. Le frequenze di specifiche infezioni sono state: sepsi e batteriemia (16%), infezione delle vie aeree inferiori (12%), infezione delle vie aeree superiori (12%), micosi (9%), infezione virale (8%), infezione gastrointestinale (4%), infezione della cute (4%) e infezione batterica (1%). Infezioni fatali, tra cui polmonite, sepsi neutropenica, sepsi, shock settico e sepsi da pseudomonas, sono state riportate in 8 (5%) pazienti.

Per la gestione clinica delle infezioni, vedere paragrafo 4.4.

Sanguinamento/emorragia

Nello studio clinico pivotal (N=164), episodi di sanguinamento/emorragici, per lo più di grado lieve, sono stati riportati in 54 (33%) pazienti. Le frequenze di specifici episodi emorragici/sanguinamenti sono state: epistassi (15%), emorragia del tratto gastrointestinale superiore (5%), emorragia del tratto gastrointestinale inferiore (4%) ed emorragia del sistema nervoso centrale (SNC) (1%). Episodi di sanguinamento/emorragici di grado 3/4 sono stati riportati in 8/164 (5%) pazienti. È stato riportato un episodio di sanguinamento/emorragico di grado 5 (emorragia intra-addominale).

Per la gestione clinica degli episodi di sanguinamento/emorragici, vedere paragrafo 4.4.

Reazioni da infusione

Nello studio pivotal (N=164), reazioni da infusione sono state riportate in 17 (10%) pazienti. Tutti gli episodi sono stati di grado ≤ 2. Le reazioni da infusione in genere si sono verificate nel Ciclo 1 e poco dopo la fine dell’infusione di inotuzumab ozogamicin e si sono risolte spontaneamente o con terapia medica.

Per la gestione clinica delle reazioni da infusione, vedere paragrafo 4.4.

Sindrome da lisi tumorale (TLS)

Nello studio pivotal (N=164), la TLS, che può essere pericolosa per la vita o fatale, è stata riportata in 4/164 (2%) pazienti. TLS di grado 3/4 è stata riportata in 3 (2%) pazienti. La TLS si è manifestata poco dopo la fine dell’infusione di inotuzumab ozogamicin e si è risolta con terapia medica.

Per la gestione clinica della TLS, vedere paragrafo 4.4.

Prolungamento dell’intervallo QT

Nello studio pivotal (N=164), aumenti dell’intervallo QT corretto per la frequenza cardiaca utilizzando la formula di Fridericia (QTcF) ≥ 60 msec rispetto al basale sono stati misurati in 4/162 (3%) pazienti. Nessun paziente aveva valori QTcF > 500 msec. Il prolungamento dell’intervallo QT di grado 2 è stato riportato in 2/164 (1%) pazienti. Non sono stati riportati prolungamento dell’intervallo QT di grado

≥ 3 o episodi di torsione di punta.

Per il monitoraggio periodico di ECG e livelli di elettroliti, vedere paragrafo 4.4.

Amilasi e lipasi aumentate

Nello studio pivotal (N=164), sono stati riportati aumenti di amilasi e lipasi in 8 (5%) e 15 (9%) pazienti, rispettivamente. Aumenti di amilasi e lipasi di grado ≥ 3 sono stati riportati in 3 (2%) e 7 (4%) pazienti, rispettivamente.

Per il monitoraggio periodico di amilasi e lipasi aumentate, vedere il paragrafo 4.4.

Immunogenicità

Negli studi clinici di BESPONSA in pazienti con LLA recidivante o refrattaria, 7/236 (3%) pazienti sono risultati positivi per gli anticorpi anti-inotuzumab ozogamicin. Nessun paziente è risultato positivo per gli anticorpi neutralizzanti anti-inotuzumab ozogamicin. Nei pazienti che sono risultati positivi agli anticorpi anti-inotuzumab ozogamicin non è stato osservato alcun effetto sulla clearance di BESPONSA in base all’analisi farmacocinetica della popolazione. Il numero di pazienti era troppo piccolo per valutare l’impatto degli anticorpi anti-inotuzumab ozogamicin su efficacia e sicurezza.

Segnalazione delle reazioni avverse sospette

La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione riportato nell’allegato V.

04.9 Sovradosaggio

Indice

Negli studi clinici in pazienti con LLA recidivante o refrattaria, le dosi massime singole e multiple di inotuzumab ozogamicin sono state 0,8 mg/m2 e 1,8 mg/m2, rispettivamente, per ciclo, somministrate in 3 dosi separate nei Giorni 1 (0,8 mg/m2), 8 (0,5 mg/m2) e 15 (0,5 mg/m2) (vedere paragrafo 4.2). I sovradosaggi possono causare reazioni avverse coerenti con le reazioni osservate alla dose terapeutica raccomandata (vedere paragrafo 4.8).

In caso di sovradosaggio, l’infusione deve essere sospesa temporaneamente e i pazienti devono essere monitorati per escludere tossicità epatiche ed ematologiche (vedere paragrafo 4.2). La ripresa della somministrazione di BESPONSA alla dose terapeutica corretta deve essere valutata quando tutte le tossicità saranno state risolte.

05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

05.1 Proprietà farmacodinamiche

Indice

Categoria farmacoterapeutica: Agenti antineoplastici, altri agenti antineoplastici, anticorpi monoclonali, codice ATC: L01XC26.

Meccanismo d’azione

Inotuzumab ozogamicin è un ADC composto da un anticorpo monoclonale anti-CD22 legato in modo covalente a N-acetil-gamma-caliceamicin dimetilidrazide. Inotuzumab è un anticorpo umanizzato del sottotipo 4 classe G dell’immunoglobulina (IgG4) che riconosce specificamente il CD22 umano. La piccola molecola, N-acetil-gamma-caliceamicina, è un prodotto citotossico.

N-acetil-gamma-caliceamicina è legato covalentemente all’anticorpo attraverso un linker scindibile con acido. Dati preclinici suggeriscono che l’attività antitumorale di BESPONSA sia dovuta al legame dell’ADC con le cellule tumorali che esprimono il CD22, seguita dall’internalizzazione del complesso ADC-CD22 e dal rilascio intracellulare di N-acetil-gamma-caliceamicin dimetilidrazide tramite scissione idrolitica del linker. L’attivazione di N-acetil-gamma-caliceamicin dimetilidrazide determina rotture nel DNA a doppio filamento, inducendo successivamente l’arresto del ciclo cellulare e la morte cellulare per apoptosi.

Efficacia e sicurezza clinica

Pazienti con LLA recidivante o refrattaria che hanno ricevuto 1 o 2 regimi di trattamento precedenti per LLA – Studio 1

La sicurezza e l’efficacia di BESPONSA in pazienti con LLA CD22-positiva recidivante o refrattaria sono state valutate in uno studio in aperto, internazionale, multicentrico, di fase 3 (Studio 1) in cui i pazienti sono stati randomizzati a ricevere BESPONSA (N=164 [164 hanno ricevuto il trattamento]) o la chemioterapia scelta dallo sperimentatore (N=162 [143 hanno ricevuto il trattamento]) , specificatamente fludarabina più citarabina più fattore stimolante le colonie granulocitarie (FLAG) (N=102 [93 hanno ricevuto il trattamento]), mitoxantrone/citarabina (MXN/Ara-C) (N=38 [33 hanno ricevuto il trattamento]) o citarabina ad alte dosi (HIDAC) (N=22 [17 hanno ricevuto il trattamento]).

I pazienti eleggibili avevano ≥ 18 anni di età con LLA da precursori delle cellule B CD22-positivi, negativa per il cromosoma Philadelphia (Ph) o Ph+ recidivante o refrattaria.

L’espressione del CD22 è stata valutata utilizzando la citometria a flusso basata sull’aspirato midollare. Nei pazienti con un campione di aspirato midollare inadeguato è stato analizzato un campione di sangue periferico. In alternativa, l’espressione del CD22 è stata valutata utilizzando l’immunoistochimica nei pazienti con un aspirato midollare inadeguato e blasti circolanti insufficienti.

Nello studio clinico, la sensibilità di alcuni test condotti localmente era inferiore a quella dei test del laboratorio centralizzato. Di conseguenza, devono essere usati solo test validati a sensibilità elevata dimostrata.

Tutti i pazienti dovevano avere ≥ 5% di blasti nel midollo osseo e aver ricevuto 1 o 2 precedenti regimi di chemioterapia di induzione per la LLA. I pazienti con LLA da precursori delle cellule B Ph+ dovevano aver fallito il trattamento con almeno 1 TKI di seconda o terza generazione e la

chemioterapia standard. La Tabella 1 (vedere paragrafo 4.2) mostra il regime di dosaggio utilizzato per il trattamento dei pazienti.

Gli endpoint co-primari erano CR/CRi, valutati da un comitato di valutazione indipendente in cieco dell’endpoint (Endpoint Adjudication Committee – EAC) , e sopravvivenza globale (OS). Gli endpoint secondari comprendevano negatività della MRD (vedere Tabella 1 al paragrafo 4.2), durata della remissione (DoR), percentuale di HSCT e sopravvivenza libera da progressione (PFS).

L’analisi primaria di CR/CRi e negatività della MRD è stata condotta nei primi 218 pazienti randomizzati e l’analisi di OS, PFS, DoR e percentuale di HSCT è stata condotta in tutti i 326 pazienti randomizzati.

Tra tutti i 326 pazienti randomizzati (popolazione ITT), 215 (66%) pazienti avevano ricevuto

1 precedente trattamento e 108 (33%) pazienti avevano ricevuto 2 precedenti trattamenti per la LLA. L’età mediana era 47 anni (intervallo: 18-79 anni), 206 (63%) hanno avuto una durata della prima remissione < 12 mesi, e 55 (17%) pazienti sono stati sottoposti a HSCT prima di ricevere BESPONSA o la chemioterapia scelta dallo sperimentatore. Un totale di 276 (85%) pazienti erano affetti da LLA

Ph

. Dei 49 (15%) pazienti con LLA Ph+

, 4 di essi non avevano ricevuto un TKI precedente, 28

pazienti avevano ricevuto 1 TKI precedente e 17 pazienti avevano ricevuto 2 TKI precedenti. Il TKI più frequentemente ricevuto era il dasatinib (42 pazienti) seguito da imatinib (24 pazienti).

Le caratteristiche al basale erano simili nei 218 pazienti randomizzati inizialmente.

Dei 326 pazienti (popolazione ITT), 253 pazienti hanno avuto campioni valutabili per l’espressione di CD22 sia nel laboratorio locale sia in quello centrale. In base ai test di laboratorio centrale e locale, 231/253 (91,3%) pazienti e 130/253 (51,4%) pazienti, rispettivamente, avevano > 70% blasti leucemici CD22 positivi al basale.

La Tabella 6 mostra i risultati di efficacia di questo studio.

Tabella 6. Studio 1: Risultati di efficacia in pazienti ≥ 18 anni di età con LLA da precursori delle cellule B recidivante o refrattaria che hanno ricevuto 1 o 2 regimi di trattamento precedenti per la LLA

BESPONSA (N=109) HIDAC, FLAG o MXN/Ara-C (N=109)
CRa/ CRib; n (%) [IC 95%] 88 (80,7%)
[72,1%-87,7%]
32 (29,4%)
[21,0%-38,8%]
Valore p a 2 code < 0,0001
CRa; n (%) [IC 95%] 39 (35,8%)
[26,8%-45,5%]
19 (17,4%)
[10,8%-25,9%]
Valore p a 2 code = 0,0022
CRib; n (%) [IC 95%] 49 (45,0%)
[35,4%-54,8%]
13 (11,9%)
[6,5%-19,5%]
Valore p a 2 code < 0,0001

Tabella 6. Studio 1: Risultati di efficacia in pazienti ≥ 18 anni di età con LLA da precursori delle cellule B recidivante o refrattaria che hanno ricevuto 1 o 2 regimi di trattamento precedenti per la LLA

BESPONSA (N=109) HIDAC, FLAG o MXN/Ara-C (N=109)
Negatività della MRDc per i pazienti che hanno raggiunto CR/CRi; tassod
(%) [IC 95%]
69/88 (78,4%)
[68,4%-86,5%]
9/32 (28,1%)
[13,7%-46,7%]
Valore p a 2 code < 0,0001
BESPONSA (N=164) HIDAC, FLAG o MXN/Ara-C (N=162)
OS mediana; mesi [IC 95%] 7,7
[da 6,0 a 9,2]
6,7
[da 4,9 a 8,3]
Hazard ratio [IC 95%] = 0,770 [0,599-0,990]
Valore p a 2 code = 0,0407
PFSe, f mediana; mesi [IC 95%] 5,0
[da 3,7 a 5,6]
1,8
[da 1,5 a 2,2]
Hazard ratio [IC 95%] = 0,452 [0,349-0,586]
Valore p a 2 code < 0,0001
DoRg mediana; mesi [IC 95%] 3,7
[da 2,8 a 4,3]
0,0 [-,-]
Hazard ratio [IC 95%] = 0,468 [0,363-0,603]
Valore p a 2 code < 0,0001

Abbreviazioni: LLA = leucemia linfoblastica acuta; ANC = conta assoluta dei neutrofili; Ara-C = citarabina; IC = intervallo di confidenza; CR = remissione completa; CRi = remissione completa con recupero ematologico incompleto; DoR = durata della remissione; EAC = Endpoint Adjudication Committee;

FLAG = fludarabina + citarabina + fattore stimolante le colonie granulocitarie; HIDAC = citarabina ad alte dosi; HSCT = trapianto di cellule staminali ematopoietiche; ITT = intent-to-treat; MRD = malattia minima residua; MXN = mitoxantrone; N/n = numero di pazienti; OS = sopravvivenza globale; PFS = sopravvivenza libera da progressione.

a La CR, stabilita da EAC, è stata definita come < 5% di blasti nel midollo osseo e assenza di blasti leucemici nel sangue periferico, pieno recupero della conta del sangue periferico (piastrine ≥ 100 × 109/L e

ANC ≥ 1 × 109/L) e risoluzione di eventuale malattia extramidollare.

b La CRi, stabilita da EAC, è stata definita come < 5% di blasti nel midollo osseo e assenza di blasti leucemici nel sangue periferico, recupero parziale della conta del sangue periferico (piastrine < 100 × 109/L e/o

ANC < 1 × 109/L) e risoluzione di eventuale malattia extramidollare.

c La negatività della MRD è stata definita mediante citometria a flusso come cellule leucemiche < 1 × 10-4 (< 0,01%) delle cellule nucleate del midollo osseo.

d Il tasso è stato definito come il numero di pazienti che hanno raggiunto la negatività della MRD diviso per il numero totale di pazienti che hanno raggiunto CR/CRi stabilita da EAC.

e La PFS è stata definita come il tempo intercorso dalla data di randomizzazione alla prima data dei seguenti eventi: decesso, progressione della malattia (compresa progressione oggettiva, recidiva da CR/CRi, interruzione del trattamento a causa del deterioramento globale dello stato di salute) e avvio di una nuova terapia di induzione o HSCT post-terapia senza raggiungere la CR/CRi.

f Nella definizione standard di PFS, definita come il tempo intercorso dalla data di randomizzazione alla

prima data dei seguenti eventi: decesso, progressione della malattia (compresa progressione oggettiva e recidiva da CR/CRi), l’HR era 0,535 (Valore p a 2 code < 0,0001) e la PFS mediana era 5,6 mesi e 3,6 mesi nel braccio BESPONSA e nel braccio di chemioterapia scelta dallo sperimentatore, rispettivamente.

g La durata della remissione è stata definita come il tempo intercorso dalla prima risposta di CRa o CRib

secondo il giudizio dello sperimentatore fino alla data di un evento di PFS o alla data di troncamento se non è stato documentato alcun evento di PFS. L’analisi è stata basata sulla popolazione ITT, in cui ai pazienti senza remissione è stata assegnata una durata pari a zero ed è stata considerata un evento.

Tra i primi 218 pazienti randomizzati, 64/88 (73%) e 21/88 (24%) dei pazienti rispondenti valutati da EAC hanno raggiunto una CR/CRi nei Cicli 1 e 2, rispettivamente, nel braccio BESPONSA. Nessun altro paziente ha raggiunto la CR/CRi dopo il Ciclo 3 nel braccio BESPONSA.

I risultati di CR/CRi e di negatività della MRD nei primi 218 pazienti randomizzati sono stati in linea con quelli osservati in tutti i 326 pazienti randomizzati.

Tra tutti i 326 pazienti randomizzati, la probabilità di sopravvivenza a 24 mesi è stata del 22,6% nel braccio BESPONSA e del 9,6% nel braccio della chemioterapia scelta dallo sperimentatore.

Un totale di 77/164 (47,0%) pazienti nel braccio BESPONSA e di 33/162 (20,4%) pazienti nel braccio della chemioterapia scelta dallo sperimentatore sono stati sottoposti a un successivo HSCT. Quest’ultimo ha incluso 71 e 18 pazienti nel braccio BESPONSA e nel braccio chemioterapia scelta dallo sperimentatore, rispettivamente, che sono stati direttamente sottoposti a HSCT. Nei pazienti direttamente sottoposti a HSCT era intercorso un intervallo mediano di 4,9 settimane (intervallo 1-19 settimane) tra l’ultima dose di inotuzumab ozogamicin e il HSCT. Il miglioramento della OS di BESPONSA verso la chemioterapia scelta dallo sperimentatore è stato riscontrato nei pazienti che erano stati sottoposti a HSCT. Nonostante nel braccio BESPONSA ci sia stata una maggiore frequenza di decessi precoci post-HSCT (fino al Giorno 100), era evidente il beneficio della sopravvivenza tardiva per BESPONSA. Nei pazienti sottoposti a un successivo HSCT, la OS mediana era 11,9 mesi (IC 95%: 8,6, 20,6) verso 16,7 mesi (IC 95%: 14,6, 27,8) e la probabilità di sopravvivenza al mese 24

era 38,9% (IC 95%: 27,6, 50,0) verso 35,7% (IC 95%: 16,3, 55,8) per BESPONSA contro la

chemioterapia scelta dallo sperimentatore, rispettivamente.

Sulla base di analisi esplorative, i pazienti con fattori prognostici più favorevoli (durata della prima remissione ≥ 12 mesi, salvataggio 1, età < 55 anni, Ph, nessun HSCT precedente,  90% di blasti leucemici positivi a CD22 al basale, assenza di blasti periferici al basale ed emoglobina al basale ≥ 10 g/dl) hanno avuto un esito di OS migliore. I pazienti con riarrangiamenti genici di leucemia a linee miste (LLM), tra cui t(4;11), che in genere hanno un’espressione CD22 inferiore prima del trattamento, hanno avuto un esito di OS peggiore dopo trattamento con BESPONSA o chemioterapia scelta dallo sperimentatore.

Per gli esiti riferiti dai pazienti, la maggior parte dei punteggi relativi ad efficienza e sintomi erano in favore di BESPONSA rispetto alla chemioterapia scelta dallo sperimentatore. Per gli esiti riferiti dai pazienti misurati utilizzando il questionario European Organisation for Research and Treatment of Cancer Quality of Life Core Questionnaire (EORTC QLQ-C30), BESPONSA ha determinato punteggi medi post-basale stimati significativamente migliori (BESPONSA e chemioterapia scelta dallo sperimentatore, rispettivamente) in efficienza di ruolo (64,7 verso 53,4; p=0,0065), efficienza fisica (75,0 verso 68,1; p=0,0139), efficienza sociale (68,1 verso 59,8; p=0,0336) e perdita di appetito (17,6 verso 26,3; p=0,0193) rispetto alla chemioterapia scelta dallo sperimentatore. Sebbene non abbia raggiunto la significatività statistica, BESPONSA ha determinato un miglioramento dei punteggi post- basale medi stimati (BESPONSA e chemioterapia scelta dallo sperimentatore, rispettivamente) nello stato di salute globale/Qualità della vita (QoL) (62,1 verso 57,8; p=0,1572), efficienza cognitiva (85,3 verso 82,5; p=0,1904), dispnea (14,7 verso 19,4; p=0,1281), diarrea (5,9 verso 8,9; p=0,1534),

affaticamento (35,0 verso 39,4; p=0,1789), nausea e vomito (8,7 verso 10,4; p=0,4578), difficoltà

finanziarie (29,5 verso 32,0; p=0,4915), insonnia (25,4 verso 27,1; p=0,6207) e dolore (21,3 verso 22,0; p=0,8428). Sebbene non abbia raggiunto la significatività statistica, BESPONSA ha determinato un peggioramento dei punteggi post-basale medi stimati (BESPONSA e chemioterapia scelta dallo sperimentatore, rispettivamente) in efficienza emotiva (77,4 verso 79,6; p=0,3307) e stipsi (12,1 verso 10,7; p=0,6249). Per gli esiti riferiti dai pazienti usando il questionario EuroQoL 5 Dimension (EQ- 5D), sebbene non abbia raggiunto la significatività statistica, BESPONSA ha determinato un miglioramento dei punteggi post-basale medi stimati (BESPONSA e chemioterapia scelta dallo sperimentatore, rispettivamente) per l’indice EQ-5D (0,80 verso 0,76; p=0,1710) e la scala analogica visiva EQ (EQ-VAS) (67,1 verso 62,5; p=0,1172).

Pazienti con LLA recidivante o refrattaria che hanno ricevuto 2 o più regimi di trattamento precedenti per LLA – Studio 2

La sicurezza e l’efficacia di BESPONSA sono state valutate in uno studio a singolo braccio, in aperto, multicentrico, di fase 1/2 (Studio 2). I pazienti eleggibili avevano ≥ 18 anni di età con LLA da precursori delle cellule B recidivante o refrattaria.

Dei 93 pazienti screenati, 72 pazienti sono stati assegnati al farmaco in studio e trattati con BESPONSA. L’età mediana era 45 anni (intervallo: 20-79); il 76,4% avevano Salvage status >2; il

31,9% erano stati sottoposti a precedente HSCT e il 22,2 % erano Ph+. Le più frequenti cause di interruzione permanente del trattamento sono state: progressione/recidiva di malattia (30 [41,7%]), malattia resistente (4 [5,6%]); HSCT (18 [25,0%]) ed eventi avversi (13 [18,1%]).

Nella Fase 1 dello studio, 37 pazienti hanno ricevuto BESPONSA ad una dose totale di 1,2 mg/m2 (n=3), 1,6 mg/m2 (n=12) o 1,8 mg/m2 (n=22). La dose raccomandata di BESPONSA è risultata essere 1,8 mg/m2/ciclo somministrata a una dose di 0,8 mg/m2 il Giorno 1 e 0,5 mg/m2 nei Giorni 8 e 15 di un ciclo di 28 giorni con una riduzione della dose al raggiungimento di CR/CRi.

Nella Fase 2 dello studio, i pazienti dovevano aver ricevuto almeno 2 regimi di trattamento precedenti per la LLA e i pazienti con LLA a cellule B Ph+ dovevano aver fallito il trattamento con almeno 1 TKI. Dei 9 pazienti con LLA a cellule B Ph+, 1 paziente aveva ricevuto 1 TKI precedentemente e 1 paziente non aveva ricevuto alcun TKI precedentemente.

La Tabella 7 mostra i risultati di efficacia di questo studio.

Tabella 7. Studio 2: Risultati di efficacia in pazienti ≥ 18 anni di età affetti da LLA da precursori delle cellule B recidivante o refrattaria che hanno ricevuto 2 o più regimi di trattamento precedenti per la LLA

BESPONSA (N=35)
CRa/CRib; n (%) [IC 95%] 24 (68,6%)
[50,7%-83,2%]
CRa; n (%) [IC 95%] 10 (28,6%)
[14,6%-46,3%]
CRib; n (%) [IC 95%] 14 (40,0%)
[23,9%-57,9%]
DoRf mediana; mesi [IC 95%] 2,2
[da 1,0 a 3,8]
Negatività della MRDc per i pazienti che hanno ottenuto CR/CRi; tassod (%) [IC 95%] 18/24 (75%)
[53,3%-90,2%]
PFSe mediana; mesi [IC 95%] 3,7
[da 2,6 a 4,7]
OS mediana; mesi [IC 95%] 6,4
[da 4,5 a 7,9]

Abbreviazioni: LLA = leucemia linfoblastica acuta; ANC = conta assoluta dei neutrofili; IC = intervallo di confidenza; CR = remissione completa; CRi = remissione completa con recupero ematologico incompleto; DoR = durata della remissione; HSCT = trapianto di cellule staminali ematopoietiche; MRD = malattia minima residua ; N/n = numero di pazienti; OS = sopravvivenza globale; PFS = sopravvivenza libera da progressione.

a, b, c, d, e, f Per la definizione, vedere Tabella 6 (eccetto per CR/CRi che nello Studio 2 non erano stati stabiliti da EAC)

Nella Fase 2 dello studio, 8/35 (22,9%) patienti sono andati incontro a successivo HSCT. Popolazione pediatrica

L’Agenzia europea dei medicinali ha rinviato l’obbligo di presentare i risultati degli studi con BESPONSA in uno o più sottogruppi della popolazione pediatrica per il trattamento della LLA recidiva o refrattaria (vedere paragrafo 4.2 per ìnformazìonì sull’uso pedìatrìco).

05.2 Proprietà farmacocinetiche

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Nei pazienti con LLA recidivante o refrattaria trattati con inotuzumab ozogamicin alla dose iniziale raccomandata di 1,8 mg/m2/ciclo (vedere paragrafo 4.2), l’esposizione allo steady state è stata raggiunta entro il Ciclo 4. La concentrazione sierica massima (Cmax) media (SD) di inotuzumab

ozogamicin è stata di 308 ng/ml (362). L’area totale simulata media (SD) sotto la curva concentrazione-tempo (AUC) per ciclo allo steady state è stata di 100 mcgh/ml (32,9).

Distribuzione

In vitro, il legame della N-acetil-gamma-caliceamicin dimetilidrazide alle proteine plasmatiche umane è di circa il 97%. In vitro, N-acetil-gamma-caliceamicin dimetilidrazide è un substrato della

P-glicoproteina (P-gp). Negli esseri umani, il volume totale di distribuzione di inotuzumab ozogamicin è stato di circa 12 L.

Biotrasformazione

In vitro, N-acetil-gamma-caliceamicin dimetilidrazide è stato metabolizzato principalmente attraverso la riduzione non enzimatica. Negli esseri umani, i livelli sierici di N-acetil-gamma-caliceamicin dimetilidrazide erano tipicamente al di sotto del limite di quantificazione (50 pg/ml).

Eliminazione

La farmacocinetica di inotuzumab ozogamicin è stata ben caratterizzata da un modello a 2 compartimenti con componenti di clearance lineari e dipendenti dal tempo. In 234 pazienti con LLA recidivante o refrattaria, la clearance di inotuzumab ozogamicin allo steady state è stata di 0,0333 L/h e l’emivita di eliminazione terminale (t½) alla fine del Ciclo 4 è stata di circa 12,3 giorni. Dopo la somministrazione di dosi multiple, è stato osservato un accumulo di 5,3 volte di inotuzumab ozogamicin tra i Cicli 1 e 4.

Sulla base di un’analisi di farmacocinetica di popolazione in 765 pazienti, l’area di superficie corporea è risultata incidere in modo significativo sull’eliminazione di inotuzumab ozogamicin. La dose di inotuzumab ozogamicin viene somministrata in base alla superficie corporea (vedere paragrafo 4.2).

Età, etnia e sesso

Sulla base di un’analisi di farmacocinetica di popolazione, età, etnia e sesso di appartenenza non hanno influenzato significativamente l’eliminazione di inotuzumab ozogamicin.

Compromissione epatica

Non sono stati condotti studi formali di farmacocinetica su inotuzumab ozogamicin in pazienti con compromissione epatica.

Sulla base di un’analisi di farmacocinetica di popolazione in 765 pazienti, la clearance di inotuzumab ozogamicin nei pazienti con compromissione epatica definita dalla categoria B1 del National Cancer Institute Organ Dysfunction Working Group (NCI ODWG) (bilirubina totale ≤ ULN e AST > ULN; n=133) o B2 (bilirubina totale > 1,0-1,5 × ULN e AST qualsiasi livello; n=17) era simile a quella dei pazienti con funzionalità epatica normale (bilirubina totale/AST ≤ ULN; n=611) (vedere

paragrafo 4.2). In 3 pazienti con compromissione epatica definita dalla categoria C dell’NCI ODWG (bilirubina totale > 1,5-3 × ULN e AST qualsiasi livello) e in 1 paziente con compromissione epatica definita dalla categoria D dell’NCI ODWG (bilirubina totale > 3 × ULN e AST qualsiasi livello), la clearance di inotuzumab ozogamicin non è risultata ridotta.

Compromissione renale

Non sono stati condotti studi formali di farmacocinetica su inotuzumab ozogamicin in pazienti con compromissione renale.

Sulla base di un’analisi di farmacocinetica di popolazione in 765 pazienti, la clearance di inotuzumab ozogamicin in pazienti con compromissione renale lieve (CLcr 60-89 ml/min; n = 237), compromissione renale moderata (CLcr 30-59 ml/min; n = 122) o compromissione renale grave (CLcr

15-29 ml/min; n = 4) era simile a quella dei pazienti con funzionalità renale normale (CLcr

≥ 90 ml/min; n = 402) (vedere paragrafo 4.2). Inotuzumab ozogamicin non è stato studiato nei pazienti con malattia renale in stadio terminale (vedere paragrafo 4.2).

Elettrofisiologia cardiaca

Sulla base di un’analisi di farmacocinetica esposizione-risposta in 250 pazienti con LLA recidivante o refrattaria o altre neoplasie ematologiche che hanno ricevuto 1,8 mg/m2/ciclo di inotuzumab ozogamicin somministrato in 3 dosi frazionate al Giorno 1 (0,8 mg/m2), 8 (0,5 mg/m2) e 15

(0,5 mg/m2) di un ciclo di 21 o 28 giorni o 1,8 mg/m2/ciclo somministrato una volta ogni 4 settimane, rispettivamente, la QTcF mediana è aumentata di 2,53 millisecondi (msec) rispetto al basale (97,5°

percentile: 4,92 msec) alla Cmax media stimata per i pazienti con LLA recidivante o refrattaria

(371 ng/ml) e di 3,87 msec rispetto al basale (97,5° percentile: 7,54 msec) alla Cmax media di 1,5 volte superiore (569 ng/ml).

In uno studio clinico randomizzato in pazienti affetti da LLA recidivante o refrattaria (Studio 1), aumenti di QTcF di ≥ 60 msec rispetto al basale sono stati misurati in 4/162 (3%) pazienti nel braccio inotuzumab ozogamicin e 3/124 (2%) nel braccio della chemioterapia scelta dallo sperimentatore.

Aumenti di QTcF > 500 msec sono stati osservati in nessuno dei pazienti nel braccio inotuzumab ozogamicin e in 1/124 (1%) paziente nel braccio della chemioterapia scelta dallo sperimentatore (vedere paragrafo 4.8). Le variazioni medie massime (IC 90%) di QTcF rispetto al basale sono state 16,5 msec (14,3-18,7) nel braccio inotuzumab ozogamicin e 10,8 msec (8,0-13,6) nel braccio della chemioterapia scelta dallo sperimentatore. L’analisi della tendenza centrale delle variazioni nell’intervallo QTcF rispetto al basale ha mostrato che il limite massimo superiore dell’IC al 90% a 2 code per QTcF è stato di 21,1 msec (osservato al Ciclo 4/Giorno 1/1 ora) nel braccio inotuzumab ozogamicin e 21,2 msec (osservato al Ciclo 2/Giorno 1/1 ora) nel braccio della chemioterapia scelta dallo sperimentatore.

05.3 Dati preclinici di sicurezza

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Tossicità a dosi ripetute

Negli animali, i principali organi bersaglio includevano fegato, midollo osseo e organi linfatici con le variazioni ematologiche associate, rene e sistema nervoso. Altri cambiamenti osservati includevano effetti sugli organi riproduttivi maschili e femminili (vedere dì seguìto) e lesioni epatiche preneoplastiche e neoplastiche (vedere dì seguìto). La maggior parte degli effetti sono stati reversibili o parzialmente reversibili, tranne che per gli effetti su fegato e sistema nervoso. La rilevanza dei risultati irreversibili negli animali per gli esseri umani è incerta.

Genotossicità

Inotuzumab ozogamicin è risultato clastogenico in vivo nel midollo osseo di topi maschi. Tale risultato è coerente con la nota induzione di rotture del DNA ad opera di caliceamicina e altri antibiotici antitumorali della famiglia delle enediyne. Inotuzumab ozogamicin non è risultato mutageno in un test di reversione di una mutazione batterica (Ames) in vitro se testato fino alla dose massima possibile.

Cancerogenicità

Non sono stati condotti studi formali di cancerogenicità su inotuzumab ozogamicin. Negli studi di tossicità, i ratti hanno sviluppato iperplasia delle cellule ovali, foci epatocellulari alterati e adenomi epatocellulari nel fegato a circa 0,3 volte l’esposizione clinica nell’uomo basata sull’AUC. In

scimmia, un focus di alterazione epatocellulare è stato rilevato a circa 3,1 volte l’esposizione clinica nell’uomo basata sull’AUC alla fine del periodo di dosaggio di 26 settimane. La rilevanza di questi risultati negli animali per gli esseri umani è incerta.

Tossicità riproduttiva

La somministrazione di inotuzumab ozogamicin a ratti femmina alla dose tossica per la madre (circa 2,3 volte l’esposizione clinica nell’uomo basata sull’AUC) prima dell’accoppiamento e durante la prima settimana di gestazione ha provocato tossicità embrio-fetale, tra cui un aumento dei riassorbimenti e una diminuzione degli embrioni vitali. La dose tossica per la madre (circa 2,3 volte l’esposizione clinica nell’uomo basata sull’AUC) ha portato anche a un ritardo nella crescita del feto, comprendente diminuzione del peso fetale e ritardo nell’ossificazione scheletrica. Si è anche verificato un lieve ritardo della crescita fetale nei ratti a circa 0,4 volte l’esposizione clinica nell’uomo basata sull’AUC (vedere paragrafo 4.6).

Si considera che inotuzumab ozogamicin abbia il potenziale di alterare la funzione riproduttiva e la fertilità in donne e uomini sulla base di risultati preclinici (vedere paragrafo 4.6). Negli studi di tossicità a dosi ripetute nei ratti e nelle scimmie, le osservazioni sulla riproduzione nella femmina includevano atrofia delle ovaie, dell’utero, della vagina e della ghiandola mammaria. Il livello senza effetti indesiderati osservati (NOAEL) per gli effetti sugli organi riproduttivi femminili in ratti e scimmie è stato di circa 2,2 e 3,1 volte l’esposizione clinica nell’uomo basata sull’AUC, rispettivamente. Negli studi di tossicità a dosi ripetute nei ratti, le osservazioni sulla riproduzione nel maschio includevano degenerazione testicolare, associata a ipospermia, e atrofia della prostata e delle vescicole seminali. Il NOAEL non è stato identificato per gli effetti sugli organi riproduttivi maschili, che sono stati osservati a circa 0,3 volte l’esposizione clinica nell’uomo basata sull’AUC.

INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

06.1 Eccipienti

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Saccarosio Polisorbato 80 Sodio cloruro Trometamina

06.2 Incompatibilità

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In assenza di studi di compatibilità, questo medicinale non deve essere miscelato con altri medicinali, ad eccezione di quelli menzionati nel paragrafo 6.6.

06.3 Periodo di validità

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Flaconcino chiuso

anni Soluzione ricostituita

BESPONSA non contiene conservanti batteriostatici. La soluzione ricostituita deve essere utilizzata immediatamente. Se la soluzione ricostituita non può essere utilizzata immediatamente, può essere conservata fino a 4 ore in frigorifero (2°C – 8°C). Non esporre alla luce e non congelare.

Soluzione diluita

La soluzione diluita deve essere usata immediatamente o conservata a temperatura ambiente (20°C – 25°C) o in frigorifero (2°C – 8°C). Il tempo massimo dalla ricostituzione alla somministrazione deve essere ≤ 8 ore e tra ricostituzione e diluizione devono intercorrere ≤ 4 ore. Tenere al riparo dalla luce e non congelare.

06.4 Speciali precauzioni per la conservazione

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Conservare in frigorifero (2°C – 8°C). Non congelare.

Conservare nella confezione originale per tenere il medicinale al riparo dalla luce.

Per le condizioni di conservazione dopo la ricostituzione e la diluizione, vedere paragrafo 6.3.

06.5 Natura e contenuto della confezione

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Flaconcino di vetro di tipo I color ambra con tappo di gomma clorobutilica e chiusura a ghiera con cappuccio di protezione a strappo, contenente 1 mg di polvere.

Ogni scatola contiene 1 flaconcino.

06.6 Istruzioni per l’uso e la manipolazione

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Istruzioni per la ricostituzione, la diluizione e la somministrazione

Usare una corretta tecnica asettica per le procedure di ricostituzione e diluizione. Inotuzumab ozogamicin è sensibile alla luce e deve essere protetto dalla luce ultravioletta durante la ricostituzione, la diluizione e la somministrazione.

Il tempo massimo dalla ricostituzione al termine della somministrazione deve essere ≤ 8 ore e tra ricostituzione e diluizione devono intercorrere ≤ 4 ore.

Ricostituzione

Calcolare la dose (mg) e il numero di flaconcini di BESPONSA necessari.

Ricostituire ogni flaconcino da 1 mg con 4 ml di acqua per preparazioni iniettabili, per ottenere una soluzione monouso di 0,25 mg/ml di BESPONSA.

Agitare delicatamente il flaconcino per favorire la dissoluzione. Non agitare.

Ispezionare la soluzione ricostituita per escludere la presenza di particelle e alterazioni del colore. La soluzione ricostituita deve essere da limpida a leggermente torbida, incolore e sostanzialmente priva di sostanze estranee visibili. Se si osservano particelle o alterazioni del colore, non utilizzare.

BESPONSA non contiene conservanti batteriostatici. La soluzione ricostituita deve essere utilizzata immediatamente. Se la soluzione ricostituita non può essere utilizzata immediatamente, può essere conservata fino a 4 ore in frigorifero (2°C – 8°C). Tenere al riparo dalla luce e non congelare.

Diluizione

Calcolare il volume richiesto della soluzione ricostituita necessario per ottenere la dose appropriata in base alla superficie corporea del paziente. Aspirare tale quantitativo dal/dai flaconcino/i utilizzando una siringa. Proteggere dalla luce. Eliminare l’eventuale soluzione ricostituita non utilizzata rimasta nel flaconcino.

Aggiungere la soluzione ricostituita a un contenitore per infusione con sodio cloruro 9 mg/ml (0,9%) soluzione per preparazioni iniettabili, a un volume nominale totale di 50 ml. Proteggere dalla luce. Si raccomanda di usare un contenitore per infusione di cloruro di polivinile (PVC) (contenente o meno di(2-etilesil)ftalato [DEHP]), poliolefine (polipropilene e/o polietilene) o etilene vinil acetato (EVA).

Capovolgere delicatamente il contenitore per infusione per miscelare la soluzione diluita. Non agitare.

La soluzione diluita deve essere usata immediatamente, conservata a temperatura ambiente (20°C – 25°C) o in frigorifero (2°C – 8°C). Il tempo massimo dalla ricostituzione al termine della somministrazione deve essere ≤ 8 ore e tra ricostituzione e diluizione devono intercorrere

≤ 4 ore. Tenere al riparo dalla luce e non congelare.

Somministrazione

Se la soluzione diluita viene conservata in frigorifero (2°C – 8°C), deve essere lasciata equilibrare a temperatura ambiente (20°C – 25°C) per circa 1 ora prima della somministrazione.

Non è necessario filtrare la soluzione diluita. Tuttavia, se la soluzione diluita viene filtrata, si raccomanda l’uso di filtri a base di polietersulfone (PES), fluoruro di polivinilidene (PVDF) o polisolfone idrofilo (HPS). Non utilizzare filtri in nylon o estere di cellulosa mista (MCE).

Infondere la soluzione diluita per 1 ora ad una velocità di 50 ml/ora a temperatura ambiente (20°C – 25°C). Proteggere dalla luce. Sono raccomandate linee di infusione in PVC (contenenti o meno DEHP), poliolefine (polipropilene e/o polietilene) o polibutadiene.

Non miscelare BESPONSA nè somministrarla per infusione con altri medicinali.

La Tabella 8 mostra i tempi di conservazione e le condizioni per la ricostituzione, la diluizione e la somministrazione di BESPONSA.

Tabella 8. Tempi e condizioni di conservazione per la soluzione BESPONSA ricostituita e diluita

Tempo massimo dalla ricostituzione fino alla somministrazione ≤ 8 orea
Soluzione ricostituita Soluzione diluita
Dopo l’inizio della diluizione Somministrazione
Utilizzare la Utilizzare la soluzione diluita Se la soluzione diluita viene
soluzione ricostituita immediatamente o dopo averla conservata in frigorifero (2°C – 8°C),
immediatamente o conservata a temperatura ambiente portarla a temperatura ambiente
dopo averla conservata in frigorifero
(2°C – 8°C) per un
(20°C – 25°C) o in frigorifero (2°C – 8°C).
Il tempo massimo dalla ricostituzione al termine della somministrazione deve
(20°C – 25°C) per circa 1 ora prima della somministrazione.
Somministrare la soluzione diluita in un’infusione di 1 ora a una velocità di 50 ml/h a
massimo di 4 ore.
Tenere al riparo dalla luce.
Non
essere ≤ 8 ore e tra ricostituzione e diluizione devono intercorrere ≤ 4 ore.
Tenere al riparo dalla luce.
temperatura ambiente (20°C – 25°C).
Tenere al riparo dalla luce.
congelare. Non congelare.

a Tra ricostituzione e diluizione devono intercorrere ≤ 4 ore.

Smaltimento

BESPONSA è esclusivamente monouso.

Il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.

07.0 Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

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Pfizer Europe MA EEIG Boulevard de la Plaine 17 1050 Bruxelles

Belgio

08.0 Numeri delle autorizzazioni all’immissione in commercio

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EU/1/17/1200/001

09.0 Data della prima autorizzazione/Rinnovo dell’autorizzazione

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Data della prima autorizzazione: 29 giugno 2017

10.0 Data di revisione del testo

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Documento messo a disposizione da A.I.FA. in data: 02/10/2018

FARMACI EQUIVALENTI (stesso principio attivo)

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