Medozide: Scheda Tecnica e Prescrivibilità

Medozide

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

Medozide: ultimo aggiornamento pagina: 09/02/2018 (Fonte: A.I.FA.)

INDICE DELLA SCHEDA

Medozide: la confezione

01.0 Denominazione del medicinale

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MEDOZIDE

02.0 Composizione qualitativa e quantitativa

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Ogni compressa contiene:

metildopa (DCI) 300 mg;

idroclorotiazide (DCI) 10 mg.

03.0 Forma farmaceutica

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Compresse per os

04.0 INFORMAZIONI CLINICHE

04.1 Indicazioni terapeutiche

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Ipertensione arteriosa moderata o grave.

04.2 Posologia e modo di somministrazione

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È opportuno ricercare la posologia ottimale per ciascun paziente iniziando, generalmente, con 1 compressa ogni 12 ore per le prime 48 ore, aggiungendo poi, se necessario, non più di 1 compressa per volta con intervalli di 2-3 giorni.

In generale non si devono superare le 4 compresse al giomo, E’ preferibile suddividere la dose giornaliera in somministrazioni refratte nelle 24 ore.

04.3 Controindicazioni

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Gravidanza, allattamento, anuria, gravi nefropatie ed epatopatie (cirrosi in atto, epatiti acute). Feocromocitoma. Medozide è inoltre controindicato nella malattia di Addison non trattata, nell’ipokaliemia di qualunque origine e quando si abbia una sensibilizzazione nei confronti di uno dei due componenti.

04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso

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Metildopa: i pazienti in trattamento con metildopa devono essere seguiti attentamente al fine di rilevare eventuali effetti collaterali.

La metildopa va usata con cautela nei soggetti con storia di malattie e disfunzioni epatiche. Nel corso del trattamento con metildopa si sono verificati rari casi di anemia emolitica acquisita. In considerazione di tale rischio, l’impiego del prodotto andrà limitato, dopo attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio da parte del medico, ai casi in cui altri farmaci antiipertensivi di abituale uso siano risultati inefficaci o controindicati. In presenza di sintomi clinici che indichino la possibilità di anemia, è opportuno determinare l’emoglobina e/o l’ematocrito. In caso di anemia accertata devono essere eseguite le appropriate indagini di laboratorio per determinare se è presente la componente emolitica.

In caso di anemia emolitica, accertata, la terapia deve essere interrotta. Interrompendo la somministrazione della sola metildopa o instaurando una terapia corticosteroidea si verifica, di solito, una rapida scomparsa dell’anemia.

Raramente, tuttavia, si sono verificati casi mortali.

In alcuni pazienti sottoposti a trattamento protratto con metildopa, si è riscontrata positività nei test di Coombs diretto. Da parte di diversi ricercatori è stato riferito che l’incidenza della positività del test di Coombs variava dal dieci al venti per cento.

Raramente si riscontra positività nel test di Coombs nei primi 6 mesi di terapia con metildopa; se ciò non si verifica entro 12 mesi è improbabile che la positività si manifesti prolungando il trattamento.

Tale fenomeno è dipendente dalla dose per cui si verifica con la minima frequenza nei pazienti che sono trattati con 1 g di metildopa al giomo o con una posologia minore.

Dopo qualche settimana, o qualche mese dall’interruzione del trattamento, il test di Coombs risulta nuovamente negativo.

In caso di necessità di trasfusioni, l’essere a conoscenza di una reazione positiva al test di Coombs è utile per la valutazione delle prove crociate di compatibilità.

In pazienti in cui, durante le prove crociate si riscontra test di Coombs positivo, possono risultare incompatibili nella prova crociata minore, in questo caso è opportuno eseguire il test di Coombs indiretto. Se questo risulta negativo, la trasfusione con il sangue in esame – che d’altra parte risulta compatibile nella prova crociata maggiore . – può essere senz’altro effettuata. Tuttavia, se questo risulta positivo, spetta all’ematologo o all’esperto in problemi di trasfusioni la decisione della trasfusione con sangue compatibile nella prova crociata maggiore.

Raramente si è rilevata una riduzione reversibile del numero dei leucociti, con interessamento principale dei granulociti.

All’interruzione del trattamento il numero dei granulociti ritornò prontamente alla norma. Sono stati riferiti rari casi di agranulocitosi. In ogni caso interrompendo il trattamento, si ebbe un ritomo alla norma dei leucociti. Talora nelle prime tre settimane di trattamento con metildopa si è verificata febbre; in alcuni casi questa era associata ad eosinofilia o ad alterazioni di uno o più prove di funzionalità epatica, quali: fosfatasi alcalina sierica (SGOT, SGPT), bilirubina, flocculazione alla cefalina colesterolo, tempo di protrombina e ritenzione della bromosulftaleina. Può anche verificarsi ittero, con o senza febbre, il quale compare di solito entro i primi due o tre mesi di terapia. Sono stati descritti rari casi di necrosi epatica letale. La biopsia epatica, praticata in diversi pazienti con disfunzione epatica ha evidenziato una necrosi focale microscopica che si potrebbe riferire a ipersensibilità al farmaco.

La valutazione della funzionalità epatica, il conteggio e la formula leucocitaria dovrebbero essere determinati a intervalli durante le prime 6 o 12 settimane del trattamento. La terapia con metildopa deve essere sospesa quando compaiono febbre, alterazioni del test di funzionalità epatica o ittero. Se queste complicanze sono in rapporto alla metildopa, la febbre e le alterazioni della funzionalità epatica scompaiono, in maniera caratteristica, dopo la sospensione della terapia.

Quando la metildopa è usata in combinazione con altri farmaci antiipertensivi si può verificare un potenziamento dell’azione antiipertensiva.

Come avviene per tutti i farmaci nuovi, i pazienti devono essere seguiti attentamente al fine di rilevare eventuali effetti collaterali o insolite manifestazioni di idiosincrasia al farmaco.

Dato che la metildopa può determinare nei campioni urinari una fluorescenza della medesima lunghezza d’onda delle catecolamine, possono venire riportate erroneamente concentrazioni elevate delle catecolamine urinarie; questo dato può interferire con una diagnosi di feocromocitoma.

La metildopa non è utile come test diagnostico per il feocromocitoma.

Alcuni pazienti possono richiedere dosi minori di anestetici quando sono sotto trattamento con metildopa.

Se si verifica ipotensione durante la anestesia, questa può essere di solito controllata dai vasopressori. Il recettore adrenergico rimane sensibile durante il trattamento con metildopa.

La comparsa di ipertensione arteriosa, talora osservata dopo il trattamento dialitico nei pazienti trattati con metildopa, può verificarsi in quanto il farmaco viene elilminato con questo procedimento.

Movimenti coreoatetosici involontari sono stati raramente osservati durante il trattamento con metildopa nei pazienti con grave vasculopatia cerebrale.

Se queste manifestazioni compaiono occorre interrompere il trattamento.

Idroclorotiazide: la idroclorotiazideva usata con cautela in presenza di nefropatie o epatopatie.

L’azotemia può essere precipitata o aggravata dall’idroclorotiazide. Gli effetti cumulativi del farmaco possono svilupparsi nei pazienti con funzionalità renale compromessa.

Se in corso di trattamento di gravi e progressive malattie renali si verifica un aumento dell’azotemia e oliguria, la somministrazione del farmaco deve essere sospesa.

I tiazidici possono essere impiegati con cautela nei pazienti con funzionalità epatica compromessa o con malattie epatiche progressive, dato che le minime alterazioni del bilancio idrico elettrolitico possono essere causa scatenante di coma epatico.

Reazioni di ipersensibilità possono verificarsi nei pazienti con anamnesi di allergia o di asma bronchiale.

L’idroclorotiazide potenzia l’azione di altri farmaci antiipertensivi. Di conseguenza, la posologia di questi ultimi farmaci – specialmente dei ganglioplegici – deve essere ridotta di almeno il 50% non appena l’idroclorotiazide viene aggiunta allo schema terapeutico.

E’stata segnalata per i tiazidici la possibilità che si verifichi una riacutizzazione o un’attivazione del lupus eritematoso sistemico.

Particolare attenzione deve essere prestata ai segni di squilibrio idrico elettrolitico; in particolare, l’iponatremia, l’alcalosi ipocloremica e la ipokaliemia. Le valutazioni degli elettroliti nel plasma e nelle urine sono di particolare importanza quando il paziente vomita eccessivamente oppure riceve liquidi per via parenterale. Segni premonitori, a prescindere dalla causa, sono: secchezza delle fauci, sete, debolezza, letargia, sonnolenza, irrequietezza, mialgia o crampi muscolari, fatica muscolare, ipotensione, oliguria, tachicardia e disturbi gastrointestinali.

L’ipokaliemia può comparire sotto terapia con idroclorotiazide come un qualunque altro potente diuretico, specialmente se vi è una diuresi massiva, quando è presente una cirrosi grave, o durante una concomitante terapia steroidea o con ACTH. Una interferenza con una adeguata introduzione di elettroliti può contribuire all’ipokaliemia. L’ipokaliemia può sensibilizzare o esagerare la risposta cardiaca agli effetti tossici della digitale (per esempio aumentare l’eccitabilità ventricolare).

L’ipokaliemia può essere pervenuta o trattata con l’impiego del cloruro di potassio o somministrando cibi ad elevato contenuto di potassio.

Una qualsiasi insufficienza di cloruro è per lo più modesta e di solito non richiede un ttrattamento specifico, tranne in particolari condizioni (in corso di epatopatie o di malattie renali).

L’iponatremia da diluizione può verificarsi nei pazienti edematosi nei climi caldi; questa condizione si tratta adeguatamente con la restrizione idrica, piuttosto che con la somministrazione di sale ad eccezione di rari casi nei quali la ipnatremia può minacciare seriamente la vita del paziente.

Nella deplezione salina vera e propria la terapia di elezione è sufficiente reintegrazione dello ione. I farmaci tiazidici aumentano la risposta alla tubocurarina. L’azione antiipertensiva del farmaco può risultare esaltata nei pazienti post-simpatectomizzati.

L’idroclorotiazide riduce la risposta dei valori pressori alla noradrenalina. Questa diminuzione della risposta pressoria non è sufficiente a ridurre l’efficacia del farmaco pressorio ai fini terapeutici. Si può verificare una ipotensione ortostatica che può essere potenziata dall’alcool, dai barbiturici o da sostanze narcotiche.

I diuretici tiazidici possono ridurre il livello sierico dello iodio legato alle proteine senza che compaiono segni di alterata funzionalità tiroidea.

Alterazioni anatomo-patologiche delle ghiandole paratiroidee con ipercalcemia e ipofosfatemia sono state osservate in pochi pazienti sotto terapia protratta con farmaci tiazidici. Non sono state evidenziate le comuni complicanze dell’iperparatiroidismo quali litiasi renali, riassorbimento osseo e ulcere peptiche. In questi pazienti l’effetto della sospensione della somministrazione di tiazidici sulla calcemia e sulla fosforemia può aiutare a decidere se occorre un intervento chirurgico sulla paratiroide.

Si può verificare una iperuricemia o la comparsa di un attacco di gotta in taluni pazienti sotto terapia tiazidica.

Il fabbisogno di insulina nei diabetici può risultare aumentato, ridotto o inalterato. Un diabete mellito, fino allora latente, può manifestarsi sotto terapia tiazidica.

Tenere lontano dalla portata dei bambini.

04.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

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Metildopa: quando la metildopa è usata in combinazione ad altri farmaci antiipertensivi, si può verificare un potenziamento dell’azione antiipertensiva. Alcuni pazienti possono richiedere dosi minori di anestetici quando sono sotto trattamento con metildopa.

Idroclorotiazide: l’idroclorotiazide potenzia l’azione di altri farmaci antiipertensivi ed aumenta la risposta alla tubocurarina. La contemporanea somministrazione di alcool, barbiturici o sostanze narcotiche può favorire la comparsa di ipotensione ortostatica.

04.6 Gravidanza e allattamento

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La specialità è controindicata.

04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

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La metildopa può provocare un effetto sedativo di solito transitorio e di conseguenza limitare le capacità di guidare o all’uso di macchine.

04.8 Effetti indesiderati

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Metildopa: gli effetti indesiderati dovuti alla metildopa sono poco frequenti. All’inizio del trattamento o quando si aumenta la dose si può verificare un effetto sedativo di solito transitorio, vantaggioso in alcuni pazienti ansiosi e apprensivi.

In fase iniziale di trattamento, si possono riscontrare sintomi transitori come cefalea, astenia o debolezza.

Talvolta possono essere osservati sintomi dovuti a riduzione della pressione arteriosa; essi comprendono vertigini, stordimento e sintomi di insufficienza cerebro-vascolare. Sono stati segnalati casi di aggravamento dell’angina pectoris. I sintomi di ipotensione ortostatica sono meno numerosi e meno intensi che con altri farmaci antiipertensivi. Tuttavia qualora questi sintomi si verifichino è consigliabile ridurre la dose.

Questa riduzione si ottiene semplicemente eliminando 1 o 2 compresse dalla posologia giornaliera prima del momento in cui si aspetta la comparsa di questi sintomi.

Talora si verificano bradicardia, senso di occlusione nasale, lieve secchezza delle fauci e sintomi gastrointestinali tra cui distensione addominale, stipsi, flatulenza e diarrea; essi possono essere generalmente eliminati con la riduzione della dose.

Nausea e vomito sono stati descritti solo in pochi casi.

Casi di glossidinia e glossifitia sono stati osservati raramente. Quando la metildopa viene somministrata da sola, raramente si verificano aumento di peso e comparsa di edema, e questi effetti sono ridotti al minimo per l’azione della componente tiazidica.

Se però l’edema diventa progressivo, la metildopa deve essere sospesa.

In rari casi quando le urine vengono esposte all’aria dopo la minzione, queste possono diventare scure a causa della decomposizione della metildopa o dei suoi metaboliti. Inoltre si sono verificati casi infrequenti di iperprolattinemia, impotenza, eruzione cutanea, lieve altralgia, mialgia, parestesie, parkinsonismo, disturbi psichici tra cui incubi notturni e psicosi lievi e stati depressivi reversibili.

Si sono anche riscontrati rari casi di trombocitopenia reversibile, sindrome lupuseritematoso-simile, eruzioni lichenoidi.

Sono stati segnalati alcuni casi di ipertemia ed alterazioni delle prove di funzionalità epatica dipendenti dal farmaco.

Sono stati riscontrati rari casi di ittero lieve e reversibile. In alcuni casi si è notato un aumento dell’azotemia. E’ stato riportato un caso di paralisi di Bell bilaterale. Tuttavia non è stato stabilito un sicuro rapporto causale con la metildopa.

Idroclorotiazide: Sono stati raramente riscontrati, dopo terapia tiazidica, casi di trombocitopenia, leucopenia, agrunolocitosi, anemia piastrinica e ittero (ittero colestatico intraepatico).

In taluni pazienti si possono verificare anoressia, irritazione gastrica, nausea, vomito, dolori crampiformi, diarrea, stipsi, stordimenti, vertigini, parestesie, cefalea, visione confusa transitoria e scialoadenite.

L’ipotensione ortostatica può comparire o può essere aggravata dall’alcool, barbiturici e narcotici.

In una piccola percentuale di casi, è stata segnalata la comparsa di porpora, eruzioni cutanee, orticaria, fotosensibilità , o altre reazioni di ipersensibilità quali febbre, disturbi respiratori e reazioni di ipersensibilità quali febbre, disturbi respiratori e reazioni anafilattiche. Sono stati descritti casi in cui i diuretici tiazidici hanno scatenato angioite necrotizzante (vascolite cutanea) in pazienti anziani con anamnesi di ripetuta e protratta somministrazione di diversi farmaci.

Altri effetti indesiderati possono comprendere iperglicemia, glicosuria, iperuricemia, spasmi muscolari, debolezza e ansietà. In pochi rapporti è stato messo in relazione l’impiego di tiazidici con casi di pancreatite, xantopsia, ittero neonatale.

Ogni qualvolta gli effetti collaterali siano moderati o gravi, la posologia dei diuretici tiazidici deve essere ridotta o sospesa la terapia.

04.9 Sovradosaggio

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Non esistono antidoti specifici. Se l’ingestione è recente, mettere in atto le usuali misure di emergenza, quali induzione di vomito e lavanda gastrica.

Se l’ingestione è meno recente, controllare l’attività cerebrale e l’eventuale insorgenza di ileo paralitico.

Per favorire l’escrezione urinaria procedere a perfusione.

Provvedere al riequilibrio elettrolitico fino alla normalizzazione. Ove il caso lo richieda, somministrare simpaticomimetici (adrenalina, noradrenalina).

05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

05.1 Proprietà farmacodinamiche

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Medozide è un farmaco ad attività diuretica ed antiipertensiva costituito dalla associazione di metildopa e idroclorotiazide.

La metildopa riduce significativamente la pressione sistemica e le resistenze periferiche lasciando inalterati la gittata cardiaca e il flusso ematico renale.

La principale sede d’azione di metildopa è a livello del S.N.C. dopo viene decarbossilato e b-idrossilato ad a-metilnorepinefrina nei neuroni centrali adrenergici.

Il metabolita stimola i recettori a-adrenergici centrali i quali attivano i neuroni inibitori con conseguente riduzione dell’attività simpatica periferica.

Non è stata tuttavia esclusa una diretta azione periferica.

L’idroclorotiazide è un diuretico che riduce il riassorbimento degli elettroliti dai tubuli renali aumentando quindi l’escrezione di sodio e cloro e conseguentemente di acqua.

La combinazione dei due farmaci ha dimostrato di essere sinergica permettendo pertanto una riduzione del dosaggio e quindi minore incidenza degli effetti collaterali.

05.2 Proprietà farmacocinetiche

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La metildopa non è completamente assorbita per via orale (25-50%) e la sua concentrazione plasmatica raggiunge il picco massimo dopo circa 3-6 ore.

Il farmaco è escreto per via renale in parte (25%) immodificato, in parte sotto forma di metaboliti il principale dei quali è un mono-0-solfato.

L’idroclorotiazide è ben assorbita nel tratto gastrointestinale raggiungendo rapidamente i picchi ematici efficaci.

Viene eliminata quasi completamente nelle 24 ore, per via renale.

05.3 Dati preclinici di sicurezza

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La tossicità acuta è stata studiata nel ratto e nel topo trattati per via orale e per via e.v.; la DL50 nel topo è di 10 g/Kg, nel ratto 400 mg/Kg.

Non si registra nessuna alterazione degna di rilevo nel ratto trattato per os per la durata di 180 gg. fino ad una dose di 1400 mg/Kg/die e nel cane fino a 300 mg/Kg.

INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

06.1 Eccipienti

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Polietinglicole 6000, cellulosa, talco.

Lacca rivestimento: polimerizzati derivati acido metacrilico (Eudragit E) mg 7,5; dietilftalato mg 0,8; polietinglicole 6000 mg 0,2; titanio biossido mg 0,7; talco mg 0,1; rosa eritrosina (E 127) mg 0,7

06.2 Incompatibilità

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Non esistono incompatibilità con altre sostanze eventualmente associate in terapia.

06.3 Periodo di validità

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36 mesi.

06.4 Speciali precauzioni per la conservazione

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Nessun particolare accorgimento.

06.5 Natura e contenuto della confezione

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Le compresse sono contenute in blister costituito da un accoppiata PVC/alluminio.

Astuccio con 30 compresse

06.6 Istruzioni per l’uso e la manipolazione

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Vedere parte 4.2.

07.0 Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

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MALESCI Istituto Farmacobiologico SpA

Via Lungo l’Ema, 7 – Bagno a Ripoli FI

08.0 Numeri delle autorizzazioni all’immissione in commercio

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30 cpr n. AIC: 023876016

09.0 Data della prima autorizzazione/Rinnovo dell’autorizzazione

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Giugno 1995, maggio 2000, maggio2005.

10.0 Data di revisione del testo

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01/06/1995

FARMACI EQUIVALENTI (stesso principio attivo)

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