Cabergolina Teva 2 mg: Scheda Tecnica del Farmaco

Cabergolina Teva 2 mg

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

Cabergolina Teva 2 mg: ultimo aggiornamento pagina: 09/02/2018 (Fonte: A.I.FA.)

INDICE DELLA SCHEDA

Cabergolina Teva 2 mg: la confezione

01.0 Denominazione del medicinale

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CABERGOLINA TEVA 2 MG COMPRESSE

02.0 Composizione qualitativa e quantitativa

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Ogni compressa contiene 2 mg di cabergolina.

Eccipiente: lattosio 150,6 mg.

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

03.0 Forma farmaceutica

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Compressa.

La compressa può essere divisa in due parti uguali.

Compresse bianche, a forma di capsula, biconvesse, divise da una linea su entrambi i lati. Su un lato della compressa è impressa la scritta ‘CBG’ da un lato della linea di divisione e la cifra ‘2’ dall’altro.

04.0 INFORMAZIONI CLINICHE

04.1 Indicazioni terapeutiche

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Trattamento del Morbo di Parkinson

Se si sta valutando il trattamento con un agonista della dopamina, la cabergolina è indicata come terapia di seconda linea nei pazienti intolleranti o refrattari al trattamento con un composto non a base di derivati dell’ergot, in monoterapia o come terapia complementare alla levodopa più inibitore di dopa-decarbossilasi nel trattamento dei segni e dei sintomi del morbo di Parkinson.

La terapia deve essere iniziata sotto la supervisione di uno specialista. Il beneficio del trattamento continuo deve essere valutato periodicamente tenendo in considerazione il rischio di reazioni fibrotiche e valvulopatie (vedere paragrafi 4.3, 4.4 e 4.8).

04.2 Posologia e modo di somministrazione

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Cabergolina Teva deve essere somministrata per via orale. Al fine di ridurre il rischio di effetti indesiderati gastrointestinali, si raccomanda di assumere cabergolina in concomitanza con i pasti per tutte le indicazioni terapeutiche.

Pazienti adulti e anziani

Come previsto per gli agonisti della dopamina, la risposta al dosaggio per quanto concerne efficacia ed effetti indesiderati sembra essere correlata alla sensibilità individuale. L’ottimizzazione della dose deve essere ottenuta con un lento aggiustamento del dosaggio iniziale, da dosi di partenza di 0,5 mg di cabergolina (pazienti de novo) e 1 mg di cabergolina (pazienti in trattamento con L-dopa) al giomo. Il dosaggio concomitante di levodopa può essere diminuito gradualmente mentre il dosaggio di cabergolina viene aumentato, fino a determinare l’equilibrio ottimale. Considerata l’emivita prolungata del composto, gli incrementi della dose giornaliera di 0,5-1 mg di cabergolina devono essere effettuati a intervalli settimanali (settimane iniziali) o bi-settimanali, fino al raggiungimento della dose ottimale.

Il dosaggio terapeutico raccomandato va da 2 a 3 mg di cabergolina/die come terapia coadiuvante a levodopa/carbidopa. Non bisogna superare la dose massima di 3 mg/die di cabergolina.

Cabergolina deve essere somministrata in dose singola giornaliera.

Uso nei bambini e negli adolescenti

La sicurezza ed efficacia di cabergolina per bambini e adolescenti non sono state studiate poiché il morbo di Parkinson non colpisce questa popolazione.

Uso in pazienti affetti da disfunzione epatica o renale

Per i pazienti che presentano grave disfunzione epatica o insufficienza renale allo stadio terminale vedere il paragrafo 4.4.

04.3 Controindicazioni

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Pre-eclampsia, eclampsia.

Ipertensione post-partum o ipertensione incontrollata.

Ipersensibilità a cabergolina, ad un qualsiasi alcaloide dell’ergot o ad uno qualsiasi degli eccipienti del prodotto.

Anamnesi di disturbi fibrotici polmonari, pericardici e retro peritoneali.

Anamnesi di psicosi o rischio di psicosi post-partum.

Per il trattamento a lungo termine: evidenza di valvulopatia cardiaca determinata all’ecocardiogramma eseguito prima dell’inizio del trattamento (vedere paragrafo 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni di impiego – Fibrosi e valvulopatia cardiaca e fenomeni clinici possibilmente correlati).

04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso

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Generali

Come avviene con altri derivati dell’ergot, cabergolina deve essere somministrata con cautela ai soggetti con gravi patologie cardiovascolari, ipotensione, sindrome di Raynaud, ulcera peptica o sanguinamento gastrointestinale, o con anamnesi di disturbi mentali gravi, in particolare psicotici.

Gli effetti dell’alcol sulla tollerabilità complessiva di cabergolina non sono attualmente noti.

I pazienti con rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, deficit di Lapp lattasi o malassorbimento di glucosio-galattosio non devono prendere questo medicinale.

Insufficienza epatica:

In pazienti con insufficienza epatica grave devono essere valutate dosi inferiori di cabergolina. In pazienti con insufficienza epatica grave (Classe Child-Pugh C) che ricevevano una singola dose da 1 mg è stato osservato un aumento dell’AUC, a confronto con volontari sani e con individui con insufficienza epatica meno grave.

Ipotensione posturale:

Dopo la somministrazione di cabergolina, in particolare durante i primi giorni di trattamento, è possibile che si verifichi ipotensione posturale. È necessario prestare attenzione in caso di somministrazione di cabergolina in concomitanza con altri farmaci che notoriamente abbassano la pressione.

Fibrosi e valvulopatia cardiaca e fenomeni clinici possibilmente correlati

Dopo un uso prolungato di derivati ergotaminici con proprietà agoniste per i recettori serotoninergici di tipo 5HT2B, inclusa la cabergolina, si sono verificati disturbi fibrotici e infiammatori a carico delle membrane sierose quali pleurite, versamento pleurico, fibrosi pleurica, fibrosi polmonare, pericardite, versamento pericardico, valvulopatia cardiaca con interessamento di una o più valvole (aortica, mitrale e tricuspide) o fibrosi retroperitoneale. In alcuni casi, i sintomi o le manifestazioni della valvulopatia cardiaca sono migliorati dopo interruzione del trattamento con cabergolina.

La velocità di eritrosedimentazione (VES) è aumentata in modo anomalo in associazione a versamento pleurico/fibrosi. Si raccomanda di effettuare un esame radiografico del torace in caso di un aumento anomalo e inspiegato della VES. Inoltre, è possibile usare misurazioni della creatina serica per facilitare la diagnosi di disturbo fibrotico. È stato riscontrato che l’interruzione della somministrazione di cabergolina dopo la diagnosi di versamento pleurico/fibrosi polmonare o valvulopatia provocava un miglioramento dei segni e dei sintomi (vedere paragrafo 4.3 Controindicazioni).

La valvulopatia è stata associata all’impiego di dosi cumulative; pertanto, i pazienti devono essere trattati con la dose più bassa efficace. Ad ogni visita, il rapporto rischio-beneficio del trattamento per il paziente deve essere rivalutato per determinare se sia appropriato proseguire il trattamento con cabergolina.

Prima di avviare il trattamento a lungo termine

Tutti i pazienti devono effettuare una valutazione cardiovascolare, comprendente un ecocardiogramma, per stabilire la potenziale presenza di una patologia valvolare asintomatica. Prima di iniziare la terapia è anche utile effettuare un’analisi della velocità di eritrosedimentazione (VES) o di altri marker infiammatori, un test della funzionalità polmonare/esame radiografico del torace e test della funzionalità renale.

Non è noto se il trattamento con cabergolina in pazienti con riflusso valvolare possa aggravare la malattia di base. Se viene diagnosticata una fibrosi valvolare, il paziente non deve essere trattato con cabergolina (vedere paragrafo 4.3 Controindicazioni).

Durante il trattamento a lungo termine

Le patologie fibrotiche possono avere un esordio insidioso e i pazienti devono essere costantemente monitorati per evitare il rischio di possibili manifestazioni di fibrosi progressive. Durante il trattamento si raccomanda pertanto di prestare attenzione a segni e sintomi di:

• Patologie pleuropolmonari, quali dispnea, respiro corto, tosse persistente e dolore al petto.

Insufficienza renale o ostruzione vascolare dell’uretere o dell’addome che comporti dolore ai fianchi/lombalgia e edema agli arti inferiori, così come l’eventuale presenza di massa o dolorabilità addominale che possa indicare fibrosi retroperitoneale.

• Insufficienza cardiaca, poiché casi di fibrosi valvolare e pericardica si sono spesso manifestati con insufficienza cardiaca.

Pertanto, la fibrosi valvolare (e la pericardite costrittiva) deve essere esclusa se compaiono tali sintomi.

Si raccomanda di effettuare, se appropriato, un monitoraggio clinico e diagnostico per lo sviluppo di patologie fibrotiche. Un primo ecocardiogramma deve essere effettuato entro 3-6 mesi dall’inizio della terapia, dopodiché la frequenza del monitoraggio ecocardiografico deve essere determinata da una appropriata valutazione clinica individuale, ponendo particolare attenzione ai segni e sintomi sopramenzionati, ma sempre con una frequenza minima di 6-12 mesi.

Il trattamento con cabergolina deve essere interrotto nel caso in cui un ecocardiogramma riveli un nuovo riflusso valvolare o un aggravamento di un riflusso già esistente, un restringimento valvolare o un ispessimento dei lembi valvolari (vedere paragrafo 4.3 Controindicazioni).

La necessità di ulteriori controlli clinici (ad es. esame obiettivo, che includa un’auscultazione cardiaca, radiografia, TAC) deve essere determinata su base individuale.

Ulteriori esami appropriati come la velocità di eritrosedimentazione (VES) e misurazioni della creatinina sierica devono essere effettuati, se necessario, per supportare una diagnosi di patologia fibrotica.

Ipotensione

Entro 6 ore dalla somministrazione di cabergolina si può verificare ipotensione sintomatica: è necessario prestare particolare attenzione nella somministrazione di cabergolina in concomitanza con altri prodotti medicinali che notoriamente riducono la pressione arteriosa. A causa della sua emivita di eliminazione gli effetti ipotensivi possono persistere per alcuni giorni dopo l’interruzione della terapia. Si raccomanda il monitoraggio del trattamento con regolari controlli della pressione del sangue nei primi 3-4 giorni dopo l’inizio del trattamento.

Sonnolenza/attacchi di sonno improvvisi:

La cabergolina è stata associata a sonnolenza e ad episodi di attacchi di sonno improvvisi nei pazienti affetti da morbo di Parkinson. Sono stati riscontrati improvvisi attacchi di sonno in momenti di attività, in alcuni casi senza segni di consapevolezza o preavviso. Si consiglia di valutare una riduzione della dose o l’interruzione della terapia (vedere paragrafo 4.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari).

Insufficienza renale:

Nel complesso non sono state osservate differenze nella farmacocinetica di cabergolina nelle patologie renali da moderate a gravi. La farmacocinetica di cabergolina non è stata studiata in pazienti con insufficienza renale allo stadio terminale, o in pazienti in emodialisi; questi pazienti devono essere trattati con cautela.

Disturbi psichiatrici:

In pazienti trattati con agonisti della dopamina, per la malattia di Parkinson, inclusa cabergolina, sono stati riportati pulsione patologica verso il gioco d’azzardo, aumento della libido e ipersessualità. Queste alterazioni erano in generale reversibili mediante riduzione della dose o interruzione del trattamento.

04.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

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Impiego concomitante sconsigliato:

Non sono disponibili informazioni circa l’interazione tra cabergolina e altri alcaloidi dell’ergot. Di conseguenza, l’uso concomitante di questi medicinali durante il trattamento a lungo termine con cabergolina è sconsigliato.

Dato che la cabergolina esercita il proprio effetto terapeutico mediante stimolazione diretta dei recettori della dopamina, essa non deve essere somministrata in concomitanza con farmaci che hanno un’attività antagonista della dopamina (come fenotiazine, butirrofenoni, tioxanteni, metoclopramide), poiché questi possono ridurre l’effetto terapeutico di cabergolina.

Come con altri derivati dell’ergot, la cabergolina non deve essere usata in associazione con antibiotici macrolidi (per esempio eritromicina) per via della maggiore biodisponibilità sistemica.

Precauzioni

Devono essere prese in considerazione le interazioni con altri farmaci che riducono la pressione sanguigna.

È stato permesso l’uso concomitante di agonisti non-dopaminergici antiparkinson (es. selegilina, amantadina, biperiden, triesifenidile) in studi clinici su pazienti trattati con cabergolina. Negli studi dove sono state valutate le interazioni farmacocinetiche con L-dopa o selegilina, non sono state osservate interazioni. In base ai dati disponibili sul metabolismo della cabergolina non possono essere previste interazioni farmacocinetiche con altri medicinali.

04.6 Gravidanza e allattamento

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Gravidanza

La gravidanza deve essere esclusa prima della somministrazione di cabergolina; dopo il trattamento si deve evitare la gravidanza per almeno un mese.

In uno studio osservazionale di 12 anni sugli esiti, in seguito a terapia con cabergolina, sulla gravidanza, sono disponibili informazioni relative a 256 gravidanze. In diciassette di queste 256 gravidanze (6,6%) sono state riscontrate gravi malformazioni congenite o aborto. Sono disponibili informazioni relative a 23 neonati su 258 portatori di 27 anomalie neonatali in totale, sia gravi che non gravi. Le malformazioni muscoloscheletriche costituivano la anomalie neonatali più diffuse (10), seguite da anomalie cardio-polmonari (5). Non sono disponibili informazioni relative a disturbi perinatali o sullo sviluppo a lungo termine di bambini esposti a cabergolina intrauterina. Sulla base della letteratura pubblicata di recente, è stata riportata una prevalenza di malformazioni congenite gravi nella popolazione generale pari al 6,9% o superiore. I tassi di anomalie congenite variano tra le differenti popolazioni. Non è possibile determinare in maniera accurata se vi è un rischio aumentato dato che non è stato incluso alcun gruppo di controllo.

Durante il trattamento con cabergolina si raccomanda l’uso di misure contraccettive. A causa dell’esperienza limitata relativa all’uso di cabergolina in gravidanza, il trattamento con cabergolina deve essere interrotto prima di una gravidanza programmata. Se la paziente resta incinta durante il trattamento, l’assunzione di cabergolina deve essere interrotta immediatamente. Durante la gravidanza queste pazienti devono essere sottoposte ad attento monitoraggio, per rilevare eventuale ingrossamento della ghiandola pituitaria indotto dalla gravidanza.

Pertanto Cabergolina Teva dovrebbe essere usata in gravidanza solo se strettamente necessario.

Cabergolina Teva ripristina ovulazione e fertilità nelle donne con ipogonadismo iperprolattinemico: poiché può intervenire una gravidanza prima del ripristino del ciclo mestruale, si consiglia di effettuare gli appropriati test di gravidanza durante il periodo di amenorrea e, non appena il ciclo mestruale si sia ripristinato, ogniqualvolta intervenga un ritardo del ciclo di oltre tre giorni. È opportuno consigliare alle donne che non intendono intraprendere una gravidanza l’impiego di un metodo di contraccezione non-ormonale efficace durante il trattamento e dopo l’interruzione del trattamento con cabergolina. A causa della limitata esperienza relativa alla sicurezza dell’esposizione fetale a cabergolina, è consigliabile che le donne che intendono intraprendere una gravidanza concepiscano almeno un mese dopo l’interruzione del trattamento con cabergolina poiché il ciclo di ovulazione persiste per alcune pazienti fino a 6 mesi dopo l’interruzione. Nel caso in cui la paziente restasse incinta durante il trattamento, è necessario interrompere l’assunzione di cabergolina. Come misura precauzionale, le donne che restano incinta devono essere tenute sotto controllo per individuare eventuali segni di ingrossamento della ghiandola pituitaria, poiché durante la gestazione si può verificare espansione dei tumori pituitari pre-esistenti.

L’uso di contraccettivi deve proseguire per almeno 4 settimane dopo l’interruzione del trattamento con cabergolina.

Allattamento

Nei ratti, la cabergolina e/o i suoi metaboliti vengono escreti nel latte. Non sono disponibili informazioni sull’escrezione nel latte materno negli esseri umani. Tuttavia, si prevede che la lattazione venga inibita/soppressa dalla cabergolina, a causa delle sue proprietà di agonista della dopamina. Durante il trattamento si devono avvisare le madri di non allattare al seno.

04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

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Cabergolina Teva riduce la pressione sanguigna, e ciò può alterare la capacità di reazione di alcuni pazienti. È necessario tenere in considerazione questa eventualità in situazioni che richiedono un particolare stato di vigilanza, come ad esempio la guida di un’auto o l’uso di macchinari.

È opportuno consigliare ai pazienti trattati con cabergolina e che hanno manifestato episodi di sonnolenza e/o attacchi di sonno improvvisi di evitare la guida e le attività in cui la scarsa vigilanza potrebbe mettere loro stessi e gli altri a rischio di ferite gravi o decesso (per esempio l’uso di macchinari) fino a che tali episodi o sonnolenza non si siano risolti (vedere paragrafo 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni di impiego – Sonnolenza/attacchi di sonno improvvisi).

04.8 Effetti indesiderati

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Circa 1070 pazienti affetti da Parkinson hanno ricevuto cabergolina come terapia adiuvante a L-dopa in studi clinici; il 74% ha manifestato almeno un evento avverso principalmente di gravità da lieve a moderata e di natura transitoria, e che ha richiesto interruzione del trattamento in una percentuale di casi ridotta.

Durante il trattamento con cabergolina sono stati osservati e riscontrati i seguenti effetti indesiderati con le frequenze seguenti: molto comune (≥1/10); comune (≥1/100 – <1/10); non comune (≥1/1,000 – ≤1/100); raro (≥1/10,000 – ≤1/1,000); molto raro (≤1/10,000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Pazienti affetti da morbo di Parkinson con diagnosi recente
Classe sistemica organica MedDRA Frequenza Effetti indesiderati
Disturbi psichiatrici ComuneAllucinazioni, disturbi del sonno
Patologie del sistema nervoso ComuneCapogiri, discinesia
Patologie vascolari ComuneIpotensione posturale
Patologie gastrointestinali Molto comuneNausea
ComuneStipsi, dispepsia, gastrite, vomito
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Molto comuneEdema periferico
Pazienti che seguono una terapia aggiuntiva a base di levodopa
Disturbi psichiatrici ComuneConfusione, allucinazioni
Patologie el sistema nervoso ComuneCapogiri, discinesia
Non comuneIpercinesia
Patologie cardiache ComuneAngina
Patologie vascolari ComuneIpotensione posturale
Non comuneEritromelalgia
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche Non comuneVersamento pleurico
Patologie gastrointestinali Molto comuneNausea
ComuneDispepsia, gastrite, vomito
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione ComuneEdema periferico
Esami diagnostici ComuneRiduzione del livello di emoglobina, del valore di ematocrito e/o dei globuli rossi (>15% rispetto al basale)
Sorveglianza post-vendita
Disturbi del sistema immunitario Non comuneReazioni di ipersensibilità
Disturbi psichiatrici ComuneAumento della libido
Non comuneDeliri, disturbo psicotico
Non notaAggressività, ipersessualità, pulsione patologica verso il gioco d’azzardo
Patologie del sistema nervoso ComuneCefalea, sonnolenza
Non notaAttacchi di sonno improvvisi, sincope
Patologie cardiache Molto comuneValvulopatia (compreso rigurgito) e patologie correlate (pericardite e versamento pericardico)
Patologie vascolari Non notaVasospasmo digitale
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche ComuneDispnea
Molto raroFibrosi
Non notaPatologie respiratoria, insufficienza respiratoria
Patologie epatobiliari Non comuneAnomalie della funzionalità epatica
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Non comuneEruzione cutanea
Non notaAlopecia
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo Non notaCrampi alle gambe
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione ComuneAstenia
Non comuneEdema, affaticamento
Esami diagnostici ComuneAnomalie negli esami della funzionalità epatica
Non notaAumento della creatinina fosfochinasi nel sangue

Patologie cardiache

Il sistema cardiovascolare era coinvolto nel 27% dei casi, e l’evento segnalato più di frequente era ipotensione.

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche

Sono stati riferiti casi di infiammazioni fibrotiche e sierose, inclusa fibrosi retroperitoneale in pazienti sottoposti a trattamento con cabergolina (vedere Avvertenze speciali e precauzioni di impiego).

Una diminuzione della pressione sanguigna clinicamente rilevante è stata osservata in un numero limitato di pazienti, principalmente in posizione eretta. L’effetto era evidente soprattutto nelle prime settimane di terapia. Durante il trattamento con cabergolina non sono state osservate variazioni della frequenza cardiaca né variazioni compatibili del tracciato ECG.

Le alterazioni dei valori dei test standard di laboratorio sono insolite durante la terapia a lungo termine con cabergolina. Nell’ambito di studi clinici, sono stati osservati incrementi di trigliceridi che superavano del 30% il limite superiore dell’intervallo di riferimento di laboratorio nel 6,8% dei pazienti in trattamento con cabergolina che presentavano valori entro l’intervallo normale alla visita basale. Nella maggior parte dei casi gli incrementi erano transitori. Non sono state osservate chiare indicazioni di incrementi nel tempo o variazioni significative da valori normali ad anomali nel gruppo complessivo di pazienti trattati con cabergolina.

Altri:

Sono stati riportati i seguenti eventi avversi con dosaggi inferiori di cabergolina (0,25 – 2 mg a settimana) non elencati sopra includendo:

Patologie cardiache
Comune (da ≥1/100 a <1/10)Palpitazioni
Patologie del sistema nervoso
Comune (da ≥1/100 a <1/10)Depressione, affaticamento
Patologie dell’occhio
Non comune (da ≥1/1000 a <1/100)Emianopsia
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Comune (da ≥1/100 a <1/10)Rossore in viso
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo
Raro (da ≥1/10000 a <1/1000)Crampi alle dita
Patologie vascolari
Non comune (da ≥1/1000 a <1/100)Sangue al naso

04.9 Sovradosaggio

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Si può prevedere che i sintomi del sovradosaggio siano quelli riconducibili alla sovrastimolazione dei recettori della dopamina, per esempio nausea, vomito, disturbi gastrici, ipotensione posturale, riduzione della pressione sanguigna, confusione/psicosi o allucinazioni.

È necessario adottare misure di supporto per rimuovere il farmaco non assorbito e mantenere la pressione sanguigna, se necessario. È inoltre consigliabile la somministrazione di farmaci antagonisti della dopamina.

05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

05.1 Proprietà farmacodinamiche

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Categoria farmacoterapeutica: agonista della dopamina.

Codice ATC: N04BC06.

Cabergolina è un alcaloide dell’ergot sintetico e un derivato di ergolina con le proprietà di un agonista della dopamina ad azione prolungata e di un inibitore della prolattina. Un effetto dopaminergico centrale tramite la stimolazione del recettore D2 è ottenuto con dosaggi più elevati rispetto alle dosi che riducono i livelli di prolattina sierica.

Studi clinici controllati hanno dimostrato che cabergolina è efficace a una dose media di 4 mg/die in seguito ad aggiustamento del dosaggio (fino a 5-6 mg cabergolina/die nei diversi studi). Nei pazienti affetti da morbo di Parkinson che sono stati trattati con levodopa/carbidopa cabergolina riduce le fluttuazioni giornaliere della funzionalità motoria. Nei pazienti con diagnosi recente, cabergolina somministrata in monoterapia ha dimostrato di produrre meno frequentemente un miglioramento clinico rispetto a levodopa/carbidopa.

Per quanto concerne gli effetti endocrini di cabergolina non correlati all’effetto antiprolattinemico, dati disponibili relativi all’uomo confermano gli esiti sperimentali ottenuti dagli esemplari animali, che indicano che il composto sperimentale ha un’azione molto selettiva senza alcun effetto sulla secrezione basale di altri ormoni pituitari o cortisolo.

Le azioni farmacodinamiche di cabergolina non correlate all’effetto terapeutico sono esclusivamente correlate alla diminuzione della pressione arteriosa. L’effetto ipotensivo massimale di cabergolina in dose singola solitamente si verifica entro le prime sei ore dopo l’assunzione del principio attivo ed è dose-dipendente sia in termini di diminuzione massimale sia di frequenza.

05.2 Proprietà farmacocinetiche

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Assorbimento

Dopo la somministrazione orale la cabergolina è assorbita rapidamente dal tratto gastrointestinale poiché le concentrazioni di picco nel plasma sono ottenute entro 0,5-4 ore.

Il cibo non sembra influire sull’assorbimento e la disposizione di cabergolina.

Distribuzione

Gli esperimenti in-vitro hanno dimostrato che cabergolina a concentrazioni di 0,1 – 10 ng/ml è legata alle proteine del plasma per il 41-42%.

Biotrasformazione

Nell’urina, il principale metabolita identificato è 6-allil-8β-carbossi-ergolina, che costituisce il 4-6% della dose. Tre ulteriori metaboliti, che rappresentano complessivamente meno del 3% della dose, sono identificati nell’urina. È stato riscontrato che i metaboliti hanno una potenza minore rispetto a cabergolina per quanto concerne l’inibizione della secrezione della prolattina in-vitro.

Eliminazione

L’emivita di eliminazione di cabergolina è prolungata (63-68 ore nei volontari sani e 79-115 nei pazienti iperprolattinemici).

Sulla base dell’emivita di eliminazione, la condizione di stato stazionario dovrebbe essere raggiunta dopo 4 settimane, come confermato dai livelli medi di picco nel plasma di cabergolina ottenuti dopo la somministrazione di una dose singola (37 ± 8 pg/ml) e dopo un regime multiplo di 4 settimane (101 ± 43 pg/ml) per una dose di cabergolina di 0,5mg.

Dieci giorni dopo la somministrazione, il 18% e il 72% circa della dose viene recuperato rispettivamente nell’urina e nelle feci. La cabergolina immodificata nell’urina costituisce il 2-3% della dose.

Linearità/non-linearità

Il profilo farmacocinetico è lineare fino a 7 mg/die.

05.3 Dati preclinici di sicurezza

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Quasi tutti gli esiti annotati nel corso della serie di studi preclinici di sicurezza condotti sono una conseguenza degli effetti dopaminergici centrali o dell’inibizione a lungo termine di PRL nelle specie (roditori) con una specifica fisiologia ormonale differente da quella dell’uomo.

Studi preclinici di sicurezza su cabergolina indicano un ampio margine di sicurezza per questo composto nei roditori e nelle scimmie, oltre all’assenza di potenziale teratogeno, mutageno o carcinogenico.

INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

06.1 Eccipienti

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Lattosio anidro

L-Leucina

Magnesio stearato (E572)

06.2 Incompatibilità

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Non pertinente.

06.3 Periodo di validità

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3 anni.

06.4 Speciali precauzioni per la conservazione

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Conservare il prodotto nella confezione originale per proteggerlo dall’umidità. La capsula o la bustina essiccante contenente gel di silice non deve essere estratta dal flacone.

06.5 Natura e contenuto della confezione

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Flaconi di vetro marrone (tipo III) che contengono una capsula o una bustina essiccante con gel di silice. Il flacone di vetro marrone è dotato di una membrana di alluminio sigillata a prova di bambino e un tappo in HDPE o in PP a prova di bambino. Confezione esterna.

Dimensioni delle confezioni: 2, 8, 14, 15, 16, 20, 28, 30, 32, 40, 48, 50, 60, 90, 96, 100 compresse.

È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.

06.6 Istruzioni per l’uso e la manipolazione

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Nessuna istruzione particolare.

07.0 Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

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Teva Italia S.r.l. – Via Messina, 38 – 20154 Milano

08.0 Numeri delle autorizzazioni all’immissione in commercio

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2 mg compresse 2 compresse – AIC 037974173/M

2 mg compresse 8 compresse – AIC 037974185/M

2 mg compresse 14 compresse – AIC 037974197/M

2 mg compresse 15 compresse – AIC 037974209/M

2 mg compresse 16 compresse – AIC 037974211/M

2 mg compresse 20 compresse – AIC 037974223/M

2 mg compresse 28 compresse – AIC 037974235/M

2 mg compresse 30 compresse – AIC 037974247/M

2 mg compresse 32 compresse – AIC 037974250/M

2 mg compresse 40 compresse – AIC 037974262/M

2 mg compresse 48 compresse – AIC 037974274/M

2 mg compresse 50 compresse – AIC 037974286/M

2 mg compresse 60 compresse – AIC 037974298/M

2 mg compresse 90 compresse – AIC 037974300/M

2 mg compresse 96 compresse – AIC 037974312/M

2 mg compresse 100 compresse – AIC 037974324/M

09.0 Data della prima autorizzazione/Rinnovo dell’autorizzazione

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26 gennaio 2008/15 maggio 2012

10.0 Data di revisione del testo

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Marzo 2012

FARMACI EQUIVALENTI (stesso principio attivo)

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